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MPS/ Dopo Viola, solo Passera può risanare il Monte (ma non piace a Renzi)

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In economia, si suol dire, le profezie si autoavverano: a furia di dire che il Monte era risanato, a furia di dire che si era fuori dal tunnel, a furia di dire che si costruiva il futuro lanciando ad esempio Widiba — peraltro, un bel modello di banca on-line — i due speravano probabilmente di far "autoavverare" una profezia inverosimile, risanare il Monte senza ulteriori trasfusioni di soldi. Vista la mala parata, vista la tragedia che il settore bancario ha già inflitto a migliaia di famiglie con Veneto Banca, Popolare Vicenza, e con le 4 banche finite in bail-in, i vertici del Monte e il ministero dell'Economia hanno deciso di correre ai ripari prima che fosse troppo tardi e, per colpa di Renzi e dei suoi consigliori interessati, hanno semplicemente sbagliato cavallo. Il fatto che la JpMorgan sia la più grande banca del mondo non implica per niente che sia capace di salvare il Monte, e soprattutto che ne abbia voglia, oltre che per intascare delle provvigioni scandalosamente alte; quanto a Mediobanca, stendiamo un velo pietoso: da Telecom a Rcs, da Italmobiliare a Burgo a Generali, non c'è una sola scelta strategica del vertice in carica che sia andata a buon fine per l'interesse del Paese. E dunque: peggior tandem non si sarebbe potuto trovare.

E adesso? E dunque? A parte l'improbabile ipotesi che spunti da qualche parte un "Cavaliere Bianco" desideroso di venirsene in Italia a mettere 5 miliardi di euro o magari meno ma non poi così tanto per rilevare una banca in affanno, con mille sportelli (e i relativi dipendenti) di troppo, l'unica alternativa concreta che resta (o dovrebbe restare!) sul mercato è quella del cosiddetto "piano Passera", proposto in zona Cesarini al consiglio d'amministrazione del Monte e da questi respinto sdegnosamente senza neanche una valutazione approfondita.

Si sa che Passera è un combattente tenace e si dice che stia lavorando a una riformulazione del piano, di quelle tali da rendere "imbattibile" un'eventuale seconda edizione. 

Contro di lui milita la terzietà politica: Passera non potrà mai andare d'accordo con Renzi, né rassicurare il premier di Rignano sulla possibilità di portare un eventuale salvataggio del Monte nel suo totalizzatore elettorale che è poi l'unico pensiero fisso di Renzi.

A suo favore c'è invece la credibilità di un top-manager che ha costruito in un quinquennio una grande banca — tra le più sane e redditizie d'Europa — per aggregazioni successive, tutte riuscite senza macelleria sociale… E l'affidabilità che i mercati gli riconoscono. Ora la palla è in mano al consiglio del Monte: dimostrerà di meritarsela? Molto dipende anche dalla Bce e dalla sua occhiuta responsabile della vigilanza, Daniele Nouy. 


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