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Economia e Finanza

SPILLO/ Quei derivati scomodi per Padoan e Draghi

La Corte dei Conti ritiene contesta l'operato dei dirigenti del Tesoro sulla vicenda dei derivati sul debito pubblico italiano. Il commento di GIANFRANCO D'ATRI

Pier Carlo Padoan (Lapresse)Pier Carlo Padoan (Lapresse)

Il re è nudo: la contestazione formalmente mossa dalla Corte dei Conti ai direttori del Tesoro, Cannata, LaVia, Grilli, Siniscalco, e alla Morgan Stanley, per aver sottoscritto un contratto derivato capestro per le casse dello Stato, dimostra con che modalità l'interesse pubblico non sia stato tutelato dai soggetti apicali che nel tempo hanno gestito l'indebitamento dello Stato. La commistione decisionale pubblico-privata nelle scelte finanziarie è stata pienamente dimostrata, almeno in questo caso, dagli accertamenti effettuati dai procuratori che hanno formalizzato le contestazioni nei giorni scorsi, dopo aver valutato le spiegazioni fornite dagli interessati. La fase difensiva degli indagati è ancora in corso e sulla loro effettiva responsabilità contabile non possiamo esprimere un giudizio. Ma, in questo caso, non possiamo neppure esprimere l'auspicio che venga dimostrata la loro innocenza: se condannata, Morgan Stanley dovrà rifondere circa 3 miliardi di euro al bilancio statale, cifra che corrisponde a due anni di reddito di inclusione per 400 mila famiglie.

Forse potrebbe essere più difficile riscuotere il miliardo di euro e più dalle persone fisiche, ma anche in questo caso non pare che alcuni indagati versino in stato di disagio economico. Grilli e Siniscalco, dopo aver servito lo Stato, hanno ottenuto un ben miglior trattamento economico da parte delle banche d'affari - JPMorgan Chase e Morgan Stanley - loro ex controparti .

A prescindere dall'esito giudiziario, quindi, siamo in grado di confermare, semplicemente sulla base delle informazioni derivate dalle indagini della Corte, quanto su questo giornale avevamo scritto relativamente alla complessiva gestione del debito pubblico - ricordiamo di oltre 2200 miliardi! - e non solo dei derivati. Al Tesoro, i funzionari dello Stato sono stati per decenni succubi dello strapotere, almeno organizzativo, delle banche internazionali nella definizione di tassi e condizioni.

Se nel caso specifico la Corte ha individuato prove idonee a far proseguire un'indagine, in tutte le altre occasioni probabilmente i legali delle banche d'affari sono stati più attenti o gli archivi del Tesoro non hanno offerto piena documentazione, ma i dubbi ricevono ora conferme.

E proprio dal lavoro della Corte scaturiscono anche nuove domande. Innanzitutto, la richiesta "impossibile" di un miliardo di euro alla Cannata, attuale direttrice del Debito pubblico, sembra individuare un capro espiatorio in chi ha portato a termine il contratto con Morgan Stanley, determinando il compimento del danno. Ma la genesi dello stesso risale al 1994. E chi era il Direttore Generale del Tesoro in quell'anno se non l'attuale Governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi? Evidentemente i giudici della Corte non hanno rilevato elementi giuridicamente rilevanti per contestargli un danno erariale, ma esiste anche una responsabilità "professionale". Chi ha gestito in anni cruciali l'andamento delle finanze pubbliche e, subito dopo, è stato vicepresidente della Goldman Sachs, potrebbe chiarire i dubbi che l'inchiesta indirettamente solleva.

Sarebbe anche arrivato il momento che il Parlamento prendesse sul serio le risultanze delle audizioni, gli accertamenti della Corte dei Conti e la disastrata situazione finanziaria nazionale e costituisse una Commissione permanente di inchiesta sul debito pubblico. Purtroppo, la situazione politica sembra non idonea ad affrontare oggi questa questione, ma, in attesa di approfondimenti complessivi, potremmo apprezzare che l'attuale direttrice Cannata assumesse un diverso incarico e che Morgan Stanley fosse rimossa dall'elenco speciale di consulenti del Tesoro per la gestione del debito. E per fare questo basta una decisione del ministro Padoan.

Nota: Qui le risposte del Tesoro a marzo 2015.

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