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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ La tattica Ue dietro gli sconti all'Italia

L’Ue si prepara a varare bad bank nazionali come se avesse realizzato che le regole sul bail-in sono irrealistiche. Intanto, però, ricorda PAOLO ANNONI, l’Italia ha pagato pegno

Pier Carlo Padoan (Lapresse)Pier Carlo Padoan (Lapresse)

L’incontro dei ministri delle Finanze dei Paesi membri dell’Unione europea di ieri ha avuto tra i principali temi le regole e le modalità con cui le banche europee e gli stati nazionali dovranno far fronte al problema delle sofferenze bancarie. Si è ipotizzata la creazione di società di gestione nazionali che possano comprare crediti deteriorati dal sistema bancario. La questione principale per evitare che si tratti di aiuti di stato è il prezzo a cui vengono comprati dalle banche; per risolvere questo problema la commissione stabilità delle regole entro l’anno. In ogni caso si ribadisce la necessità del sacrificio degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati. È inutile ricordare che la riunione si è svolta a pochi giorni dal salvataggio italiano delle banche venete che ha suscitato molti malumori per una violazione delle regole europee contro gli aiuti di stato, in questo caso nei salvataggi bancari. Regole, è sempre utile ricordarlo, entrate in vigore dopo che molti stati europei, inclusa l’Olanda di Dijsselbloem, hanno salvato i loro sistemi bancari post-2008 con interventi pubblici clamorosi.

L’Italia del 2008 aveva un sistema bancario che veniva considerato retrogrado e poco esposto alla finanza derivata e ai mercati finanziari. Infatti, il sistema bancario italiano ha retto molto, molto, meglio di molti altri sistemi bancari europei al fallimento di Lehman Brothers; persino chi scrive ricorda come nell’autunno del 2008, in un mercato tramortito dalla crisi, la solidità del sistema bancario italiano si era fatta strada tra i principali quotidiani economici continentali. La crisi sistemica del sistema bancario italiano non è frutto, principalmente, delle ruberie di un certo management che certo non ha fatto bene e che deve essere duramente punito, ma della crisi del 2012 seguita all’austerità folle e senza senso europea. Una crisi inoculata, via austerity, al solo sistema italiano come tutti già provato dalla crisi del 2008. Le responsabilità, gravi o molto gravi, dei singoli manager non spiegheranno mai una crisi che è palesemente sistemica. Nessuno può pensare che un sistema bancario possa reggere senza conseguenze a un calo della produzione industriale del 20%. Individuare le responsabilità nei manager è giusto e dovuto, ma è il collasso del sistema produttivo il vero responsabile.

Le crisi sistemiche non si sono mai risolte e non si risolveranno mai con i soldi dei privati che presuppongono una fiducia nel sistema che appunto non esiste più. Gli Stati Uniti, patria del libero mercato, hanno risolto la loro crisi sistemica del 2008 nell’unico modo possibile e cioè con i soldi dello Stato e dei contribuenti e, se domani ci fosse ancora bisogno, faranno la stessa cosa. Nessuno, né Goldman Sachs, né Jp Morgan, né Morgan Stanley si è fatto avanti per salvare Lehman Brothers o Freddie Mac e nessuno si è sognato di far pagare i “risparmiatori” (l’ad di Lehman Brothers non ha fatto un giorno di galera e si è tenuto tutti i soldi tra l’altro). Nessuno si è sognato di rispondere con l’austerity colpendo a caso stati americani.

Dovremmo chiederci come mai l’Europa abbia chiuso un occhio sull’ultimo salvataggio italiano proprio ora e nonostante due anni di rigidità che sono costati all’Italia moltissimo in termini di fiducia. Oggi dobbiamo chiederci come mai l’Europa parli di società nazionali per l’acquisto di sofferenze con il prezzo che varia da Paese a Paese a seconda delle prospettive economiche. L’Europa ne parla perché con le attuali regole europee non si potrà mai risolvere nessuna crisi sistemica. Le regole europee cadranno quando la prima banca tedesca o francese, in una crisi sistemica, avrà bisogno di essere salvata nell’unico modo possibile e cioè con i soldi pubblici. I contribuenti tedeschi pagheranno, ma un po’ meno perché sono tedeschi e quelli italiani un po’ di più perché sono italiani e lasciamo perdere per carità di patria cosa succederà a quelli greci. Poi tutti, come sempre, dovranno competere ad armi pari con le stesse leggi, la stessa valuta, gli stessi tassi di interesse, ma tasse diverse.

L’Europa delle grandi regole è sempre di più l’Europa delle grandissime eccezioni anche in banca. Nel caso bancario le eccezioni sono più facili perché le regole sono irrealistiche. Pazienza se nel frattempo l’Italia ha pagato, tanto più se, anche, per proprie gravi leggerezze.

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