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SPY FINANZA/ Germania, le nuove bordate contro Draghi (e l'Italia)

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Wolfgang Schaeuble (LaPresse)  Wolfgang Schaeuble (LaPresse)

Da giorni ormai, l'ultima volta non più tardi di ieri, vi ripeto che le dinamiche macro della Germania stanno tramutandosi nel cavallo di Troia che Berlino, intesa sia come governo che come Bundesbank, utilizzeranno per mettere sotto pressione la Bce rispetto al programma di acquisti obbligazionari, sia sovrani che corporate. Come ho detto, il problema principale riguarda proprio quest'ultima categoria di bond, perché al netto di un sistema bancario restio nel concedere prestiti, il fatto che Francoforte compri obbligazioni di aziende anche con rating ballerino costituisce un sistema di finanziamento backdoor per l'economia. Sbagliatissimo, ma, al netto delle contingenza, per ora ancora necessario. 

Bene, nell'arco di 24 sono arrivate due conferme più che ufficiali a questa mia convinzione. A testimoniare come la spaccatura interna alla Bce sia ormai lampante ci hanno pensato le minute dell'ultimo incontro tra i membri dell'istituto di Francoforte, meeting nel quale l'Eurotower ha deciso di estendere il Quantitative easing di 9 mesi, anche se con un ammontare ridotto da 80 a 60 miliardi di euro al mese a partire da aprile. Nei verbali si legge che, nonostante i governatori della Bce abbiano dato «un sostegno molto ampio» alla decisione del collegio, alcuni banchieri si sono opposti al prolungamento del Qe per via del loro «ben noto scetticismo riguardo al programma e in particolare dell'acquisto di debito pubblico». Stando a tale visione, quest'ultimo «dovrebbe restare uno strumento contingente da usare solo in ultima istanza in uno scenario avverso come una situazione di deflazione imminente, non applicabile al presente dato che i rischi di deflazione si sono largamente dissipati». Nemmeno a dirlo, a capitanare l'ala degli scettici c'era Jens Weidmann, presidente della Bundesbank. 

Alcuni membri, invece, hanno proposto un allungamento ancora più consistente del piano di acquisto di asset fino al 2018, mentre altri hanno suggerito un'estensione di 6 mesi a un ritmo di 60 miliardi. In ogni caso, «devono essere tenuti presenti i possibili effetti collaterali derivanti da ulteriori acquisti di titoli sovrani, particolarmente nel medio-lungo termine e in relazione all'interazione con l'ambito delle politiche di bilancio». Un riferimento non da poco, visto che gli esponenti della Bce «hanno espresso preoccupazione sulle decisioni a livello europeo che mettono in dubbio il funzionamento del patto di stabilità e di crescita». È stato specificato, infatti, «che la piena e coerente attuazione delle sue regole nel tempo e in tutti i Paesi resta cruciale per assicurare fiducia nel quadro di riferimento delle politiche di bilancio». 

Ieri, poi, a rincarare la dose, con un peso specifico potenzialmente maggiore anche di quello di Weidmann, ci ha pensato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in persona, il quale ha chiesto alla Bce, alla luce dell'aumento dell'inflazione nell'area euro, di iniziare a ridurre da quest'anno le sue misure straordinarie a sostegno dell'economia, a cominciare dal Qe. «Ritengo sia giustificato - dice Schaeuble in un'intervista alla Sueddeutsche Zeitung - che la Bce cominci, a partire da quest'anno, a tentare di uscire" dalla sua politica monetaria ultra-accomodante». Pur ammettendo, bontà sua, che «questo compito sarà difficile», Schaeuble insiste sulla necessità di ridurre gli stimoli che l'istituto ha introdotto due anni fa per favorire la ripresa economica e far aumentare i prezzi. 


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