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FINANZA/ Italia, la "via di fuga" dalla schiavitù della Germania

Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse) Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)

I gruppi d’interesse che sviluppano il più potente potere situazionale di fatto in Germania sono paradossalmente quelli che più temono che con la moneta unica salti anche il mercato unico europeo, sul quale si fonda la loro egemonia, e che si creino limiti alla libera circolazione di capitali e di merci in Europa. Del resto l'Europa unita ha insegnato al mondo a tagliare per via amministrativa le capacità produttive lasciando invariate le quote di mercato, pianificando i volumi di produzione mentre nel contempo si alimenta la piena libertà di trasferimento dei capitali. E tutto questo accade dimenticando la lezione di grandi economisti come Samuelson che insegnavano che in presenza di disoccupazione il libero scambio crea solo problemi: negli anni Cinquanta e Sessanta i controlli sui capitali e sulle merci erano assai forti in presenza dello sviluppo, dell’occupazione e di una distribuzione del reddito che fu potentissima a favore delle classi di reddito meno abbienti. 

Del resto oggi accade ciò che accadde negli anni precedenti la Prima guerra mondiale: fu in presenza del libero scambio mondiale dispiegato che scoppiarono le crisi economiche più gravi e sorsero i movimenti di destra più violenti. La stessa cosa che accadde con crisi post bellica e la grande crisi del 1929. Non vi è nessuna inferenza scientifica deterministica tra libero scambio e crescita, così come non vi è tra protezionismo e crisi. Tutte le situazioni storiche vanno studiate empiricamente e non è possibile dettare una legge universale astratta come accade nei modelli neoclassici oggi in voga. La politica ha sempre l'ultima parola. 

La Germania impone nella zona euro depressione, disoccupazione e crisi con la conseguente trasformazione delle nazioni del Sud Europa in deserti produttivi che forniscono forza lavoro con bassi salari alle nazioni dell'Europa teutonica. Le politiche di libero scambio sono destinate a terminare, ma diverso sarà il modello con cui ciò avverrà: o attraverso una trasformazione delle politiche economiche europee concordate, come sta accadendo con la Brexit, oppure attraverso un dolorosissimo processo di crisi sociale ed economica endemica che è già alle porte e che tutti travolgerà.

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COMMENTI
11/01/2017 - Il potente affresco del Prof Sapelli... (ALBERTO DELLISANTI)

...raggiunge il culmine con l'immagine del neo Presidente USA Donald Trump quale rappresentante del "popolo degli abissi". Scrive il Professore come in assenza della sinistra politica (divenuta neo liberista ed eurocratica) il magnate newyorchese (il tycoon, in inglese, ma sembra un bel onomatopeico dialetto milanese) "rappresenta le classi povere ed umiliate del pianeta", sollevando con forza il tema del commercio mondiale. (Solo la UE al contrario di B.R.I.C. e di USA rifiuta controlli sui movimenti di capitali e di merci. Perché il libero scambio è per la Germania una pacchia). Il Tycoon ha il phisique du role: alto, pasciuto, trasudante nutrizioni di tutti i tipi, e insieme con un viso per nulla bello, da essere umano che come in una foresta debba con il suo viso puntare ai sostentamenti necessari al vivere. Sembra il volto delle classi svantaggiate che the Donald si è messo insperabilmente ad additare.