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Economia e Finanza

ALITALIA/ Lufthansa, la svendita da scongiurare

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro di Alitalia. Lufthansa si è fatta avanti. Per GUIDO GAZZOLI bisogna però evitare di svendere la compagnia aerea

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Avanti un altro! Ed ecco arrivare Lufthansa. Che dapprima fa la voce grossa volendo acquisire Alitalia per eliminarla e ridurla ulteriormente attraverso 6.000 licenziamenti… che adesso, dopo il recente mega vertice di Roma con i commissari Alitalia, son diventati “solo” 2.000 e si è raddoppiata la quota per poterla acquisire. Alcune considerazioni: non occorreva l’eliminazione dal Mondiale per capire che l’Italia come Paese è divisa in due. Dove non si capisce come mai il taglio netto con il recente passato e la voglia di ricostruzione siano ormai necessari e capiti dall’Italia come Paese, ma non come politica.

È incredibile, ma le recenti dichiarazioni del ministro “dello Sviluppo” Calenda ancora rimproverano i lavoratori per il No al referendum contro il disastroso piano Etihad, invece di ringraziarli per aver fatto scoperchiare la pentola di una catastrofe politico-economica nella quale Alitalia stava precipitando. Viene da chiedersi dove cavolo sia finita la logica: come nel calcio, i protagonisti di questi disastri o mancate promesse (a dir la verità Tavecchio e Ventura avevano dichiarato di voler combinare qualcosa di storico e lì hanno mantenuto la parola) dovrebbero essere estromessi da qualsiasi carica, insomma licenziati in tronco. Invece si continua e, come nel calcio (scusate la ripetizione), si punta a un nuovo partner invece di investire su di un settore (altra ripetizione) che gode di uno sviluppo ormai duraturo. Invece avanti un altro, mentre all’estero (dove evidentemente sono stupidi) gli Stati puntano a difendere l’economia.

Davvero non si capisce come ci si voglia disfare di un settore che è di vitale importanza per la nostra economia: questa ossessione per opporsi a una rifondazione che oltretutto non costerebbe molto (i 600 milioni sborsati dallo Stato recentemente superano di gran lunga il valore della compagnia ex di bandiera) suona simile alla serie di castronerie abissali che nel 1998 fecero naufragare l’alleanza di Alitalia con Klm e sono un’ulteriore dimostrazione di come mai il rilancio dell’economia passi dagli ordini che l’Ue ci impartisce per il suo affossamento.

Ma davvero ancora si vuol credere nella beneficenza? Non si capisce che queste decisioni sono utili solo alla perdita di un ulteriore marchio che per tantissimi dei suoi 70 anni di vita ha rappresentato un’eccellenza del Paese Italia nel mondo?

Ora che i numeri cominciano a funzionare e che è dimostrato che gli sprechi del passato sono colpa di politiche suicide, che si fa? La si affida a un concorrente appartenente a uno Stato che, come la Francia d’altronde, difende molto bene i propri interessi nazionali e detta le leggi dell’economia, della quale è arbitro indiscusso. Quello che ha potuto realizzare Ryanair in Italia con capitali generosamente elargiti dallo Stato, in Germania non si sarebbe potuto realizzare è così si è dimostrato. I responsabili del trasporto aereo che si sono fatti fotografare a braccetto con O’Leary dovrebbero non poter più decidere nulla. Ma, come nel calcio, il basso interesse politico, contrario a quello della Nazione, continua imperterrito a occupare le proprie poltrone pirandellianamente.

Vediamo se l’Italia che ogni giorno soffre, quel Paese impoverito dai propri governanti, sarà capace di fornire quella risposta che manca da un quinquennio nel quale, complice un Capo dello Stato nelle sue peraltro legittime funzioni, non ha imposto altro che una serie di Governi che hanno distrutto quella volontà di un cambio radicale a scapito di compiere ordini dettai da altri Stati.

Alitalia, come la Nazionale, ha bisogno di ripartire con uno spirito che è totalmente assente nei suoi responsabili. È ora i dire basta e l’occasione che abbiamo alle porte (le prossime elezioni) è davvero grossa, sperando che la fretta che Lufthansa ha di chiudere non sia assecondata da una politica che ogni giorno di più fa rimpiangere la seppur malandata Prima Repubblica.

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