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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Mps e popolari, la troika attende il passo falso di Renzi

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I due più grandi dissesti bancari italiani degli ultimi cinquant'anni sono stati: quello di Capitalia, mai conclamato ma sostanziale, risoltosi poi nella pancia di Unicredit, che da allora soffre sui conti ed in Borsa; e quello del Montepaschi, in corso. Drammaticamente in corso: perché proprio in queste ore è emerso chiaramente che l'aumento di capitale da 5 miliardi ipotizzato da JpMorgan e Mediobanca, consulenti scelti dal Monte per rilanciare la banca, è troppo grande per essere accettato dal mercato, a fronte di un'azienda che capitalizza 6 o 700 milioni di euro e va ridotto, come lo stesso Davide Serra — il finanziere grande sostenitore di Renzi — proprio a Cernobbio si prodigava a spiegare a chiunque.
Ma c'è di più e c'è di peggio. Il premier ha approfittato di Cernobbio per dire la sacrosanta verità sugli imminenti esuberi bancari, una verità talmente amara da far male; tanto che all'indomani, mentre ormai lui era già atterrato in Cina, Palazzo Chigi ha voluto diramare una precisazione che non smentisce (meno male) un bel nulla. Cos'ha detto Renzi? Che "oggi ci sono 328mila dipendenti bancari in Italia, si tratta di un numero sproporzionato. Un numero così alto di filiali non ha senso in un mondo dove la banca è sullo smartphone. Da qui a dieci anni i dipendenti passeranno a 200mila se non a 150mila. Tante sedi chiuderanno e il volto stesso delle nostre città cambierà. Non ci sono alternative, questo è il futuro e i manager delle nostre banche dovranno adeguarsi". E ha aggiunto che "le banche devono aggregarsi. Ci sono più poltrone e filiali che nel resto del mondo".
Parola sacrosante. Cui ovviamente il sindacato bancario si è ribellato — chissà perché, visto che è il primo a sapere che sono veritiere — e ha minacciato lo sciopero generale. In realtà, di fronte all'ipotesi di perdere 15mila occupati all'anno in un settore che non ha la cassa integrazione, se l'Italia fosse un Paese serio da tempo i sindacati e l'Associazione bancaria avrebbero aperto un negoziato per capire dove trovare i soldi per riconvertire questo personale o ammortizzarne la disoccupazione. Invece, macché.
Poi Palazzo Chigi ha precisato: "Nessuna ipotesi di dimezzare i bancari entro dieci anni. Il governo si pone piuttosto l'obiettivo di ridurre i consigli d'amministrazione pleonastici e le loro poltrone, il ruolo della politica dentro le banche, le superconsulenze. Non vuole dimezzare i bancari, come ha scritto qualcuno". Infatti: Renzi ha solo detto giustamente che si dimezzeranno di per sé…
In realtà, al di là di queste polemiche inconsistenti, e di quel tanto di vero o di eccessivo che c'è sia nelle parole di Renzi sia nella visione del problema che il governo ha dimostrato di avere, concentrando gli attacchi ingiustamente sulle popolari, una cosa è chiara: oggi, anche agli occhi dell'Europa, è come se la crisi italiana stesse definendosi sempre più come crisi bancaria. Non c'è solo il problema del Montepaschi, una banca con 27 miliardi di sofferenze lorde che non riesce a trovare credito sul mercato. Non ci sono solo gli esuberi.