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I NUMERI/ 20 miliardi: gli sprechi di Renzi valgono tutta la flessibilità europea

Pubblicazione:martedì 6 settembre 2016

Yoram Gutgeld ospite di una trasmissione televisiva (LaPresse) Yoram Gutgeld ospite di una trasmissione televisiva (LaPresse)

Che brutto vedere: Roberto Perotti, professore ordinario di economia politica alla Bocconi ed ex consigliere del premier Matteo Renzi sulla riduzione della spesa pubblica, che spara a zero contro il governo in mezza pagina d'intervista al Corriere della Sera; e l'attuale commissario alla spending review (cioè alla revisione della spesa pubblica, con cui Perotti ha collaborato) Yoram Gutgeld — autorevole consulente strategico in McKinsey — che in una lettera al medesimo Corriere, all'indomani, risponde per le rime.

Che brutto vedere, a prescindere dal merito: perché non vale neanche la pena di entrare nel merito delle critiche e delle controcritiche. Ciò che rileva, per il cittadino "comune", è constatare come due personaggi di indubbie competenze, per decenni estranei alla lotta politica, si ritrovino nel giro di un anno dal lavorare sulla stessa barca al dissentire su tutto, ed entrambi sventolando dati e numeri.

E' la disfatta del tecnicismo, il de-profundis per la possibilità che, almeno, ci salvino i tecnici.

In sostanza, Perotti dice che la spesa pubblica effettivamente tagliata è assai meno di quel che si poteva tagliare ed è stata comunque più che pareggiata da nuove spese decise dal governo. A scopi elettoralistici, lascia supporre. Gutgeld al contrario ridefinisce i risultati, indicandoli come molto positivi, garantisce ancor migliori effetti a lungo termine e dunque respinge ogni accusa al mittente. 

In realtà, hanno un po' di ragione tutti e due. Gutgeld sta facendo quel poco che può fare, come poco è stato quel che ha fatto Carlo Cottarelli — un altro commissario che se n'è andato un po' in cagnesco con Renzi — e ancor prima un altro commissario autorevole come Enrico Bondi. 

In realtà, il moloch della spesa pubblica non si può intaccare con leggi ordinarie. E in questo senso la tentazione di addebitare tutte le colpe alla normativa attuale, come prevista dalla Costituzione vigente, è forte, soprattutto perché è chiaro che il grosso degli sperperi si annida nei disservizi e nelle insipienze, spesso truffaldine, degli enti locali.

Basti considerare un dato: le due Regioni leader in Italia per qualità e quantità del servizio sanitario erogato, meta di un costante pellegrinaggio medico da tutto il resto del Paese e dall'estero, sono Veneto e Lombardia. Ebbene, se tutte le altre Regioni fossero costrette ad acquistare beni e servizi sanitari ai prezzi che pagano Veneto e Lombardia, le casse pubbliche risparmierebbero solo sulla sanità tra i 15 e i 20 miliardi di euro all'anno: in pratica, tutto il valore possibile della "flessibilità" che stiamo elemosinando all'Europa. Perché questo non succede? C'entra davvero la Costituzione? E quindi davvero, cambiandola, tra gli altri problemi si risolverebbe anche questo, come predica il governo? 


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COMMENTI
06/09/2016 - Dalla padella nella brace (Carlo Cerofolini)

A parte che levando potere di spesa nella sanità alle regioni – specie a quelle meno “virtuose” – con la riforma costituzionale non è detto, centralizzando tutto, che ci sarebbe un’eliminazione degli sprechi, il problema però è che se questa riforma entrasse in vigore si cadrebbe dalla padella della spesa regionale sulla brace del cedere completamente quel poco di sovranità che ci rimane all’Ue germanizzata e nell’impossibilità di rigettare – come si dovrebbe fare già ora finché ne abbiamo le possibilità, ma non evidentemente la volontà politica – tutti quei vincoli che collidono con il nostro ordinamento costituzionale. Il modello economico europeo infatti è in contrasto con gli articoli della vigente Costituzione 41 (porte aperte all’ordoliberismo) e 47 (niente più risparmio tutelato).

 
06/09/2016 - Quindi.... (dario ceriani)

Quindi, l'amarissima ricetta per il pozzo senza fondo che è la spesa pubblica italiana starebbe forse nella riforma costituzionale che voteremo a Dicembre, ma il giornalista non ha il coraggio di dirlo (?). Occorrerebbe cioè tagliare l'autonomia regionale della spesa, un potere utilizzato in modo scellerato da molte, troppe, regioni. Certo sarebbe meglio distinguere, premiando o punendo: tu hai dimostrato di essere capace e responsabile, quindi continua a spendere in autonomia; tu hai dimostrato di essere incapace e irresponsabile, quindi ti tolgo l'autonomia. Un po' come si fa con i figli...Che dispiacere per la mia Lombardia che ha dimostrato tutto il meglio che si può fare con l'autonomia, ma qui o si fa l'Italia o si muore!!