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Economia e Finanza

ALITALIA/ Lufthansa, la via del suicidio al posto del rilancio

Alitalia, con la gestione commissariale, non sta perdendo soldi. Forse sarebbe il caso di evitare di venderla in fretta, magari a Lufthansa, dice GUIDO GAZZOLI

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Se per caso aveste delle perdite di acqua in casa qual è la soluzione che adottereste per risolvere il problema? Chiamare un idraulico o un'agenzia immobiliare per vendere il vostro appartamento?Credo che in casa Delrio o Calenda si opterebbe per la seconda soluzione, visto che, da ultimi comunicati e dichiarazioni alla stampa, la fretta di liberarsi di Alitalia prima delle elezioni pare essere il punto principale di una vicenda che non solo da comica passa a tragica (Lufthansa la vuole con soli 6.000 dipendenti), ma che rischia di aggiungere un pericolosissimo dato alla sensazione che ormai il Bel Paese sia sul punto di chiudere.

Ed è un peccato, perché (lo abbiamo già detto) cedere Alitalia significa vendere un pezzo non solo di storia, ma anche un asset importantissimo per l'unica industria che ci è rimasta (il turismo) sul quale daremmo in pratica il controllo a un'altra nazione, che oltretutto non pare essere così integra moralmente da farci da esempio da seguire. Basti pensare ai casi Volkswagen o Deutsche Bank, ma non solo, visto che è stata scoperta una frode fiscale ordita, ai danni dello Stato tedesco, da un gruppo di banchieri, avvocati e agenti di cambio per il valore di 32 miliardi di euro. Oddio, come mai in Italia non se ne è saputo nulla? Toh, invece in Germania ne hanno parlato, eccome…

Quindi il nostro amor Patrio, pardon la visione che hanno dell'Italia i suoi politici (mantenuti da essa) è davvero deprimente, e il caso Alitalia ne costituisce un esempio eclatante. Perché? Semplicemente per la ragione che sulla nostra ex-Compagnia "di bandiera" sono state sparate negli anni tonnellate di fango per le sue oggettive perdite. Che però, dati alla mano, avevano un colpevole ben preciso e, visto che la matematica non è un'opinione, le cifre parlavano di un costo lavoro che da superconcorrenziale già nel fatidico 2008 è diventato addirittura infimo adesso… e da dove arrivano le perdite? Ma dalle decisioni di management superpagati nella loro inefficienza che hanno provocato, pure da privati, costi organizzativi fuori controllo. La prova? È bastato che gli ennesimi Commissari nominati nell'ennesima crisi operassero tagli manageriali e sui costi fuori controllo (leasing, ecc.) incisivi lasciando inalterato il resto per scoprire che, tappata la falla, la casa non soffre più infiltrazioni… pardon la Compagnia opera ricavi mai registrati da anni.

Ci voleva così tanto per capirlo? No, ma adesso che abbiamo un asset importante in grado di funzionare bene, invece di investirci con un piano industriale "made in Italy" (non basta cambiare le sole divise per cantare l'inno di Mameli) che si fa? Lo si piazza a un Paese che, lungi da costituire un esempio da seguire, ha come la Francia una difesa strenua delle sue risorse al punto di sbattersene altamente (lo si è visto anche di recente) delle regole di un'Unione europea che invece pretende, attraverso avvertimenti e interpretazioni (o sarebbe meglio chiamarli ordini?) di dati sulla nostra economia un'austerità che si guarda bene di propagandare in casa propria.

Tutto questo non sarebbe grave se da questa parte del Vecchio continente esistesse una classe politica con un minimo di sano nazionalismo (che però nello stivale si interpreta quasi sempre con un certo colore politico) che, riparato il danno, fosse in grado di rilanciare qualcosa del cui malfunzionamento è il principale colpevole… qualcosa che nell'arco di poco tempo potrebbe tornare a possedere quell'efficienza e redditività che proprio scellerate decisioni di chi ora vuol disfarsene hanno portato al disastro. Insomma eccoci all'ennesimo Alikiri, stavolta "made in Germany", visto che purtroppo i lavoratori hanno messo allo scoperto quello emiratino… con la loro "suicida" decisione di non accettare l'ennesimo piano scellerato.

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