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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Mps e popolari, la troika attende il passo falso di Renzi

A Cernobbio Renzi è tornato a parlare di banche additando le popolari come fonte di ogni male. Ancora una volta Renzi sbaglia bersaglio. Intanto, in Europa… SERGIO LUCIANO

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Renzi è alla rincorsa del consenso che gli serve per vincere il referendum e corroborare l'azione del governo. Ma il suo carattere da ex rottamatore non lo aiuta, e in fondo questo è il suo bello. Lo si è visto nel week-end sul tema delle banche e, in generale, del rapporto con i "poteri forti dell'economia".
Nel settembre del 2014 Renzi neo-premier, ancora in "luna di miele" con l'Italia, non solo disertò il Meeting di Villa d'Este ma irrise a quella conventicola di teste d'uovo dichiarando che preferiva andarsene a Brescia a inaugurare una fabbrica di rubinetti, piuttosto che dai "soliti noti, quelli che vanno in tutti i salotti buoni a concludere gli affari di un capitalismo di relazione ormai trito e ritrito. Questa è la rivoluzione culturale che serve all'Italia: spalancare le finestre e fare entrare aria nuova".
Evidentemente i due anni di "aria renziana" soffiata su Cernobbio devono aver ripulito l'ambiente, o magari l'aria pesante dei due-tre mesi che separano dal referendum ha portato suggerimenti diversi, fatto sta che quest'anno, il premier a Cernobbio c'è andato ed ha lasciato il segno. E del resto, pochi giorni prima — il 25 agosto — il suo governo aveva varato un decreto che per la prima volta restituisce ruolo alle Camere di commercio che due anni fa la prima fase della riforma minacciava di voler praticamente cancellare dalla faccia della terra. Piccoli revisionismi della rottamazione totale d'antan… Di questo passo, presto o tardi, Renzi potrebbe finire addirittura col riabilitare quella categoria d'impresa che è sembrata essere la sua bestia nera: le banche popolari!
E invece no: proprio sulle banche Renzi a Cernobbio ha nuovamente marcato la sua "differenza". Nuovamente alludendo alle popolari come fonte di ogni nequizia. E poi suscitando un vespaio per aver detto una grande verità: che cioè in Italia nel settore del credito ci sono decine e decine di migliaia di lavoratori di troppo. Ma andiamo con ordine.
Il premier si è nuovamente accreditato il merito della riforma delle popolari, come se ne avesse azzerato l'empia stirpe. Cosa nient'affatto vera: la sua riforma ha solo prescritto alle dieci popolari più grandi una conversione rapida in società per azioni, che probabilmente presto o tardi sarebbe arrivata comunque. E l'ha fatto quasi che le popolari siano le responsabili dei guai del sistema creditizio italiano, mentre tutte le statistiche dimostrano che quel comparto ha parametri migliori di quello costituito dalle banche in società per azioni. Non a caso, il presidente dell'Associazione tra le banche popolari, Corrado Sforza Fogliani, ha replicato duro: "Sulle Popolari bisognerebbe ricordare che sicuramente c'è stato qualche caso di cattiva gestione, ma che hanno contribuito in maniera decisiva allo sviluppo del nostro Paese tanto da rappresentare il 25% della raccolta bancaria e del credito erogato". A questo proposito basta riguardare i dati patrimoniali degli impieghi relativi al primo semestre dell'anno in corso, caratterizzati da un flusso di nuovi finanziamenti alle piccole e medie imprese pari a per 15 miliardi di euro e alle famiglie per 6,5 miliardi di euro".