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RCS/ Tronchetti Provera e la "pace" che aiuta Cairo

Pubblicazione:venerdì 30 settembre 2016

Marco Tronchetti Provera (Lapresse) Marco Tronchetti Provera (Lapresse)

È presto per dire che la strada sia in discesa, ma "l'era Cairo" in Rcs da ieri può sicuramente contare su un fattore positivo in più: la pacificazione del fronte avversario. È questo il senso rilevante della dichiarazione che ha reso Marco Tronchetti Provera, capo del gruppo Pirelli, entrato nel consiglio d'amministrazione votato dalla prima assemblea guidata dall'editore de La7 nella quota di minoranza che lo vede insieme con l'imprenditore Diego Della Valle, Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, e Veronica Gava di Mediobanca.

"Noi collaboreremo. Siamo lì solo per garantire il successo di Rcs, per aiutare il lavoro di Cairo", ha detto Tronchetti. Ovvio? No: non è una frase di cortesia. Non per l'imprenditore e manager milanese, quanto meno, che nelle settimane calde delle due offerte concorrenti - quella promossa da Mediobanca e portata avanti da Andrea Bonomi col sostegno, appunto, di Tronchetti, Unipol e Della Valle contro quella di Cairo - aveva lasciato ad altri dichiarazioni e atteggiamenti bellicosi. 

La sostanza è chiara, anche a guardarla in trasparenza. Cairo ha il merito di aver investito molti soldi suoi e tutta la credibilità imprenditoriale che si è guadagnato costruendo in vent'anni da zero un gruppo rilevante e, da ultimo, rilanciando un'emittente televisiva come La7 che da decenni perdeva soldi a bocca di barile. Ma è un furbissimo negoziatore - il che peraltro ora è un vantaggio per Rcs! - e quindi se non avesse trovato contro una cordata rivale avrebbe prevalso spendendo assai meno: "È andato tutto bene", ha sottolineato non a caso Tronchetti, "alla fine il prezzo della transazione è stato il doppio circa di quello inizialmente offerto. Il nostro ingresso ha permesso di fare un'operazione di mercato come avevamo detto all'inizio". Un beneficio per tutti gli azionisti.

Da lunedì, quando si riunirà per la prima volta il nuovo consiglio del gruppo guidato da Cairo, si vedrà sul campo la dinamica di questa collaborazione. Cairo ha la situazione in pugno, la maggioranza assoluta nel capitale e nel board. Non potrà dormire sonni tranquilli se farà errori, ma se non ne farà, quantomeno non di gravi, la gestione sarà del tutto autonoma: e cercherà di non farli per il suo interesse ben più che per paura delle minoranze. 

Del resto, il fronte degli sconfitti va analizzato, tanto più dopo le cose dette da Tronchetti. Come IlSussidiario sottolineò all'epoca, la vera sconfitta politica è a carico di Mediobanca, e a merito di Intesa Sanpaolo che ha reso possibile, col suo appoggio, il successo di Cairo. Il tentativo di ostruzione promosso dalla cordata perdente con il ricorso alla Consob respinto poi dalle autorità era quasi un atto dovuto, per quanto non privo dell'eco di quell'antica arroganza con cui Mediobanca si è spesso comportata quando era potente. Lo stesso Diego Della Valle, che si era speso animosamente nel criticare non la sostanza ma le modalità dell'iniziativa di Cairo ("perché questa mossa dopo aver appena approvato il nuovo management? Lasciamoli lavorare!") era però, nello stesso tempo, un estimatore delle capacità dell'imprenditore. E l'Unipol, alleata strutturale di Mediobanca, non è mai sembrata voler aggiungere accenti critici particolari alla propria posizione di adesione "naturale" a quello schieramento.


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