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BANCHE E POLITICA/ Non solo Mps e UniCredit: quante ripartenze per le Popolari 2 anni dopo

A due anni dalla riforma, le  Popolari italiane appaiono molto trasformate: il boom di Banco Bpm al debutto conferma l'opportunità del riassetto, ma alcune ombre restano, dice GIANNI CREDIT

Il governatore Bankitalia, Ignazio Visco (LaPresse)Il governatore Bankitalia, Ignazio Visco (LaPresse)

Non solo Mps e/o UniCredit. Il 2017 delle banche italiane, parte - riparte - dal credito cooperativo: quello grande (Popolari) e quello meno grande (Bcc) Entrambi i comparti sono stati oggetto di due "riforme Renzi": varate prima del 2016 horribilis per l'intero sistema bancario italiano e culminato con il salvataggio pubblico di Siena. Ambedue le manovre hanno avuto intenti dichiaratamente rottamatori: di superamento definitivo di modi di fare banca ritenuti obsoleti, addirittura dannosi e pericolosi rispetto al modello globalizzato di banca-impresa quotata in Borsa.

Focalizzando il primo territorio, le Popolari nel 2017 presentano tre volti diversi. Il primo è quello del boom di Borsa del neonato Banco Bpm, che ha trainato al rialzo Piazza Affari nei primi giorni dell'anno. Se il giudizio del mercato finanziario è importante - forse non decisivo ma importante lo è sempre - la riforma ha avuto ragione. Due grandi banche italiane spinte a fondersi in una nuova Spa piacciono alle Borse e non è affatto poco di questi tempi (il fondo sovrano Norges, che gestisce il welfare dei norvegesi si è affrettato a portarsi al 3,6% del nuovo gruppo).

Erano due banche non in pericolo, ma certamente non "prime della classe". Il Banco (somma di Verona, Novara e Lodi) presentava conti poco brillanti, soprattutto sul fronte sofferenze creditizie: la stessa Bce ha chiesto un rafforzamento patrimoniale finale di un miliardo. La Bpm ha continuato a soffrire di periodici incidenti di percorso fortemente legati all'autogoverno dei dipendenti-soci. La fusione "da riforma" ha ora gettato le due Popolari "oltre gli 'ostacoli": niente più governance anomala e un piano di risanamento-rilancio,

Certamente, da Capodanno, la terza banca italiana è diventata scalabile, quando il prezzo di Borsa era divenuto di per sé appetibile dopo i forti ribassi del 2016 per l'intero segmento. Banco Bpm - consegnato alle forze del libero mercato - rimarrà una public company italiana? Continuerà a fare da serbatorio per il risparmio italiano e condotta per il credito alle Pmi italiane? Potrà, nel caso, fare da punto d'appoggio per la messa in sicurezza di altre banche, di altre Popolari? Dipenderà - in parte - dalla capacità del sistema-Paese (capitalismo, istituzioni, diplomazia economica, etc) di mantenere Banco Bpm all'interno al servizio, del sistema.

La domanda incrocia intanto altre due "vicende Popolari" alle cronache in questi giorni: da un lato la ristrutturazione di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, puntellate da Atlante; e la vendita di Banca dell'Etruria assieme alle altre good banks risolte a fine 2015. Dall'altro vi è la definizione finale delle norme sulla riforma delle Popolari da parte di Consiglio di Stato e Corte Costituzionale (una pronuncia è attesa giovedì 12 gennaio) quando due istituti (Sondrio e Bari) devono ancora trasformarsi in Spa.