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SPY FINANZA/ Deutsche Bank e la fregatura tedesca per l'Italia

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La quantità di banche presenti, ha rilevato l'esponente, si è ridotta del 30% tra il 2008 e il 2015, fattore che ha portato alla riduzione del loro peso sul Pil dal 360% al 230%, percentuale ritenuta comunque ancora troppo elevata dal membro della Buba. La soluzione, tuttavia, non è "meno istituti e meno filiali", cosa che porterebbe a una crescita del potere di mercato delle grandi banche, ma una vera e propria "dieta" per il settore, che deve raggiungere una dimensione in linea con l'economia reale. E a deciderne le modalità saranno, comunque, gli stessi player del mercato. Poi, la bomba: «Il supporto pubblico al sovraffollato comparto bancario deve finalmente giungere al termine, ma sfortunatamente finora questo ha avuto un'estensione limitata». Per meglio dipingere la sua posizione, l'esponente della Banca centrale tedesca ha paragonato i grandi gruppi del Vecchio Continente a dinosauri che fronteggiano la minaccia dell'estinzione: «Non potevano credere che le loro dimensioni li preservassero dalla scomparsa data dalle minacce provenienti dalla riduzione del debito totale, dalla competizione tecnologica, dall'invecchiamento della popolazione e dai bassi tassi d'interesse». Insomma, nubi nere. 

Come mai, allora, ieri mattina alle 10 a Francoforte il titolo di Deutsche Bank saliva dell'1,9% a 10,81 euro, dopo aver toccato i minimi storici lunedì e martedì? Per un motivo molto semplice: pur sapendo che tecnicamente DB è saltata, il mercato già sconta il suo salvataggio. Basta guardare i due grafici a fondo pagina, i quali ci mostrano una dinamica che nega alla radice il rischio Paese per la Germania rispetto alla sua banca principale: mentre infatti il credit default swap delle obbligazioni subordinate di DB si impennava, il rendimento del Bund a 15 anni si schiantava al suolo, tanto che come ci mostra il secondo grafico i titoli di Stato tedeschi dall'altro giorno hanno rendimento sotto zero fino proprio alla scadenza dei tre lustri. 

Certo, il titolo azionario si schianta e l'obbligazione subordinata con rendimento 6% già oggi trada con un haircut del 30%, ma sono dinamiche speculative, tutti sanno che DB e Commerzbank verranno salvate: magari, in ossequio a quanto detto da Dombret, attraverso una fusione che potrebbe arrivare già con l'inizio del nuovo anno. E attenzione, perché la Germania potrebbe pagare molto meno di noi l'effetto bail-in in fatto di ricapitalizzazione, visto che in quel Paese le banche sono pubbliche o partecipate, quindi in caso di crisi sistemica si potrebbe aggirare più facilmente l'accusa di aiuti di Stato nell'aumento di capitale. 

DB aprirà la strada alla temporanea nazionalizzazione anche di Mps? Non è da escludere, ma attenzione: se DB continuerà a schiantarsi, non sarà la Germania a pagare il prezzo maggiore, ma le banche dei Paesi periferici, perché come vi ho mostrato prima, al netto di un rendimento dei titoli di Stato tedeschi sempre più in calo, sintomo di acquisti, il nostro spread, anche complice alcune divergenze interne all'esecutivo sulla nota di aggiornamento del Def, ha cominciato a salire. Ci pensa Draghi? Certo, ma difficilmente prima di dicembre, periodo in cui si sommeranno le tensioni finanziarie a quelle politiche per il nostro referendum costituzionale e per il ballottaggio delle presidenziali in Austria. 

Ancora una volta stiamo facendoci infinocchiare dai tedeschi, ancora una volta ci facciamo additare come studenti indisciplinati da gente che vede le prime due banche del suo Paese in condizioni pietose, DB oltretutto per giochi speculativi estremi sul book dei derivati. Qualcuno vuole farsi sentire da ministero dell'Economia, per favore? Palazzo Chigi, invece di lanciare accuse generiche, può dire qualcosa in sede Ue? O forse la cosa più importante è stare zitti e buoni per farsi garantire quel minimo di flessibilità necessaria a non far scattare le clausole di salvaguardia sull'Iva, mossa che renderebbe certa la sconfitta del "Sì" al referendum? Attendiamo notizie, prima che sia davvero tardi. 



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