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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ L'ultima beffa della Bce sui nostri conti correnti

Un report della Bce contiene un passaggio che lascia presagire la possibile scomparsa della garanzia per i depositi bancari fino a 100.000 euro. MAURO BOTTARELLI

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All'ora di pranzo, il titolo Carige, riammesso alle contrattazioni di Borsa dopo il via libera all'aumento di capitale sancito dal Consorzio di garanzia sabato, ancora non riusciva a fare prezzo e scontava un -34% teorico, sempre meglio del -49% di pre-contrattazioni. Ma come, il gruppo Malacalza, sempre sabato, annunciava che era già stato coperto il 50% dei 560 milioni da rastrellare sul mercato entro fine anno e il mercato reagisce così? Beh, diciamo che se capitalizzi 124 miloni di euro (valore alla chiusura delle contrattazioni di venerdì) e devi trovarne 560 in meno di un mese e mezzo, possiamo definire l'operazione un filino iper-diluitiva. Se poi i precedenti sono di due aumenti rispettivamente da 800 e 850 milioni finiti nel lavandino (garbato eufemismo), ecco che lo scetticismo guadagna ancora motivazioni. Se poi si pensa che il valore del titolo fissato dal Consiglio per l'aumento porta la ratio rispetto a quello di Borsa a qualcosa come 1:15, capite che da festeggiare c'è poco. Davvero poco. 

Sarà per questo che, ieri, dopo qualche frase disseminata non a caso nei giorni scorsi, il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha sentito il bisogno di parlare. E tanto. Lanciando, oltretutto, segnali inequivocabili. «Convocare il presidente della Bce, Mario Draghi, alla commissione d'inchiesta sulle banche perché venga ascoltato sulle crisi degli istituti italiani non è indispensabile», ha dichiarato il numero uno dei banchieri italiani, rispondendo alle domande dei giornalisti al Seminario di Ravenna sul sistema bancario. «Non è indispensabile - ha spiegato Patuelli - per conoscere quello che è avvenuto prima del 2011 convocare il presidente Draghi, perché le fonti informative possono essere plurime e diverse anche per Bankitalia. Segnalo che Draghi non è il presidente del ramo di vigilanza della Bce e, come ex governatore, si può accedere alla documentazione dei suoi anni in molte modalità. Non vedo la necessità di convocare il presidente Dgaghi, che oggi svolge un altro ruolo di garanzia». Et voilà, mettiamoci subito in condizione di avere le giuste alleanze, in caso di necessità. Detto questo, chapeau al buonsenso insito nella scelta. 

Poi, la rivendicazione: Il conto pagato dalle banche italiane per le crisi, a partire dal 2015 è, a oggi, quantificabile in 10,5 miliardi di euro. «Tra fondo di risoluzione, Atlante, fondo interbancario di garanzia siamo a un ammontare già pagato di 10,5 miliardi ma non sono attesi ulteriori interventi. A giugno, eravamo a 9,1 miliardi spesi, ora i calcoli sono aggiornati con le nuove contribuzioni europee e italiane», ha spiegato Patuelli, di fatto rendendo chiara una cosa: adesso basta, abbiamo già dato. Poi, però, ecco che i toni si fanno meno ultimativi e rivendicativi e sembrano rispondere alle criticità evidenziate dal mio articolo di ieri. L'Abi stima infatti un'accelerazione dei prestiti alle imprese nei prossimi due anni, fino a questo momento in negativo o quasi a zero, grazie alla ripresa degli investimenti, trainati dalla crescita italiana e mondiale e alle misure di sostegno del governo. E qui ci sarebbe da prorompere in grasse risate, stante i reali dati macro ma occorre rispetto per chi paga il prezzo a queste panzane. 

E ancora: «Contemporaneamente, poi, si registra un aumento delle dismissioni di sofferenze nette scese a 65,8 milioni (-26% rispetto al picco di novembre 2015)». Il rapporto Npl/impieghi è ora al 14% e dovrebbe scendere sotto il 10% «ben prima di quanto ipotizzato in precedenza». E così gli impieghi alle famiglie nel 2017 dovrebbero salire del 2,8%, mentre quelli alle imprese cresceranno dello 0,6%. Un divario che dovrebbero colmarsi nel 2018, con i prestiti alle famiglie che cresceranno del 2,6% e 2,4% nel 2018,. Nel 2019, la situazione nelle previsioni Abi vedrà un sorpasso con un +3,8% delle imprese e +2,9% della famiglie. Tuttavia, l'Abi sottolinea come gli investimenti restino ancora ben al di sotto dei livelli pre crisi (-25%), mentre i consumi hanno quasi del tutto recuperato il terreno: a frenare la domanda di credito anche la crescente disponibilità di risorse finanziarie a disposizione delle imprese. 

