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TERZA GUERRA MONDIALE/ Ecco chi c'è dietro gli attacchi a Trump (e alla Russia)

Non mancano gli attacchi a Donald Trump negli ultimi giorni. Secondo GIULIO SAPELLI sono dovuti al suo riavvicinamento con la Russia, osteggiato dalla grande finanza

Terza Guerra Mondiale, Donald Trump e la Russia (Lapresse) Terza Guerra Mondiale, Donald Trump e la Russia (Lapresse)

Tutti i giornali brasiliani danno con grande risalto la notizia che pochi giorni dopo essersi trasferito nel palazzo presidenziale dell'Alvorada, a Brasilia, il presidente Michel Temer l'ha abbandonato con la sua famiglia dichiarando: "Gli spiriti maligni ci hanno cacciato dall'Alvorada", riconfermando quindi la leggenda che la malasorte coglie tutti coloro che vi alloggiano. È un po' la stessa cosa che capita a Trump. Nel suo caso gli spiriti maligni sono in bell'ordine: in primo luogo, sta il fatto, come ha dichiarato il suo consigliere McMaster, che il Presidente non può ritenere a memoria una grande quantità di dati e che ha bisogno di informazioni estremamente sintetiche, il che, aggiungiamo noi, impedisce la formazione di un protocollo esauriente e in grado di rispondere a ogni critica; il secondo punto è che Trump non dispone di un pensiero complesso in grado di cogliere le relazioni interstatuali che, come è noto, nel caso dei dati dell'Intelligence, sono sempre più importanti. 

Breve parentesi per chiarire il problema. Le informazioni sarebbero state date al ministro degli Esteri russo Lavrov, certamente l'uomo più intelligente che opera oggi sulla scena internazionale, e il confronto tra lui e Trump è quindi impietoso. Si sarebbe trattato di informazioni relative alle contromisure da assumere contro l'Isis, in occasione dei famosi viaggi aerei con tablet e telefonini. Il tutto accompagnato da informazioni di siti operativi di enorme importanza strategica. Chi dava queste informazioni era Israele e ciò che ora le intelligence di tutto il mondo occidentale temono è che queste informazioni possano finire in mano all'Iran, con le conseguenze a tutti note. Io aggiungo che la questione è non a caso esplosa in questi giorni di poco precedenti alle elezioni presidenziali nello stesso Iran, dove la candidatura di Rohani, firmatario degli accordi sul nucleare, è messa in pericolo dalle forze fondamentaliste. 

Ma veniamo alla terza questione che tiene assieme tutto il resto. Le riunioni di Trump con i russi rivelano quello che io chiamo il lento ma inesorabile smottamento della faglia tettonica geopolitica che ha governato il mondo dall'inizio della guerra civile europea, ossia il conflitto tra Usa e Russia, una Russia che prima era Urss, ma pur sempre Russia, e una Russia che ora è la Russia di Putin, che ha una visione euroasiatica del mondo e che quindi vuole condividere con gli Usa tanto il Medio Oriente e l'Africa quanto il conflitto ragionato con la Cina. E questo in un contesto in cui l'Unione europea (non l'Europa gollista) in questo disegno non c'entra per nulla. 

Non è un caso che a lamentarsi di più di questa situazione, invocando un'Europa sempre più unita, siano i piccoli stati che da questa assenza dell'Europa hanno di più da perdere, come dimostra l'editoriale sul New York Times dell'ex premier belga Guy Verhofstadt. Putin è il punto visibile delle forze che spingono la faglia verso un nuovo accordo mondiale tra Usa e Russia per esportare insieme sicurezza nel mondo. Ma questa sicurezza ha bisogno di risorse, di risorse materiali, di capitali fissi, ossia di investimenti e di occupazione che consentano di sostenere e di creare insieme un nuovo welfare, che solo può essere fondato su una fiscalità che può essere creata solo da un ritorno, profondo e immenso, all'industrializzazione, sconfiggendo la finanza divoratrice di ricchezza che crea disoccupazione, anomia sociale, caduta del consenso. 

