BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA E POLITICA/ Il “gioco al massacro” che affonda l’Italia

Per l’Italia non è un momento politico facile. E questa situazione rischia di avere conseguenze economiche piuttosto gravi per il Paese, spiega STEFANO CINGOLANI

Lapresse Lapresse

La maggioranza perde pezzi uno dopo l’altro. Sarà la forza d’attrazione del già Cavaliere che, lo ha detto lui stesso, ha sette vite come i gatti; sarà il miraggio di un sistema proporzionale puro che può dare un seggio anche ai fili d’erba non solo ai cespugli; fatto sta che la maggioranza si riduce ai minimi. Tutto questo governo, d’altra parte, va avanti con il minimo comune denominatore. La legge sullo ius soli è stata rinviata all’autunno, decisione saggia, forse inevitabile, ma è chiaramente la premessa per un rinvio sine die. In autunno il Parlamento sarà intasato di provvedimenti, e la carta del voto di fiducia dovrà essere giocata con grande circospezione, probabilmente riservandola alla Legge di bilancio.

Anche nel caso della politica fiscale, la tendenza prevalente è di ridurla al minimo indispensabile: qualche taglietto qua e là tipo quelli della cosiddetta spending review che nessuno ha davvero visto né sentito; un paio di ritocchi alle imposte per accontentare le categoria di elettori più sensibili; aggiustamenti di facciata al bilancio (window dressing direbbero a piazzetta Cuccia). Et voilà il gioco è fatto.

Se il calcolo è questo, ebbene i minimalisti hanno già sbagliato i conti. Facciamo un passo indietro e vediamo come va la congiuntura. Gli ultimi segnali sono positivi e il prodotto lordo, se le cose non peggiorano di qui a fine anno, dovrebbe chiudere meglio del previsto con una crescita dell’1,3 o 1,4 per cento. Ma, se non ci sarà un qualche miglioramento nei prossimi mesi, anche il debito pubblico continuerà a salire tanto da mettere in pericolo la promessa solenne di ridurlo o per lo meno fermarlo, fatta dal governo a Bruxelles e agli elettori italiani. È vero che il senso comune populista se ne infischia del debito, anzi chiede allo Stato di pagare per tutto e per tutti (dai soci delle banche popolari ai giovani che non hanno il lavoro e non lo cercano), ma persino le fake news hanno le gambe corte.

Una Legge di bilancio minimalista, approvata da una maggioranza minima a pochi mesi dalle elezioni, non è esattamente quel che si aspettano non solo gli eurocrati dell’Ue e della Bce, ma soprattutto quelli che nelle borse internazionali debbono convincere anche le vedove scozzesi a comprare titoli italiani. Questo vale ora che c’è il Fiscal compact, ma valeva anche prima, per non parlare dei tempi della lira. Chi ha i capelli bianchi o chi ha letto qualche libro ricorderà la seconda metà degli anni Settanta quando l’Italia venne salvata dal Fondo monetario internazionale e come garanzia di un prestito da parte della Bundesbank dovette consegnare lingotti d’oro. Non fu solo una firma sotto un pagherò, sia chiaro; fu una spedizione fisica, con tanto di treno blindato da Roma a Francoforte. Anni dopo il Tesoro ricomprò l’oro e oggi nei sotterranei della Banca d’Italia si possono ancora vedere i lingotti con impresse le insegne della banca centrale tedesca (allora era la Repubblica Federale).

La merce che più conta sul mercato, nei rapporti tra imprese, banche, consumatori, famiglie, cittadini, è la fiducia e questa merce nella Italia di oggi è scarsa quanto l’acqua nei periodi di siccità. Il bilancio di questa legislatura, del resto, è quanto mai magro. La ripresa è arrivata con almeno due anni di ritardo rispetto alla media europea, la Spagna ha un tasso di crescita superiore al nostro, mentre il debito pubblico rispetto al prodotto lordo è inferiore solo a quello della Grecia. Il continuo aumento del debito in quantità, mese dopo mese, appare quasi come un mistero della politica fiscale italiana a meno di non concludere che è fallito il tentativo di ridurre la spesa corrente.

Le affermazioni del governo, in particolare del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, secondo il quale la spesa improduttiva è stata limata di 25 miliardi di euro, sono vere solo a metà, perché quel che è uscito dalla porta è rientrato poi dalle mille finestre spalancate dello Stato centrale, delle regioni, dei comuni. Difficile convincere chiunque che l’Italia sia sulla buona strada per risanare i conti pubblici.

Questa legislatura lascia, dunque, alla prossima un’eredità difficile che potrebbe persino peggiorare. La campagna elettorale è già cominciata e ruota già attorno all’usuale caccia al colpevole estendendo a ritroso l’intervallo di tempo almeno fino all’inverno 2011-2012: chi è stato il peggiore tra Monti, Letta e Renzi? Monti il salvatore dall’abisso a suon di tasse che ha provocato una seconda recessione dopo quella del 2008-2010; Letta, consumato dalla prudenza, che non è riuscito a risalire dal crollo; Renzi, partito a razzo per cambiare tutto e tutti, ma affondato da una contradditoria coalizione controriformista, un cartello dei No che egli stesso a contribuito a far cementare.

Insomma, si sta mettendo in scena un altro gioco al massacro tutto interno alla classe politica per far contenti i professionisti della chiacchera. Ma c’è qualcuno che abbia qualche idea su che cosa fare nella prossima legislatura?

© Riproduzione Riservata.