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FINANZA E POLITICA/ Mps e popolari, la troika attende il passo falso di Renzi

Pubblicazione:lunedì 5 settembre 2016

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Ci sono altri due problemi: uno europeo, ed è che l'Unione non darà mai più all'Italia l'autorizzazione che i governi Berlusconi e Monti persero l'occasione di ottenere, cioè ricapitalizzare le banche con i soldi pubblici, e questo le lascia in balìa delle sofferenze. Come se qualcuno, a Bruxelles ma soprattutto a Berlino, non attenda altro che un passo falso italiano sulle banche per infilare il Paese direttamente nell'orbita del potere della Troika, con una soluzione alla greca.
L'altro problema è che nelle nostre banche è in atto una discesa strutturale della redditività. Prestare denaro comporta oneri patrimoniali sempre maggiori e rende sempre meno; ed erogare servizi rende a sua volta pochissimo. Insomma, far soldi, per le banche — anche quelle sane — è sempre più difficile. E l'economia finisce come bloccata nei loro forzieri. Per quanto, paradossalmente, sia pur sempre lì che la gente mette i suoi soldi, confidando che siano al sicuro: 45 miliardi di depositi in più in un anno, patrimonializzati in banca anziché investiti in azienda o semplicemente spesi in consumi.
E' come se nelle banche confluisse tutto il pessimismo che circola nel Paese sul futuro. E le banche non sono la sede giusta per dissipare questo pessimismo, anzi: ne sono semmai una delle più vere giustificazioni.
Al netto delle opinioni sull'operato del governo Renzi e sullo stesso modo di agire personale del premier, cosa potrebbe fare la politica per smuovere le acque stagnanti attorno all'economia italiana — quelle che tengono fermo il Pil e inchiodata la crescita — se il crocevia del denaro, le banche, è come transennato per interminabili lavori in corso?



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