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I NUMERI/ 20 miliardi: gli sprechi di Renzi valgono tutta la flessibilità europea

Yoram Gutgeld ospite di una trasmissione televisiva (LaPresse) Yoram Gutgeld ospite di una trasmissione televisiva (LaPresse)

E' lecito dubitarne. La verità è che tutti i partiti di potere si accordarono, a suo tempo, nel definire come "costi standard" cui le Regioni virtuose dovevano allinearsi per non essere "bastonate" dalle regole del patto di stabilità interno non i costi sostenuti dalle Regioni più efficienti ma quelli medi. Come se in una classe un insegnate anziché additare ai propri allievi come modello lo studente che ha la media del 9 dicesse: "Imitate quello che ha la media del 6+". Una follia, ma è così. Questa follia dei costi standard gonfiati potrebbe essere sanata con una legge ordinaria, a perimetro costituzionale invariato. 

Renzi ha sempre detto di voler eliminare quest'anomalia. Ma mentre, soprattutto nel primo anno del suo governo, ha dimostrato di aver voglia e capacità di smantellare anche lobby molto forti — si pensi al bizzarro attacco alle Camere di commercio, tra i pochi enti misti a funzionare bene, che ne ha dimezzato i fondi, o alle accuse radicali e poco motivate alle banche popolari, cui ha fatto seguito una riforma forzosa — sull'attacco alle spese pazze delle Regioni la sua forza d'urto si è… ammosciata. Forse nessun potere centrale osa discutere quello periferico perché è sul territorio che si governano davvero i voti della gente…

Per carità, Renzi ha solo seguito il solco del governo Monti, senza parlare del governo Letta, che manco ci ha provato. Anche per Monti, il vero flop è stato la spending review. L'unica cosa che ha funzionato sono le gare on-line per gli acquisti di beni e servizi, ma solo negli ambiti stretti in cui sono state applicate: per il resto, niente. La spesa pubblica per l'acquisto di beni e servizi è rimasta, da allora, prevalentemente arbitraria, sottratta per i cinque sesti al "presidio" della Consip che filtra solo 40 miliardi di euro contro i 240 del totale gestito dalle amministrazioni centrali dello Stato (quindi non dalle Regioni, pur vituperabili). Calcolando che dovunque siano arrivate le gare on-line s'è maturato un risparmio di circa l'11%, significa che ci sarebbero 20 miliardi di euro da salvare che restano invece sprecati per mancanza di volontà politica.

La Corte dei conti ha calcolato che in Italia si sprecano 60 miliardi di spesa pubblica, tra costi gonfiati negli acquisti, fondi perduti e altre voci fuori controllo delle 7mila società ex-municipalizzate che nessuno governa. E che, speriamo, stanno per essere dimezzate. Su questo denaro prospera la casta parassitaria dei burocrati.

Effettivamente è la periferia dello Stato — i 9mila Comuni, le 20 Regioni, le 108 Provincie — a costituire il vero colabrodo dei soldi pubblici. La stessa rete di ciechi e di sordi che ha reso possibile la stupefacente anomalia dei due milioni di "case fantasma", per incapacità di controllo del territorio. Ci vorrebbe un'"Agenzia delle uscite" che fronteggiasse quella delle entrate, che riaccentrasse i controlli, ma non se ne parla nemmeno. 

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COMMENTI
06/09/2016 - Dalla padella nella brace (Carlo Cerofolini)

A parte che levando potere di spesa nella sanità alle regioni – specie a quelle meno “virtuose” – con la riforma costituzionale non è detto, centralizzando tutto, che ci sarebbe un’eliminazione degli sprechi, il problema però è che se questa riforma entrasse in vigore si cadrebbe dalla padella della spesa regionale sulla brace del cedere completamente quel poco di sovranità che ci rimane all’Ue germanizzata e nell’impossibilità di rigettare – come si dovrebbe fare già ora finché ne abbiamo le possibilità, ma non evidentemente la volontà politica – tutti quei vincoli che collidono con il nostro ordinamento costituzionale. Il modello economico europeo infatti è in contrasto con gli articoli della vigente Costituzione 41 (porte aperte all’ordoliberismo) e 47 (niente più risparmio tutelato).

 
06/09/2016 - Quindi.... (dario ceriani)

Quindi, l'amarissima ricetta per il pozzo senza fondo che è la spesa pubblica italiana starebbe forse nella riforma costituzionale che voteremo a Dicembre, ma il giornalista non ha il coraggio di dirlo (?). Occorrerebbe cioè tagliare l'autonomia regionale della spesa, un potere utilizzato in modo scellerato da molte, troppe, regioni. Certo sarebbe meglio distinguere, premiando o punendo: tu hai dimostrato di essere capace e responsabile, quindi continua a spendere in autonomia; tu hai dimostrato di essere incapace e irresponsabile, quindi ti tolgo l'autonomia. Un po' come si fa con i figli...Che dispiacere per la mia Lombardia che ha dimostrato tutto il meglio che si può fare con l'autonomia, ma qui o si fa l'Italia o si muore!!