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MPS/ Dopo Viola, solo Passera può risanare il Monte (ma non piace a Renzi)

Monte Paschi Siena, alle prese con una ricapitalizzazione da 5 miliardi, è senza amministratore delegato: ieri Fabrizio Viola si è dimesso. Lo scenario di SERGIO LUCIANO

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La verità è una sola: che JpMorgan e Mediobanca, a dispetto del potere della prima e della spocchia della seconda, hanno preso porte in faccia in tutto il mondo. Non un investitore che le abbia prese sul serio quando hanno iniziato a sondare il mercato per l'aumento di capitale da 5 miliardi su cui s'imperniava il loro piano per Mps. E, preso atto di questo gelo scettico che circondava la loro smozzicata proposta, hanno cercato un capro espiatorio: chi meglio di Fabrizio Viola, amministratore delegato del Monte dall'uscita del "clan-Mussari" in poi, onesto artefice del risanamento possibile (cioè poco o niente) ma comunque serio professionista che aveva lasciato, per la sfida senese, un onorato servizio in una tra le poche banche popolari — quella dell'Emilia — oggi in grado di fare un'offerta per comprare, ad esempio, ciò che resta di Banca Etruria. Ebbene, il serio Viola non c'è stato a farsi rosolare a fuoco lento come responsabile di una paralisi che nasce, invece, nelle clamorose lacune del piano così improvvidamente piaciuto al governo italiano. E s'è dimesso.

Un corollario a questa verità — che va pur detto — è che quanto accaduto tra la fine di luglio e questi primi giorni di settembre al Monte dei Paschi era tutto scritto nella lettera con cui Corrado Passera aveva proposto — anzi: provato a proporre! — al consiglio d'amministrazione del Monte un piano alternativo a quello della JpMorgan (che sarà anche la banca più grande del mondo ma che è anche la più speculativa al mondo, tanto da aver beccato una multa da 13 miliardi di euro dalla Sec!).

Passera aveva detto sostanzialmente tre cose: che proporre un aumento di capitale da 5 miliardi per una banca che ne capitalizza 0,6 era assurdo; che quindi, prima, bisognava convertire un bel po' di obbligazioni subordinate; che occorreva un piano industriale; e che occorreva anche un management nuovo, credibile, non logorato da tanto lavoro inutile, e capace di gestirlo.

Ma all'indomani delle dimissioni, e prima di ogni considerazione sul futuro, vale la pena spendere qualche riga su Viola: è stato bravo oppure no? La risposta corretta è sicuramente: sì. Ha fatto tutto quel che poteva nel contesto terrificante nel quale si è trovato. Certo, con il sostegno dell'ex presidente Profumo e delle autorità hanno chiesto in due riprese 8 miliardi di euro di aumenti di capitale al mercato, ottenendoli e… non riuscendo ad usarli per risolvere i problemi, ma per attenuarli sì!

Le sofferenze del Monte — che oggi vengono individuate a 26 miliardi lordi — erano 46. Lo sapevano che era come scalare un ottomila senza ossigeno, Viola e Profumo? Certo che lo sapevano: ma cosa avrebbero dovuto dire, al sistema? "Siamo devastati dai buchi, è inutile provarci, portiamo i libri in tribunale!"?