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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Italia, l'emergenza che il governo non vuole affrontare

Con la diminuzione del Qe della Bce, diventa più importante ridurre il debito pubblico italiano,, Ma, spiega CARLO PELANDA, i partiti vogliono nascondere il problema

Paolo Gentiloni (Lapresse)Paolo Gentiloni (Lapresse)

Nell'introduzione al Documento di economia e finanza (Def), il governo ha voluto scrivere che l'Italia non dovrà trovarsi impreparata. A che cosa? Evidentemente alla fine del programma di acquisto degli euro-debiti da parte della Bce, che, comprando ogni mese decine di miliardi di titoli di debito italiano sul mercato secondario, ne sta, di fatto, garantendo l'affidabilità. Tale programma cesserà, anche se forse non totalmente, il prossimo dicembre. 

Da quella data in poi - anzi, ha iniziato a farlo da qualche mese - il mercato finanziario valuterà la rischiosità dei titoli di debito italiano senza euro-garanzia pesando di più la capacità nazionale di mantenere sostenibile il debito stesso. Se la troverà insufficiente, allora il mercato pretenderà un premio di rischio crescente per comprare i nostri titoli nelle aste di rifinanziamento. Se ciò accadesse, il costo degli interessi nel bilancio statale aumenterebbe, togliendo risorse a investimenti, detassazioni e altre spese utili. Inoltre, peggiorerebbe il voto di affidabilità delle banche che hanno titoli di debito italiano in bilancio e dell'intero Paese, coinvolgendo in modo negativo tutti gli attori economici residenti, per esempio aumentandone i costi di accesso al credito. Ciò darebbe una spinta recessiva al sistema economico. Che diventerebbe depressione se l'Ue pretendesse un riequilibrio d'emergenza dei conti pubblici, per esempio una tassa sui patrimoni privati per ridurre il debito. 

Stupisce che il governo sia consapevole di tale pericolo, lo scriva abbastanza chiaramente, ma senza dare conseguenze adeguate a livello di misure concrete delineate nei documenti programmatici. Quali misure sarebbero efficaci per evitare il pericolo detto? Impostare una credibile operazione patrimonio pubblico contro debito per ridurne una parte anche piccola subito e tagliare spesa pubblica per detassazioni robuste che stimolino più crescita, rispettando il vincolo al pareggio di bilancio. Nei piani correnti ci sono un cenno vago alla misura taglia-debito, minimi sia tagli sia detassazioni. Incoerenza e inerzia sono spiegabili dalla situazione di campagna elettorale continua che non favorisce né la verità, né cambiamenti incisivi. Ma se ambiguità e immobilismo perdurassero, allora il mercato annoterebbe che l'Italia non mostra la piena capacità di sostenere il debito, con le devastanti conseguenze dette. 

I partiti dovrebbero offrire soluzioni a questo problema invece di oscurarlo per timore di dissensi sulle soluzioni stesse. La verità è la miglior prevenzione contro i disastri economici. 

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
21/04/2017 - la ricetta è nel piano di ingresso del 1998 (antonio petrina)

La sostenibilità del debito pubblico italiano ,prevalentemente in mano italiche,richiede un onere sociale del debito del 3% annuo (sulla spesa pubblica ).Questa è la condizione con cui entrammo nel 1998 col piano Ciampi e questa è la regola per restarci a lungo con un buon governo!

 
20/04/2017 - Commento (Carlos Real)

Costi standard a Titti i livelli, privatizzare le municipalizzate, ricentralizzare energia, trasporti e protezione civile. Far fallire Alitalia una volta per tutte e tenerci le aziende che vanno bene.