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I NUMERI/ Italia, dall'Ue il controcanto allo storytelling renziano

La Commissione europea offre un'immagine dell'Italia e della situazione dei suoi giovani completamente diversa da quella presentata da Renzi. SERGIO LUCIANO

Matteo Renzi (Lapresse) Matteo Renzi (Lapresse)

Svogliati e sfiduciati. Altro che "Avanti". La fotografia che "l'Indagine 2017 sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa" restituisce dell'Italia e degli italiani giovani è l'esatto opposto della narrazione renziana (il famoso "storytelling"), ripetuta dall'ex premier nei tre anni del suo governo e consacrata nel suo recente libro. Purtroppo, un vero e proprio controcanto. Nella fascia anagrafica tra i 15 e i 24 anni quasi un giovane su 5, in Italia, non ha e non cerca un'occupazione, ma non è neanche impegnato in alcun percorso di studi o di formazione. Sono i cosiddetti "Neet" (sigla in inglese che sta per "not in education, employment or training), che costituiscono un problema socio-psicologico oltre che economico. Ragazzi che non sperano più in niente, terreno colturale perfetto per ogni genere di devianza. In questa fascia sociale l'Italia di Renzi conquista un triste primato europeo: il 19,9%, contro una media continentale dell'11,5%.

Ma sono anche altre le verità sorprendenti che lo studio rivela. Per esempio che il nostro Paese, al contrario dell'immagine burocratico-statalista che ne viene data, è quello in cui il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d'Europa (più del 22,6%), mentre il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) fra 2015 e 2016 è salito, uno dei tre casi europei, con Estonia e Romania.

Il maquillage del Jobs Act ha ridotto un pochettino nel 2016 la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni abbassandola al 37,8% dal 40,3%, ma la percentuale rimane la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%). Altro luogo comune sfatato dai numeri: che la nostra sia ancora la patria del "posto fisso". Chi trova un lavoro oggi, in realtà, lo trova precario o atipico in più del 15% dei casi, mentre la patria della flessibilità contrattuale, la Gran Bretagna, vede questa percentuale a quota 5%. Il combinato disposto di tutto questo è che i giovani italiani vanno a vivere da soli e, soprattutto, fanno figli tra i 31 e i 32 anni, cioè a un'età più avanzata rispetto a una decina di anni fa e molto oltre la media Ue, che si attesta intorno ai 26 anni.

Fin qui le cifre dell'Indagine europea. Come sempre, non scarseggerebbero - se solo valesse la pena cercarli - gli analisti di regime pronti a confutare queste rilevazioni, o le interpretazioni che di esse l'indagine dà. E la cosa trae alimento, oggettivamente, dalla complessiva inaffidabilità che sempre più spesso traspare dalle statistiche istituzionali, sospette alternativamente di essere o filogovernative o sfasciste. Basti pensare al balletto delle cifre sul lavoro andato in scena per tre anni tra Inps e ministero del Lavoro, disorientando non solo l'opinione pubblica, ma anche gli addetti ai lavori.

Oltretutto in Italia l'analisi statistica sociale è complicata molto dalla potenziale distanza che c'è tra i rilievi a campione o induttivi e la realtà. In un buon terzo del Paese - quello che sta bruciando in questi giorni per i roghi dolosi appiccati, si dice, anche da frange deviate delle ex guardie forestali - gli accertatori statistici si accontentano di sintesi di fantasia proposte loro dagli interpellati, senza nessun elemento a riscontro. Mandrie che diventano "due mucche", decine di lavoratori in nero che vengono registrati come quattro regolati…

Questo è il Paese in cui i rilievi fotogrammetrici dell'Agenzia del Territorio dieci anni fa riscontrarono visivamente, dall'alto, l'esistenza di due milioni di immobili non accatastati. Due milioni! Significa 250 immobili per comune, ufficialmente ignoti ai sindaci come ai loro vigili urbani! Ecco: cercare certezze statistiche in un Paese del genere è veramente arduo, ma di fronte allo "storytelling" trionfalistico del governo, un controcanto istituzionale, come quello che arriva dall'Europa, è per questo ancor più opportuno. 

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