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GEO-FINANZA/ Usa e Russia, due speranze per l'Italia dopo il G20

Il G20 di Amburgo, pur con i suoi limiti, è riuscito a ottenere dei risultati economicamente importanti e che potrebbero anche aiutare l’Italia, spiega CARLO PELANDA

Donald Trump (LaPresse) Donald Trump (LaPresse)

Il G20 è un forum dove le nazioni accettano di contribuire a una gestione ordinata del mercato globale, cioè a dirimere per via diplomatica e non con guerre commerciali le loro divergenze. Lo scopo dei summit periodici è quello di confermare tale posizione comune più che di prendere decisioni operative. Il G20 di Amburgo ha ottenuto tale scopo, quest’anno molto importante. Tutte le nazioni del mondo esportano in America più di quanto importino e per questo il mercato statunitense è il motore della domanda globale: la sensazione che la nuova Amministrazione Trump volesse mettere barriere all’importazione ha generato paura. Ma l’America si è impegnata a mantenere aperto il suo mercato, ponendo solo la condizione di un riequilibrio (via accordi bilaterali) del dare e dell’avere tra nazioni per ridurre e/o bilanciare l’enorme deficit commerciale.

In particolare, la sigla nei mesi precedenti dell’accordo di libero scambio tra Ue e Canada (Ceta) e l’annuncio prima del summit di quello tra Ue e Giappone (Jeepa) ha fatto capire a Washington che avrebbe rischiato l’isolamento se non avesse tenuto posizioni morbide. Così non è stato al riguardo dell’accordo mondiale del clima siglato a Parigi nel 2016, da cui l’America è uscita. La posizione statunitense contrappone alla riduzione dell’impiego di combustibili fossili la loro continuità, solo meno contaminante. Ciò dipende dalla nuova strategia d’influenza attraverso l’esportazione di gas e petrolio. Applicata un giorno prima del summit G20, in Polonia, dove Trump ha garantito la protezione militare ed energetica alle nazioni dell’Europa orientale sia timorose della minaccia russa, e della dipendenza energetica da Mosca, sia vogliose di formare un gruppo entro l’Ue sotto ombrello statunitense, meno condizionato da Berlino.

Grazie a questa posizione di forza, poi, Trump e Tillerson hanno potuto dialogare con Putin e Lavrov in modi concreti tra potenze. Al riguardo della Siria, probabilmente, Trump ha riconosciuto che è zona d’influenza russa in cambio di uno spazio per i ribelli anti-Assad e anti-iraniani a favore dei suoi alleati sauditi. Al riguardo dell’Ucraina qualcosa di pacificante è successo, anche perché più interessati a convergenze ed equilibri in materia di petrolio, forse l’America più generosa in materia e sulle sanzioni economiche se Mosca ridurrà la convergenza con la Cina.

L’Italia? Irrilevante a questo livello per l’eccessivo basso profilo del governo, ma la sua economia sarebbe la più favorita nella riapertura del mercato russo, ora più probabile.

www.carlopelanda.com

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