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Economia e Finanza

SCENARIO/ Gli algoritmi e le crepe pronte a sfasciare l'Europa

In Europa sembra regnare il caos, con una situazione difficile tra Spagna e Catalogna e il progetto di riforma di governance dell'Ue di Schaeuble. Il commento di GIULIO SAPELLI

Wolfgang Schaeuble e Jens Weidmann (Lapresse)Wolfgang Schaeuble e Jens Weidmann (Lapresse)

La follia si è impossessata del mondo, come diceva Shakespeare. La Spagna sta implodendo, come si è già scritto su queste pagine. Un movimento nato più di un secolo fa allorché la Spagna sconfitta dagli Usa doveva abbandonare Cuba con la fine dell'Impero più grande del mondo, la Spagna che nel 1898 vedeva nascere il nazionalismo catalano come parte di un movimento di reazione e di rigenerazione della coscienza delle nazionalità più modernizzatrici (e le elites catalane erano le sole a esserlo in una Spagna dolentissima su cui Ortega y Gasset e Unamuno scrissero pagine bellissime e attualissime), quella Spagna ora è scossa da capo e piedi da un terremoto fortissimo. 

La Catalogna è sempre stata il legame che la penisola iberica sino al confine portoghese ha avuto con l' Europa. In Portogallo è stata la stessa storia sul fronte atlantico grazie al legame secolare con il dominio inglese e britannico in primis, dividendo - in tal modo - tanto la penisola iberica quanto l'Europa e rendendo evidenti le faglie che solcavano e solcano il vecchissimo volto europeo. Ora queste ferite si riaprono e si disvelano e solo gli stolti pensano che si possa non riconoscerle.

La riapertura di quelle ferite appare con un segno positivo in Portogallo, dove una sinistra rinata resiste all'ordoliberismo teutonico travestito da destino europeo grazie anche al legame secolare con il Regno Unito che non a caso ora si allontana da un'Europa che ha disgraziatamente incontrato nel suo destino politico dopo gli anni Settanta del Novecento. Non è tempo qui di spiegarne le ragioni che una persona colta e non colpita dal virus del pensiero unico liberista-eurocratico dovrebbe già conoscere.

La Catalogna ha visto mutare profondamente quel movimento di rigenerazione di una delle nazionalità spagnole riconosciute - del resto - dalla Costituzione del 1978. La spinta nazionale si è tradotta in spinta nazionalista e di fatto insurrezionale. Ebbene in tutti le occasioni storiche in cui questo è avvenuto per inverarsi in secessione statutale, queste spinte hanno avuto bisogno di un riconoscimento internazionale. Ricordo la Croazia riconosciuta dalla Germania nella crisi da dissoluzione della Jugoslavia, riconoscimento che pose le basi delle guerre balcaniche e dei massacri che ne seguirono. E ancor più recentemente ricordo il Kosovo e il riconoscimento Usa in funzione anti-russa e anti-serba con tutto ciò che ne seguì sino ai nostri giorni. E ricordo l' Ucraina e il riconoscimento russo in funzione anti-Usa e anti-Ue con tutto ciò che ancor oggi ne consegue con la guerra a-simmetrica. Diverso ancora il caso del Quebec, dove gli indipendentisti nelle ultime elezioni politiche hanno subito una pesante sconfitta.

Ebbene: in questa Europa che disvela le sue fratture storiche dinanzi alle quali sarebbe assai utile aprire un dibattito sia storiografico che politico, universalistico, riemerge la tentazione funzionalista federativa surrettizia ben esplicitata dal piano Schaeuble sul nuovo Fondo monetario europeo, che spiega da sé per il solo suo porsi, come l'ideologia, la cultura, le leggi dello spirito, siano la forza più potente della storia: è inutile spendere parole sulle ragioni che fanno sì che disgraziatamente la patria degli eccessi dell'ideologia trasformi l'arcangelo dello spirito in arcangelo del male. Oggi il male è la proceduralizzazione matematica dell'essere in una sorta di strutturalismo che da teorico si fa politico mentre uccide la politica. Una logica assai simile allo stermino scientifico di massa che si fonda su una amoralità consustanziale alle pratiche del dominio. 

Esagero? Non mi pare. Che cosa dovrebbe fare il nuovo Fme secondo lo Schaeuble? Ecco qui: dovrà dotarsi di strumenti più potenti dell'attuale formula che unisce il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), la Bce (tramite le Omt), il Fmi, la Commissione e la Troika. Il Mes potrebbe divenire il Fondo monetario europeo, con potere di supervisione e controllo delle politiche fiscali nazionali che la Commissione europea perderebbe tramite una modifica dei Trattati. Oltre a decidere dei prestiti, delle linee di credito precauzionali e degli aiuti per ricapitalizzare le banche dovrebbe in futuro finanziare gli investimenti per le infrastrutture, diminuendo la spesa pubblica delle nazioni sul modello della Banca mondiale. La Commissione perderebbe così il potere di controllo e supervisione delle politiche fiscali nazionali e ciò si combinerebbe con l'eliminazione dell'azione oggi possibile dei parlamenti nazionali che possono approvarne oppure no l'operato ex-ante e significherebbe l'assunzione da parte del Med di vasti poteri oggi della Bce e della stessa Troika. 

La governance del Mes, basata sull'unanimità dei voti e sui ministri delle Finanze nazionali, andrebbe modificata, riscrivendo i Trattati. Com'ha autorevolmente affermato Isabella Buffacchi, "se si utilizzasse per il Fme il modello Fmi, lo Stato membro più forte economicamente (nel Fondo gli Usa) prevarrebbe sugli altri e si rischierebbe che in Europa avrebbe la meglio su tutti la Germania. E questo molti temono sia il vero obiettivo, non dichiarato, della proposta Schaeuble di Fme… Un obiettivo ultimo che … accomuna le proposte per il potenziamento del Mes fino alla creazione del Fme è quello di alleviare la Bce dal suo ruolo - ancora oggi fondamentale per tenere assieme Stati membri dell'euro con affidabilità creditizie diverse - di prestatore di ultima istanza nel caso di crisi del debito sovrano temporanee di Paesi solventi e sotto programma di aiuto esterno".

Insomma, mentre l'Europa è scossa dalla crisi di una delle sue nazioni imperiali storicamente più importanti dal punto di vista umanistico e culturale, un anziano ministro tedesco piagato dal dolore di un destino ingiusto sogna di ridurre tutta la società a un gioco algoritmico senza nessuna traccia di quella pur debole e illusoria - ma pur tuttavia presente - aurea di legittimazione che gli attuali meccanismi di tentata risoluzione della crisi da deflazione europea ancora posseggono.

È un delirio della ragione, non vi è dubbio alcuno. Ora ne siamo più che mai certi. Dove ci porterà tutto ciò?

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