BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

BORSA & MERCATI/ Spac, la "combinazione" che aiuta imprese e investitori

Non è semplice per le medie imprese quotarsi in Borsa. Oggi però ci sono le Spac, che stanno crescendo anche di numero. Ce ne parla SERGIO LUCIANO

LapresseLapresse

Forse siamo alla vigilia di qualche svolta storica: poiché le banche hanno davvero chiuso l'epoca in cui elargivano denaro come se niente fosse, magari facendoselo pagare caro ma senza farsi troppe domande su quanta possibilità ci fosse di riaverlo, le imprese italiane hanno davvero bisogno per la prima volta nella storia di altre fonti di finanziamento. Tra cui la Borsa.

Ma…come quotarsi? È una parola! Il fardello di adempimenti e costi che grava sulla procedura di quotazione in Borsa è proibitivo per una media impresa. Nel corso degli ultimi trent'anni, il legislatore ha moltiplicato gli obblighi a carico di chi voglia collocare titoli rappresentativi del capitale di un'impresa presso il cosiddetto "pubblico risparmio", scelta concettualmente giusta (la Costituzione tutela il risparmio dagli intenti speculativi dei possibili male intenzionati), ma operativamente inquinata dalla determinazione di chi quelle norme ha concepito non di tutelare solo e davvero il risparmio, ma di porre se stessi al riparo da qualsiasi genere di conseguenza negativa dei fallimenti o degli ammanchi che invece, nella sostanza, continuano a verificarsi nonostante l'ipernormativa prodotta al dichiarato ma ipocrita scopo di prevenirli.

Basti pensare che solo sull'alato tema di "come le società quotate devono scrivere i comunicati stampa", che in legalese si scrive "Disposizioni concernenti gli obblighi di comunicazione di dati e notizie e la trasmissione di atti e documenti da parte dei soggetti vigilati", c'è un manuale di 200 pagine. Irto di disposizioni cervellotiche. Che potrebbe più utilmente sintetizzarsi in una regola di tre parole: "Dite la verità". Ebbene, come sempre in Italia il business prospera tra le pieghe della burocrazia, per uscirne vivi. Nel caso dell'accesso alla Borsa, uno degli escamotage più efficaci si sta rivelando il ricorso alle Spac, come si chiamano (in sigla inglese: Special Purpose Acquisition Company) delle speciali società finanziarie che si costituiscono allo scopo di effettuare una singola, specifica acquisizione e quotarla.

Funziona così. Due o tre promotori . solitamente professionisti di chiara fama del settore della finanza d'affari - si riuniscono e fondano la Spac investendoci capitali propri. Poi si mettono a raccogliere capitali di terze persone: obiettivo, generalmente tra i 100 e i 200 milioni, di cui i versamenti iniziali dei fondatori sono il 5%, mentre il resto del capitale è appunto di altri. Intascato il tutto, lo investono in titoli sicuri (solitamente Btp) e si quotano in Borsa: già, le Spac quotano in Borsa se stesse con il loro "tesoretto" intatto in cassa. E la fanno facile, perché la Consob e le altre autorità non possono avere nulla in contrario (stanno quotando soldi!) e i promotori, solitamente, sono persone scafate, esperte ed anzi vaccinate contro i buro-deliri della normativa.

A quel punto, i medesimi promotori si mettono a caccia dell'oggetto d'investimento che meriti di essere acquistato (la famosa "business combination"), ma solitamente non al 100%: solitamente, individuata la media azienda che secondo loro merita la quotazione perché promette di poter crescere abbastanza e rendere in proporzione, si fondono con essa studiando i rapporti di cambio tra le azioni delle due società destinate a confluire in una sola in maniera tale che i soci precedentemente autonomi della società inglobata ne conservino la guida, mentre gli investitori della Spac si ritrovino magari con un 40% del capitale dell'azienda acquisita, comunque non il controllo, e con alcuni diritti speciali di cogestione. 

Vantaggi: l'imprenditore che cede la sua impresa a una Spac resta padrone in casa sua, non proprio come prima, ma quasi. E salta la trafila burocratica di valutazione autonoma del proprio valore da parte del mercato anonimo… Gli investitori che mettono i loro soldi nella Spac prima che quest'ultima individui l'oggetto del proprio investimento hanno la garanzia di vedersi rimborsare integralmente qualora i promotori non siano stati in grado di individuare la Target nell'arco di 2 anni, questo perché la durata delle Spac è infatti limitata a 24 mesi.

Naturalmente gli investitori che dovessero essere in disaccordo sulla scelta dei promotori per questa o quella società-bersaglio possono recedere e recuperare i soldi investiti prima che vengano spesi. Ma di solito gli investitori entrano nella Spac perché si fidano delle capacità di scelta dei promotori, la cui comprovata affidabilità e competenza professionale diventa quindi il fattore-chiave per la riuscita dell'operazione. Gli investitori e i promotori sono accomunati dall'interesse di far fruttare al meglio i propri soldi, agli investitori di solito vengono riservati anche altri vantaggi finanziari; e alle società bersaglio si offre la quotazione senza rogne e lungaggini finanziarie e un'iniezione di liquidità di cui tutti oggi hanno bisogno o almeno giovamento…e in più conservando una discreta autonomia gestionale.

Finora a quotarsi in Italia sono state 201 Spac e 12 hanno già individuato e attuato la loro "business combination". Un fenomeno piccolo, quindi, ma non trascurabile. Sono state fuse in Spa aziende di nome come la Orsero, che è riuscita così a superare una crisi finanziaria grave, o come la Fila, la Avio, la Aquafil… In Borsa stanno andando mediamente bene. I nuovi Pir (piani individuali di risparmio), tenuti per legge a investire in buona parte nelle società medie, stanno portando quattrini. E di Spac ne nascono continuamente: ultima in arrivo Space4, quarta di una serie promossa dalla Space Holding di Sergio Erede, Roberto Italia, Gianni Mion, Carlo Pagliani e Edoardo Subert. E IdeaMi, costituita da Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), e DeA Capital (Gruppo De Agostini) che si quoterà in Borsa entro metà dicembre, vuole raccogliere 200 milioni di euro, con un massimo di 250 milioni e cercherà la sua azienda-bersaglio tra quelle medie, ovviamente non quotate.

Insomma, o la va o la Spac, si punta secco su un unico investimento e si procede. Ma di solito la va.

Il Corso di Educazione al Credito è offerto da Pmitutoring

© Riproduzione Riservata.