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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ La colonizzazione tedesca da evitare

La timida ripresa dell’Italia potrebbe essere messa seriamente in difficoltà dalle nuove regole sugli che la Bce vorrebbe imporre. Magari per assecondare la Germania. CARLO PELANDA

Alexis Tsipras con Angela Merkel (LaPresse)Alexis Tsipras con Angela Merkel (LaPresse)

La ripresa, pur ancora insufficiente, sta andando meglio del previsto: si può ben sperare per il 2018 se il rischio “ingovernabilità” dopo le elezioni di primavera non si avverasse. Tale previsione positiva sul piano dell’economia, però, oltre che dalla politica nazionale e dall’impatto delle elezioni tedesche sul modello europeo che si potrà intuire solo a dicembre-gennaio, potrebbe essere invertita da nuove regole di bilancio bancario annunciate dalla vigilanza della Bce, diretta da Daniele Nouy, che se confermate provocherebbero una restrizione del credito a imprese e famiglie proprio nel momento in cui la ripresa ancora fragile richiederà più sostegno da parte del credito stesso.

L’Ecofin, cioè il tavolo dei ministri finanziari dell’Ue, e il Parlamento europeo, hanno deciso di lasciare un giusto tempo alle banche per smaltire la massa di crediti deteriorati. La vigilanza Bce, invece, ha deciso l’opposto: svalutare totalmente in bilancio i crediti deteriorati non coperti da garanzie entro due anni. Tale misura non ha senso. Le banche stanno gestendo il recupero crediti e in qualche anno, con calma, potrebbero recuperare tra il 40% il 50% del valore. La pressione per smaltirli prima, invece, costringerebbe gli istituti a svendere tali crediti ricavandone sì e no il 10% oppure ad azzerarli nei bilanci.

Il buco che così si aprirebbe, dovrebbe essere coperto da liquidità che sarebbe tolta agli impieghi o da ricapitalizzazioni sotto stress che prolungherebbero l’instabilità bancaria. Il mondo delle imprese e delle banche è insorto. Banca d’Italia ha fatto filtrare che, poiché è in atto una consultazione con la vigilanza Bce su questa misura fino all’8 dicembre, cercherà di farle cambiare tale idea molto penalizzante per l’Italia. Il presidente del Parlamento europeo, Tajani, ha annunciato sabato scorso un’azione durissima per far rispettare alla Bce il perimetro delle sue competenze senza invadere quella dei governi e dell’Ue in materia di regole.

L’azione avrà successo? Bisogna chiedersi perché la Bce abbia voluto fare questa mossa. Un’ipotesi è che, poiché la terza fase dell’unione bancaria europea richiede la garanzia comunitaria dei depositi bancari, allora la Bce voglia accelerare il risanamento delle eurobanche per evitare che la Germania usi la scusa della persistenza di tanti crediti deteriorati nei bilanci per rinviare l’unione stessa. Se così, e bisogna indagare, la pressione politica per evitare una misura dannosa dovrà essere molto forte e chiarire che Bce e Ue non sono provincia di Berlino.

www.carlopelanda.com

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