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Economia e Finanza

ALITALIA/ Le "genialate" da evitare dopo il commissariamento

In questi giorni si è tornati a parlare di Alitalia e non mancano ipotesi sul suo futuro che, spiega GUIDO GAZZOLI, occorre evitare accuratamente di realizzare

Alitalia, LapresseAlitalia, Lapresse

Altra settimana di fuoco su Alitalia, che sembra fare il paio con gli incendi che investono l’intero Paese, nel quale si scopre che, a causa delle decimazioni decise dal Governo sul corpo della Guardia Forestale, di 23 elicotteri antincendio ben 18 non possono essere usati. Il paragone non è proprio fuori luogo, già che la questione dell’ex compagnia di bandiera è un disastro annunciato da decenni e al quale ogni Governo ha sottratto le possibilità di poter risolversi in forma logica per intraprendere un circolo di nefandezze, attraverso una serie incalcolabile di provvedimenti, per le quali si può ben affermare che se una ipotetica “potenza economica nemica” avesse avuto piena libertà di azione oggi Alitalia starebbe meglio.

Ora si riscopre la perdita di circa 1,3 milioni al giorno, in questo 2017, e il piano di azione non è ancora chiaro (come non succede ogni volta che in crisi entra qualche banca… ), ma ormai il ventaglio delle soluzioni rischia di espellere quella più logica. Se si vivesse in un Paese serio la rinazionalizzazione costituirebbe la soluzione del problema per varie ragioni: in primis perché costerebbe molto di meno del salvataggio di una banca e anche perché, essendo un Paese in cui la risorsa principale, dato i continui harakiri economici, pare ormai essere il turismo, privarsi del controllo di una propria compagnia aerea rischia di dirottare i flussi turistici verso altre zone del mondo... a meno di non chiamare un taxi (le vompagnie di ventura low cost) e, nel pieno della tradizione tutta italiana, pagare il conto e riempire le casse di Paesi stranieri.

Ma i recentissimi esempi, gli abbracci tra Delrio, Riggio e O’Leary, al quale manca solo il conferimento della cittadinanza ad honorem per quanto combinato dalla propria compagnia aerea nell’unico Paese che gli ha spalancato le porte (gli altri chissà perché, pur appartenendo al mercato Ue, le hanno chiuse per le evidentissime violazioni legislative), ci hanno ampiamente dimostrato che al peggio non c’è mai fine.

E allora ecco che spunta, pardon rispunta, anche la vecchia idea dello spezzatino che, per un Paese di grandi tradizioni gastronomiche pare proprio quella giusta, a detta di chi la propone, ovviamente. Il tutto si realizzerebbe attraverso la vendita dei servizi di terra separatamente all’attività di volo: in pratica Alitalia si ridurrebbe a una flotta con relativi equipaggi e niente più. Mentre i servizi verrebbero gestiti da società (una o più) decisamente low cost. La flotta sarebbe ceduta ad Air France e Delta, che di fatto diventerebbero i nuovi padroni del traffico aereo italiano.

Il piano di mantenere Alitalia completamente italiana, nonostante gli enormi vantaggi specie se si pensa a un campo dove il nostro vettore costituisce uno dei pochi esempi di perdite finanziarie in un settore dove invece si sta vivendo una stagione d’oro, pare al momento non godere di molte chances. Nonostante i 70 anni di esperienza nel settore e le maestranze dotate di un know-how che, seppur non più paragonabile a quello di anni fa, rimane notevole. Aggiungiamo che ciò potrebbe anche far nascere un’integrazione con il sistema ferroviario e soprattutto l’alta velocità che di fatto creerebbe un’osmosi invidiabile ancor oggi. Considerato anche che l’Italia è ancora uno dei principali mercati europei per traffico aereo: dato conosciutissimo da anni e che ha attirato le politiche di altri Paesi per distruggere Alitalia. Si pensi al fatidico ‘98 e le inique imposizioni dell’Ue su di un’alleanza (Alitalia-Klm) che avrebbe fatto nascere la più grande compagnia aerea ruropea, con due hub, Malpensa e Fiumicino, ambedue al centro di aree strategicamente e commercialmente importanti (l’Europa e il Mediterraneo).

Ma, dopo quell’anno horribilis, non c’è stato più bisogno di manovre lobbistiche, visto che siamo stati maestri, in questo come in altri settori dell’economia, nel farci male da soli. Piccolo particolare in chiusura : ovviamente le manovre sopra descritte comporteranno altri esuberi e i lavoratori, ancora una volta, saranno gli unici a pagare il conto di questo ennesimo harakiri, pardon...Alikiri!

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