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SPILLO/ Mps, Widiba e i tagli che le banche si "autoproducono"

Widiba, banca on line di Mps, ha presentato l'apertura di nuove filiali virtuali. Il mondo bancario sta cambiando in fretta. Il punto di SERGIO LUCIANO

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Se fosse stato un costruttore di carrozze a cavalli il finanziatore di Barsanti e Matteucci nella realizzazione del prototipo del motore a scoppio, sarebbe passato alla storia come un pazzo autolesionista o come un lungimirante visionario? Domanda impossibile, perché i due ingegneri di Firenze che tra il 1845 e il 1853 svilupparono quel prototipo autofinanziandoselo. E oggi una banca che investa nelle tecnologie che la condurranno a poter chiudere i nove decimi delle sue filiali fisiche rendendo superflui gli otto decimi dei suoi organici, è un'azienda autolesionista o una visionaria?

Una risposta fattuale alla domanda la stanno dando le poche banche sveglie del mercato, che stanno appunto dandosi da fare nello sviluppo di tecnologie anti-sportelli. È stato ieri il caso del Monte dei Paschi di Siena, da pochi giorni banca dello Stato a tutti gli effetti, che ha presentato la nuova generazione della sua banca on-line, che inizierà da settembre la sperimentazione di un visore in grado di potenziare l'esperienza (tanto per usare questo termine abusato dalla gnagnera imperante del marketing) del cliente che da casa voglia "sentirsi come in filiale". Vien quasi voglia di scomodare "Lo Stato innovatore" di Mariana Mazzuccato, il bel libro che ricorda (o rivela, ai più somari) quanto sia sempre stato determinante l'investimento pubblico, anche nei liberisti Stati Uniti d'America, per rendere possibili le grandi innovazioni. Ecco: oggi l'MSS (Monte statale di Siena) finanzia la nuova generazione degli sportelli bancari virtuali. 

Il capo di Widiba - così si chiama la divisione digitale di Mps lanciata dal tandem Profumo-Viola quando venne mandato a commissariare Siena, ormai 4 anni fa - si chiama Andrea Cardamone ed è uno dei pochi che in questo Paese ha avuto vista lunga in materia, riuscendo a lanciare Webank, la banca on-line del gruppo Popolare di Milano-Verona, in un'epoca in cui anche gli istituti più grandi erano cautissimi, e a farlo dall'interno di un'azienda torpida, ipersindacalizzata e passatista com'era appunto la Milano.

In concreto, però, queste banche che stanno "costruendo il futuro" stanno anche scavando la fossa al loro organico, quasi senza rendersene conto o fingendo di no. E anche i sindacati bancari non possono che incassare senza fare una piega periodici annunci di tagli. Dissimulando sul problema in genere e negoziando sui dettagli. In verità, è come se l'industria del credito fosse ancora incredula di quanto sta vivendo. Come uno che si riprende dal coma dopo una botta in testa. 

Banchieri e sindacalisti sanno da tempo che il loro modello di business è quasi del tutto compromesso: tra tassi bassi che riducono a pochissima cosa il margine da interessi, e disintermediazione operativa delle filiali a opera di interfacce web che in tutti i servizi ex-bancari sono automatiche, efficienti e gratuite, i banchieri non sanno più dove fare fatturato e i sindacalisti non sanno più come provare a difendere i posti di lavoro.

Non aver previsto tutto questo e predisposto in tempo le difese è segno della distanza che si era accumulata nei decenni tra queste categorie - banchieri e bancari - e la realtà. Basti pensare che il settore creditizio non ha ammortizzatori sociali: perché i banchieri ritenevano che i loro pochi esuberi non sarebbero mai diventati un fenomeno di massa e che avrebbero sempre potuto essere trattati come un problema minore, da risolvere con accordi minimali tra amici all'ufficio del personale.

Con tutta evidenza non è così. Non lo sarà. La categoria dei bancari inizia a essere falcidiata dai tagli. La riconversione a funzioni nuove e diverse rispetto a quelle rese inutili dalla tecnologia è un mantra sindacale, ma all'atto pratico o si rivela un'opportunità fasulla o un dispendio sterile. Opportunità fasulla per esempio il travaso di migliaia di ex bancari in funzioni commerciali attive come quella dei promotori finanziari: anch'essa una categoria che, seppur non in crisi, essendo incalzata com'è dal robo-advisory, non programma di rispondere a una domanda di servizi probabilmente in crescita con un'offerta di manodopera in simmetrica espansione, ma semmai di rendere più efficiente la giornata-tipo dello stesso organico attuale… Opportunità fasulla quella di riconvertire impiegati di filiale cinquantenni a vendere case o contratti di factoring: non sanno farlo, e si tratta comunque di attività di mediazione…a loro volta disintermediate dal web. Dispendio sterile riqualificare il personale con formazioni mirate a settori che non assorbono.

E dunque? Dunque lo stillicidio dei tagli continuerà, nemesi storica per una categoria che si considerava intoccabile, protetta com'era da un monopolio regolamentare che teneva l'industria creditizia al riparo dalla concorrenza, e invece stava scivolando lentamente nella crisi più nera. Ma questa nemesi è anche un veleno socio-economico potentissimo, purtroppo: non solo per il danno occupazionale diretto che genera, problema collettivo di per sé; ma anche perché deteriora ulteriormente i rapporti già tesi tra la clientela e le banche, dove sempre più spesso gente svogliata e sgarbata maltratta clienti diffidenti e infastiditi, in un circolo vizioso di disaffezione reciproca che sta accelerando la stessa crisi che lo ha determinato.

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