Accidenti, come mai tutta questa attenzione verso Pmi e famiglie, oltretutto tutta di colpo? Non c'entrerà forse l'addendum sugli Npl che necessita qualche "atto di buona volontà" da consegnare sull'altare votivo della Bce per ammorbidirne tempi e modi? E il fatto che il Qe non sia eterno, ora è qualcosa che conta? Come mai, quando fino alla settimana scorsa mi godevo una splendida solitudine nel farne notare la strutturalità? Ecco ancora Patuelli: «Quello attuale è un momento magico per investire, ma a gennaio lo scenario rischia di cambiare per la scadenza delle prime aste di liquidità finalizzate ai prestiti della Bce e l'inizio del percorso di normalizzazione monetaria». E ancora: «Vorrei che non fosse dimenticato che a fine gennaio scade il termine per gli incentivi ai prestiti della prima Tltro. Fate un combinato disposto: noi abbiamo in questo momento i tassi più bassi d'Europa, in essere o tendenzialmente e c'è uno sforzo incredibile per raggiungere i target da parte delle banche. È un momento magico per chi vuole investire che non durerà molto nel tempo. Infatti, i tassi della Bce non saranno sempre a questi minimi». Ma va? Tu guarda un po' che intuito il nostro Patuelli: come mai questo discorso di assoluto realismo non è stato fatto a tempo debito, ovvero quando davvero si poteva e doveva sfruttare il momento? 

Parlo di un anno fa, oppure anche solo otto mesi, quando invece la manfrina in casa Abi era che il sistema bancario italiano era sanissimo e solvibile, senza bisogno di interventi. E, soprattutto, di gente che facesse domande. Come dimostra il caso Carige in questi giorni. Ma si sa, meglio tardi che mai nella vita. Mi permetto, allora, di svelare un'altra cosa a Patuelli e a voi, cari lettori: questo. È un report della BCE del 7 novembre scorso, 58 pagine di emendamenti e tecnicalità relative proprio alle risoluzioni bancarie nell'eurozona - leggi bail-in - di una noia mortale, all'interno del quale però ci sono poche righe di fondamentale importanza. 

E sapete cosa ci dicono in estrema sintesi? Che lo schema di protezione dei depositi, a detta della stessa Bce, non è più necessario: ovvero, la famosa garanzia sui conti fino ai 100mila euro, in caso di crisi bancaria che imponga perdite agli obbligazionisti e azionisti, a detta dell'Eurotower potrebbe veder concorrere anche i correntisti con meno di quella cifra che per anni è stata un totem di sicurezza. Attenzione, nulla di deciso, ma quando in certi ambienti cominciano a ragionare su alcune dinamiche, vedi l'addendum sugli Npl, solitamente queste diventano realtà in tempi molto brevi. E cosa scrive la Bce? «I depositi e i reclami coperti dallo schema di compensazione degli investitori potrebbero essere rimpiazzati da esenzioni discrezionarie e limitate che potranno essere garantite dall'autorità competente al fine di mantenere un grado di flessibilità». 

E attenzione, siccome la Bce sa che i cittadini rischiano di non prendere bene questa novità, ecco che, con somma magnanimità, garantirà ai giubilati di turno in caso di crisi bancaria del loro istituto, di poter almeno gestire il minimo indispensabile di patrimonio per campare, vedi pagare affitto, bollette, spese e quant'altro. Ecco il passaggio: «… durante il periodo di transizione, i depositari dovrebbero avere accesso al loro depositi al fine di coprire il costo della vita, il tutto entro cinque giorni lavorativi dalla domanda». Questo, relativamente ai vostri soldi. Avete capito a cosa stiamo andando incontro, mentre Patuelli e soci si svegliano solo adesso e mettono in guardia dal fatto che i tassi bassi non saranno eterni? 

E ancora: il fatto che si debba fare domanda cinque giorni lavorativi prima di ottenere il denaro dal proprio conto non è un pro forma, perché l'autorità competente potrà decidere se sbloccare o meno la liquidità e l'ammontare appropriato di cui potrete beneficiare. E vi ricordo che stiamo sempre parlando dei vostri soldi, guadagnati con fatica, euro dopo euro. Tutto questo è contenuto in quel link, un bel pdf dal titolo On revisions to the Union crisis management framework: non fossi ben educato, vi direi in cosa si sostanzia realmente, al netto della lingua di Shakespeare. Stranamente, si torna a parlare di crisi bancarie in questi giorni. Stranamente in Italia. Stranamente con un rischio sistemico alle porte per l'Europa, potenzialmente, legato al fallimento delle trattative per la formazione del nuovo governo tedesco. Stranamente, fatte saltare dai più atlantista fra i partiti atlantisti europei, i Liberali di Christian Lindner. Stranamente, capofila anche dei falchi del rigore in sede Ue. Stranamente, poco dopo l'attacco senza precedenti di Katainen ai nostri conti pubblici e al nostro governo. Tutto stranamente, solo solo coincidenze fortuite. Ma non ditelo a Patuelli. 

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