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SCENARIO/ Sapelli: Merkel, ultima chiamata per salvare l'Europa

Pubblicazione:martedì 6 settembre 2016

Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse) Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)

Nella storia delle relazioni internazionali hanno particolare rilevanza le riunioni che fanno seguito agli eventi catastrofici com'è il caso del terremoto che gravemente ha colpito l'Italia. In quei drammatici frangenti lo sforzo profuso dalla diplomazia dei paesi colpiti misurava il suo successo sulla base del numero delle nazioni che a quegli incontri partecipavano per promuovere i soccorsi. La tragedia immensa del terremoto ischiano di Casamicciola del 1883, che fece 2313 vittime tra le quali i genitori di Benedetto Croce che ne rimase per sempre segnato, ingenerò, per esempio, una corsa alla solidarietà internazionale senza pari con comitati d'ogni sorta — privati e statali — a cominciare dalla Città del Vaticano per finire con gli Usa.

Stupisce e per certi veri addolora e intristisce apprendere che l'ultimo incontro tra Angela Merkel e Matteo Renzi si è concluso su una sorta di contabilità della "solidarietà possibile secondo Maastricht". Ho bisogno, Cancelliera — dice Renzi — di circa 3 miliardi per gli interventi più urgenti. Mi permetto di presentare istanza affinché Lei usi la Sua benevolente moral suasion sull'eurocrazia affinché codesti denari mi vengano concessi e mi si permetta di raggiungere un deficit dal 2,4 al 2,7 per cento".

Forse pochi giorni prima i due primi ministri avranno ricordato di Ventotene non soltanto le bellezze naturali ma anche taluni dei contenuti di quel Manifesto tanto evocato quanto mai letto (l'avessero veramente letto e meditato certamente avrebbero scelto un altro luogo per riunirsi). Non c'è da strapparsi le vesti: tutti sappiamo quanto in politica e soprattutto in politica estera la strategia di comunicazione oggi conti in sé come spettacolo e non per le verità che diffonde. 

Ma questa volta il gioco si fa duro. La Merkel dopo la Brexit ha impugnato lo scettro di Carlo Magno e lo brandisce per tener buoni due vassalli riluttanti: Italia e Francia, che fanno finta d'andar d'accordo in Europa per darsele di santa ragione in ogni altra parte del mondo, a cominciare dal Nord Africa e in Medio Oriente. In questo contesto la Merkel ha fatto un clamoroso errore impugnando ben stretto quello scettro. Ha ora le elezioni alle porte in Germania (l'altro ieri è stata sconfitta in Meclemburgo, settimana prossima si voterà a Berlino) e deve stare al gioco. E per il suo elettorato, stare al gioco vuol dire vincere senza guardare in faccia nessuno. Vuol dire non rispettare le regole sul bilancio commerciale. Vuol dire affermare prima gli interessi tedeschi e sedersi sull'Europa anziché farne parte. Vuol dire sottrarre anziché condividere sovranità. 

Ma è proprio di questo che invece Renzi e con lui l'Italia tutta ha bisogno. In primo luogo per una ragione di principio: la promessa assunta dinanzi alle vittime che d'ora innanzi i denari non saranno spesi per un pannicello caldo, bensì per prevenire e per cambiare corso alla politica geologico-urbanistica del paese (chissà se ci ricorderemo mai un giorno della Legge Sullo del 1962, che se fosse stata adottata anziché annullata in primis dai suoi amici democristiani, quante morti avremmo evitato!).  


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