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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Draghi e il gioco al massacro delle Banche centrali

Insomma, siamo alla quasi disperazione, volendo dire le cose come stanno. E vi spiego rapidamente perché, partendo dalla situazione generale delle Banche centrali. Questo grafico  

 

Ci mostra infatti come i sei principali Istituti centrali del mondo abbiano oggi uno stato patrimoniale combinato pari al 40% del Pil mondiale, percentuale destinata a salire al 50% dopo il 2018. Cosa significa questo? Nulla di preoccupante, solo che gli istituti centrali stanno operando un leverage buy-out indiretto su tutti gli assets del mondo per conto di entità terze. Il giochino può durare in eterno? No. Può durare ancora per un po'? Sì ma a quale prezzo di indebitamento, poi? Infatti, mentre all'inizio dell'azione della Fed tutti erano felici del fatto che la Banca centrale Usa fosse acquirente di prima e ultima istanza, ora — nell'ombra — la cosiddettasmart money, i grandi investitori, cominciano a porsi un'altra domanda: non avendo ottenuto risultati per l'economia reale, non sarà che i costi dei vari QE — a livello globale — abbiano già ecceduto i benefici che hanno apportato? E la riposta è: sì. 

Volete un esempio? Ne ho uno perfetto, perché riguarda proprio la Bce. L'Eurotower ha infatti cominciato il suo viaggio nell'ignoto dello stimolo monetario da 16 mesi e lunedì ha segnato una pietra miliare, visto che si è raggiunto il triliardo di controvalore di acquisti di bond sovrani (e in parte corporate) dall'inizio del QE. Dal marzo del 2015, la Bce ha comprato bond tedeschi per 238 miliardi di euro, obbligazioni francesi per 189 miliardi di euro e carta italiana per 164 miliardi di euro: non esattamente noccioline. Eppure, siamo ancora ridotti come i dati macro ci raccontano. Forse la crisi è più seria e profonda di come la stampa la dipinge? Temo — da tempo — di sì. Ci sono poi gli acquisti di bond corporate, arrivati a 20,5 miliardi, mentre le asset-backed securities sono state comprate per un controvalore di 19,91 miliardi. Davvero servirà prolungare di sei mesi la durata del QE, fino a settembre 2017? Forse sì, ma non lo si potrà fare senza un ampliamento della platea di assets eligibili all'acquisto, visto che stando a dati di Credit Agricole, la Bce entro la fine di quest'anno avrà ingurgitato più della metà del debito sovrano acquistabile, dato che obbliga Francoforte a operare modifiche statutarie sull'eligibilità, se vuole continuare a comprare per 80 miliardi al mese.