BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

INCHIESTA ALITALIA/ Quei 24 miliardi che regaliamo alle compagnie straniere

UGO ARRIGO è riuscito a calcolare il valore dei voli aerei da e verso l’Italia. Un dato interessante anche a fini del dibattito sul futuro di Alitalia quanto mai incerto

Alitalia, LapresseAlitalia, Lapresse

ALITALIA. Quanto spendono in un anno gli italiani per volare sui cieli italiani e verso mete straniere? E gli stranieri per volare verso l’Italia? Il dato non è noto, apparentemente neppure agli addetti ai lavori, in quanto la spesa è ripartita tra una molteplicità di compagnie aeree delle quali la maggior parte è straniera. Tuttavia esso è di elevato interesse anche ai fini della discussione sul futuro di Alitalia e le politiche che hanno per oggetto il settore dei trasporti e quello contiguo del turismo. Ci troviamo inoltre in un anno di elevata crescita del mercato, a due cifre per alcuni segmenti, valori che non si vedevano dalla seconda metà del decennio ‘90, negli anni della completa apertura del mercato.

Nei primi sei mesi del 2017 i passeggeri da e per i paesi dell’Unione Europea sono aumentati del 10,3% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, quelli da e per i paesi extra Unione del 7,6%, le merci via aerea addirittura di quasi il 12%, un valore mai visto negli ultimi due decenni. Solo il segmento domestico passeggeri è sulla cifra assai più ridotta del 2%. Cosa comportano queste cifre per il fatturato delle compagnie aere che servono l’Italia?

La determinazione del valore del mercato del trasporto aereo incontra serie difficoltà a causa delle limitate statistiche disponibili. Storicamente il trasporto aereo è stato misurato contando a cura dei gestori aeroportuali i passeggeri e le tonnellate di merci al momento dell’imbarco e dello sbarco. Questo metodo comporta due problemi: (1) il doppio conteggio, in partenza e arrivo, di chi viaggia su rotte nazionali; (2) la non rilevazione dei km volati. È evidente che un passeggero su una rotta intercontinentale di 8.000 km non può valere come un passeggero su una rotta nazionale di 600 km. Fortunatamente da diversi anni a questa parte l’Istat richiede ai gestori aeroportuali di rilevare anche le distanze percorse. Sappiamo in questo modo che nel 2015 i passeggeri del mercato italiano hanno volato complessivamente per 209 miliardi di km e le tonnellate di merci per 3,9 miliardi. Dividendo la prima cifra per i 128,4 milioni di passeggeri effettivi, dopo aver corretto per il doppio conteggio, otteniamo una distanza media volata di 1.628 km e dividendo la seconda cifra per le 941 mila tonnellate di merci otteniamo una distanza media volata di 4.131 km.

Questi dati sono di elevato interesse, tuttavia per misurare il mercato in valore occorre moltiplicare i km volati per gli yield, i proventi unitari al km i quali sono molto differenziati per segmento di offerta e per anche per compagnia. Una prima stima, molto aggregata, può essere la seguente: dato che per Alitalia lo yield medio passeggeri nel 2015, ricavi ancillari compresi, è stato di 7,5 centesimi al km, se tale dato valesse per tutto il mercato esso porterebbe a un importo globale per tutti i passeggeri pari a 15,7 miliardi di euro. Tuttavia, essendo interessati all’anno 2016 e anche ai distinti segmenti del mercato, è preferibile una stima disaggregata, presentata nella Tabella 1.

Nella tabella gli oltre 134 milioni di passeggeri del 2016 sono ripartiti in quattro distinti mercati: quello domestico, l’europeo, l’intercontinentale a medio raggio (Africa mediterranea e Medio Oriente), e il lungo raggio. Utilizzando distanze medie per ognuno, stimate in base a dati A.E.A. riferiti ad Alitalia e agli altri vettori tradizionali che servono il nostro Paese, abbiamo convertito i passeggeri in passeggeri km: il segmento domestico pesa per 18 miliardi di km sui quasi 220 totali, quello europeo per 108 e l’intercontinentale per 93, di cui 71 il lungo raggio. Infine, i passeggeri km sono stati convertiti in valore dei segmenti di mercato applicando yield medi stimati in base alle informazioni desumibili dai bilanci 2016 dei principali vettori che servono ogni segmento. Si ottiene in questo modo che il segmento domestico apporterebbe ricavi ai vettori aerei per 1,8 miliardi di euro, l’europeo per 8 miliardi e l’intercontinentale per 6 miliardi, di cui 4,4 il lungo raggio. Il totale è pari a 15,8 miliardi. A esso va aggiunto il valore generato dal trasporto delle merci che è tuttavia molto più facile da calcolare essendo disponibili prezzi medi a tonnellata dei noli aerei rilevati dalla Banca d’Italia distintamente per i paesi di origine/destinazione. Il contributo del cargo ammonta a 1,8 miliardi per le 999 mila tonnellate complessivamente trasportate, portando il valore totale del mercato del trasporto aereo a 17,6 miliardi nel 2016.

