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MANOVRA/ Imprese e pensioni, le misure del Governo non bastano

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A suo tempo incentivi simili erano stati erogati anche dal governo Berlusconi, ma non avevano funzionato molto. Le aziende che per ragioni loro scelgono di modernizzarsi lo fanno anche senza gli incentivi, mentre quelle che ritengono di non volerlo o poterlo fare, non cambiano certo idea solo perché hanno a disposizione questi sgravi. Per poter introdurre o rendere convenienti le nuove tecnologie spesso occorre ampliare le dimensioni delle imprese.

 

Di fatto che cosa prevede il piano per l’industria 4.0?

Il piano per l’industria 4.0 intende supportare una maggiore diffusione della cultura digitale, nonché l’incentivazione degli investimenti privati in tecnologie innovative e beni collegati all’automazione e allo sviluppo. L’obiettivo è inoltre quello di favorire l’acquisizione di competenze in capitale umano, la cosiddetta “agenda digitale”, il completamento degli strumenti pubblici di supporto come il rifinanziamento del fondo centrale di garanzia e lo scambio tra salario e produttività. Lo stesso superammortamento passerebbe dal 140% al 250%.

 

Quali effetti avranno le misure proposte da Renzi con il cosiddetto “patto della lavagna”?

Le misure proposte da Renzi hanno ragioni di equità. L’intervento sulle pensioni serve a fare sì che chi riceve un assegno troppo basso ne ottenga uno un po’ più alto. Ciò forse porterà i pensionati a consumare un po’ di più, ma non è da lì che ci si può aspettare un effetto sulla crescita. A influenzare la crescita economica e gli investimenti dovrebbero essere piuttosto il piano per l’industria 4.0, il rinnovo del superammortamento e gli incentivi alla produttività.

 

Lei condivide la battaglia di Renzi con l’Unione europea a favore della flessibilità?

Si può discutere del fatto che in passato le regole dell’Unione europea siano state interpretate in modo troppo rigido. Se però l’Ue intende proseguire verso forme di maggiore integrazione, è difficile prescindere dal Fiscal compact. Negli Stati Uniti i singoli Stati non possono fare deficit. Il Fiscal compact è quindi la base per procedere in una direzione federale, che comporta la rinuncia a una parte della sovranità per condividere i progetti.

 

(Pietro Vernizzi)

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