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SPY FINANZA/ Deutsche Bank e la fregatura tedesca per l'Italia

Le condizioni di Deutsche Bank continuano a essere difficili, ma si nega un intervento dello Stato: una situazione che ha riflessi anche sull'Italia, spiega MAURO BOTTARELLI

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Fermi tutti: Angela Merkel deve salvare Deutsche Bank e la Germania deve smettere di porre paletti all'Italia. Di più, le banche vanno salvate subito, altrimenti cadrà l'Europa e trascinerà con sé il mondo. Era perentorio l'editoriale pubblicato ieri mattina da Marketwatch, portale del gruppo Wall Street Journal e firmato Matthew Lynn, editorialista finanziario inglese. Stando al giudizio di Lynn, la Cancelliera tedesca deve muoversi in fretta, perché il timing è fondamentale in questi casi, come hanno imparato gli americani con la bufera finanziaria del 2008: e qui, l'amico inglese pecca di anglofilia, visto su cosa si regge il rally azionario statunitense e la conseguente esposizione bancaria ai multipli, vedi il settore energetico. Ma non importa: prima è, meglio è, aggiunge Lynn, perché «una volta che gli investitori iniziano a mettere in dubbio la credibilità di una banca, allora il gioco è fatto, e non importa se il business dell'istituto di credito è sano o no». 

La Merkel, sempre a detta di Marketwatch, deve dire a chiare lettere che che «il governo tedesco sta dietro Deutsche Bank per sostenerla se necessario». E se diventasse indispensabile, Berlino «dovrebbe entrare nel capitale della banca come fece la Gran Bretagna nel 2008 con i Lloyds». E ciò deve avvenire subito, perché anche solo «la minaccia di lasciar andare il problema è follia pura e prima Merkel lo capisce, meglio è». Inoltre, la Cancelliera deve andare negli Usa a trattare sul taglio della gigantesca multa da 14 miliardi di dollari che il Dipartimento di Giustizia ha comminato a DB per i mutui subprime. 

Non sarà facile, ricorda Lynn, perché il supremo organo giudiziario Usa non ama rivedere le proprie posizioni, ma è altrettanto vero che gli Stati Uniti non vogliono una crisi finanziaria europea. Il salvataggio di Deutsche Bank, prosegue l'editoriale, servirà per recuperare altre istituzioni finanziarie, ovvero le banche italiane che hanno bisogno di essere ricapitalizzate subito ma non ci riescono a causa dell'insistenza della Germania nell'applicare la regola del bail-in: una scialuppa per DB si trasformerebbe nell'ancora di salvezza per tutti. 

Accadrà tutto questo? Formalmente no, perché in un'intervista apparsa sempre ieri sul quotidiano tedesco Bild, l'amministratore delegato di Deutsche Bank, John Cryan, ha dichiarato che gli aiuti di Stato per DB «non sono neppure da considerare, non ho mai chiesto una mano alla Cancelliera». La banca, ha aggiunto Cryan sfidando il limite del ridicolo, non ha bisogno di aumenti di capitale e oggi corre meno rischi in bilancio di un tempo e non ha problemi di liquidità. Balle, i guai ci sono e sono grossi, tanto più che al tonfo di Deutsche Bank si è unito quello della seconda banca tedesca, Commerzbank, la quale per diminuire i costi di 1 miliardo, evitando almeno per ora un aumento di capitale, ha annunciato il taglio di 9mila dipendenti, un quinto del totale. Insomma, il gioco delle tre carte. 

Tanto più che il giorno prima dell'appello di Marketwatch era arrivata una doccia fredda per chi sperava in una soluzione statale per Deutsche Bank, visto che Andreas Dombret, membro del consiglio della Bundesbank incaricato della supervisione, aveva detto chiaro e tondo, parlando a un congresso a Vienna, che una cura dimagrante per il settore bancario tedesco non è da escludersi. Per Dombret, occorre attendersi un ulteriore consolidamento all'interno del comparto creditizio teutonico, processo che potrebbe comprendere sia la contrazione di qualche istituto maggiore, sia la scomparsa di banche dalle dimensioni più limitate.