Il capitale finanziario internazionale cerca di frenare il mutamento della faglia. Certo, ha il suo punto di forza nella bifronte Germania, tanto industrialista quanto iperfinanziarizzata (Deutsche Bank insegna). Ma non basta più, deve crearsene di nuove di queste forze che non vogliono il mutamento della faglia. Ed ecco spuntare i Macron, i Letta, i grandi ritorni dei Prodi e dei Clinton, e via discorrendo. Gli spiriti maligni si agitano, e invadono come un forte vento case che rischiano di non essere più abitate.

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COMMENTI
18/05/2017 - completamento al commento per Sapelli e Berti (ALBERTO DELLISANTI)

Occorre quindi costruire i Macron. Anche gli Enrico Letta, visto che Renzi è sub iudice a causa del suo prepotente strafare. E non si sa se il Super Gotha lo riconfermerà, o meno, dopo la battaglia campale che sta combattendo sul povero suolo italiano da Neo Segretario del Partito Democratico Renzizzato . Lui contro tutti. Complici (in attesa di formalizzare il loro aiuto) sono solo il Berlusca di qui, probabilmente il Pisapia di là. Certamente il Verdini, e l'Alfano (o suo nuovo sostituto da scoprire). Bisogna inoltre riesumare i Romano Prodi che servirono con fedeltà la causa italiana come impostata a New York e a Bruxelles (e non impostata da noi italiani.....) Un riaffacciarsi alla scena italiana, come quello dei Clinton in America..... (Mica basta quel portento della chiacchera che è Obama). Insomma bisogna distruggere Trump. (E i fedeli TG italiani, "La 7" in particolare che vedo quasi ogni giorno, danno per scontato che si arriverà ad un impechement). Bisogna ringraziare il Dr BERTI per il racconto di ieri della "intera storia dei faccia a faccia decisivi tra leader USA e URSS". Come dice la presentazione del "Sussidario", il racconto di BERTI sta a fronte dell'attacco dei vari Washington Post" e " New York Times" d' America, mosso contro Trump "per presunto spionaggio" a favore della Russia. Accusa che "si scontra contro la intera storia di faccia a faccia decisivi tra leader USA e URSS", a partire dai lontani Truman e Stalin.

 
18/05/2017 - L'imperialismo USA dell'ultimo quarto di secolo... (ALBERTO DELLISANTI)

....è anti Russia per definizione. La seconda parte di questo articolo del PROF.SAPELLI è di straordinaria importanza. Questa lettura di oggi - come quella di ieri (17/5) di NICOLA BERTI - sono un'informazione formidabile sul fuoco concentrico che hanno aperto su Donald Trump. Trump ha vinto le elezioni americane in forza del suo essere diverso dall'establishement americano che si è imperialisticamente orientato da cinque lustri in qua. Da Presidente, sta cercando di mettere in pratica una condivisione con i Russi delle soluzioni da dare alle immani tragedie scatenate in medio Oriente e Nord Africa dagli USA stessi, e dagli alleati Arabi Wahabiti(oltre che dai Franco-Inglesi). La Grande Finanza che ha colonizzato il Capitalismo, trasformandolo da Produttivo quale era (artefice delle crescite americana ed europee da Lisbona fino a Berlino) in Capitalismo Finanziarizzato Speculativo, concentrato in un punto unico di SUPER COMANDO dei due Continenti Nord Atlantici. La relativa sede è a New York, e via via in Berlino Francoforte e Bruxelles, e in Londra e Parigi. La Germania è bifronte (dice Sapelli) con un Capitalismo Industrialista (evviva) ma pure Iper Finanziarizzato. Da sola, non può bastare all'establishement imperialista americano per sconfiggere il nuovo che Trump ha portato nelle relazioni internazionali. (Compreso - è bene ricordarlo - l'interessante nuovo corso che ha intavolato con la Cina).