La stima precedente non riesce tuttavia a considerare un segmento del mercato, importante ma nascosto: quello dei voli intercontinentali che si avvalgono di hub situati al di fuori del territorio nazionale. Chi vola verso le Americhe o l’Asia via Londra, Amsterdam, Parigi o Francoforte è infatti considerato nel calcolo solo per il suo primo volo, quello infraeuropeo; il secondo, invece, molto più lungo e con una spesa molto più elevata resta invisibile. A quanto ammonta la domanda totale di voli intercontinentali da e per l’Italia? Un modo per stimarla è di utilizzare le statistiche della Banca d’Italia sul turismo internazionale, elaborate tramite indagini campionarie alle frontiere. Esse classificano infatti gli arrivi per paese di residenza abituale e le partenze per paese di destinazione finale, mentre le statistiche Enac e Istat del trasporto aereo classificano gli arrivi per paese di imbarco e le partenze per paese di sbarco. La differenza tra i due set di dati, riportati nella Tabella 2, ci fornisce una stima della domanda intercontinentale non soddisfatta tramite voli diretti.

Nel 2016 sono venuti in Italia 9,6 milioni di stranieri da altri continenti e si sono recati in altri continenti 7 milioni di italiani, per un totale di 16,6 milioni di viaggiatori e una domanda potenziale di viaggi aerei pari a 33,2 milioni. La domanda effettiva di voli diretti è stata invece di soli 17,5 milioni, mentre la domanda di voli di lungo raggio presumibilmente soddisfatta da altri hub europei è pari a ulteriori 15,6 milioni. Possiamo stimare, in base alle distanze medie e ai proventi medi già utilizzati nella Tabella 1, che essi corrispondano a circa 133 miliardi di passeggeri km e a 8,1 miliardi di euro di proventi.

In tale conteggio manca inoltre il lungo raggio servito verso l’estremo oriente e l’Australia da vettori mediorientali che figura invece classificato nella Tabella 1 solo per la parte di medio raggio tra l’Italia e i paesi del Golfo, senza possibilità di separazione oggettiva dei dati. Se tuttavia ipotizziamo che due terzi degli oltre tre milioni di viaggiatori verso/da gli hub del Golfo Persico proseguano per altri 6 mila km verso l’Asia, allora possiamo portare il valore totale del lungo raggio indiretto dagli 8,1 miliardi già calcolati a 8,8, esattamente il doppio del lungo raggio servito direttamente dall’Italia.

Considerando anche il contributo del lungo raggio soddisfatto da altri hub il valore totale del mercato italiano del trasporto aereo sale a 26,4 miliardi nel 2016, destinati ad avvicinare e probabilmente anche a superare la soglia dei 28 miliardi nel 2017 per effetto degli ottimi tassi di crescita della domanda che si stanno manifestando. Di questi 28 miliardi tuttavia solo 4 miliardi vanno ad Alitalia e alle altre imprese italiane del settore mentre i restanti 24 circa vanno a imprese estere.

Quanta occupazione nazionale stiamo perdendo per il fatto di non essere in grado di intercettare noi una quota più ampia di questi ricavi? Difficile stimarlo, in ogni caso troppa. Più facile stimare invece la flotta totale a lungo raggio necessaria per trasportare tutte le persone interessate all’Italia e gli italiani che vanno verso mete lontane in altri continenti. Utilizzando il parametro di 100 mila passeggeri all’anno per velivolo otteniamo:

- Flotta Alitalia a lungo raggio: 25 unità (dato noto, non stimato);

- Flotta lungo raggio altri vettori che servono direttamente l’Italia: 60 unità;

- Flotta lungo raggio altri vettori che servono l’Italia via altri hub: tra 155 e 175 unità.

La flotta totale a lungo raggio attivata dal mercato italiano è dunque pari a 240-260 unità, dieci volte la flotta di Alitalia della medesima tipologia.

© Riproduzione Riservata.