BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ La bolla permanente che aiuta emiri e giganti del web

Le quotazioni di Borsa, quelle del Bitcoin, i prezzi pagati per calciatori e opere d'arte da emiri mostrano come vi sia una sorta di bolla finanziaria permanente. UGO BERTONE

LapresseLapresse

Si morda le mani chi, per paura o insipienza, non ha frequentato i listini azionari in un magico 2017. La mappa mondiale dei listini segnala quasi ovunque rialzi a doppia cifra rispetto a gennaio. Il titolo simbolo di questa corsa resta Apple, anche se il debutto deludente di iPhone X non ha consentito di infrangere il tetto dei mille miliardi di dollari di valore. Ma anche così il titolo della Mela merita a pieno titolo di entrare nel Guinness delle Bolle, assieme ad altri record stabiliti nel 2017, l'anno in cui il patrimonio di Jeff Bezos, numero uno di Amazon, è arrivato a sfiorare cento miliardi di dollari. 

Ma altre bolle sono maturate in un anno dall'inflazione bassa, per quel che riguarda il portafoglio della gente comune, ma segnato da variazioni da brivido se si segue il fil rouge, all'apparenza bizzarro, tra primati di Borsa, valutazioni alle stelle per l'arte (il Salvator mundi di Leonardo da Vinci), il boom delle quotazioni degli assi del calcio (su tutti, per ora, Neymar) e, naturalmente, il Bitcoin, la Bolla per antonomasia. 

Che cos'hanno in comune fenomeni all'apparenza così diversi? All'origine c'è l'esplosione della liquidità, la medicina adottata dalle banche centrali per fronteggiare la crisi finanziaria del 2008/09. La "carta" immessa nel sistema per contrastare la crisi con iniezioni di liquidità rappresenta oggi circa il 30% del Pil mondiale, cinque volte tanto i valori degli anni Novanta. Un fiume di denaro che rende, tra l'altro, più difficile la selezione tra buoni e cattivi investimenti, favorendo la sopravvivenza di aziende zombie e un'allocazione non ottimale delle risorse. Anche così si spiegano le forti escursioni di prezzo degli asset finanziari, Borsa ma non solo. 

Il fenomeno si inserisce nella cornice di un'economia globale ove capitali, materie prime e lavoro sono ormai protagonisti di un ciclo mondiale. Sono ormai saltati gli steccati di un tempo. Non vale più la regola per cui i capitali erano monopolio dell'Occidente avanzato. La Cina, già fabbrica del mondo, oggi è anche una potenza finanziaria, attiva sulle Borse occidentali. Apple coinvolge nel suo processo produttivo materie prime in arrivo dall'Africa e lavoro del Far East. Così come i produttori di petrolio, a partire dai paesi del Golfo, sono sempre più concentrati sull'obiettivo di diversificare le loro fonti di reddito. E di sfruttare la loro forza finanziaria per diventare protagonisti nell'economia dell'immagine e del turismo. L'acquisto del quadro di Leonardo da parte del principe saudita Mohammed Bin Salman che lo esporrà ad Abu Dhabi in contrapposizione con il nuovo maestoso museo che il nemico Qatar si accinge a varare prima dei Mondiali del 2022 è una mossa strategica, non un capriccio di un ricco annoiato. Così come non lo sono le spese per le superstar del football, l'ingrediente fondamentale dell'economia spettacolo, ove the winner takes it all. Non c'è spazio per chi arriva secondo nella competizione digitale che annulla i vincoli dello spazio e del tempo a tutto vantaggio del più forte: Google, Facebook, Amazon non ammettono concorrenti locali (con l'eccezione dei competitor cinesi).

In questo modo i Big possono disporre di un potenziale finanziario eccezionale e affrontare imprese che, in passato, non erano concepibili senza l'intervento della mano pubblica: l'auto a idrogeno, la guida autonoma, gli sviluppi dell'intelligenza artificiale o le nuove frontiere dello sfruttamento dello spazio sono oggi alla portata dei giganti privati, i veri beneficiari della pioggia di liquidità che ha cambiato gli equilibri dell'economia alimentando una serie di bolle, anzi la "bolla permanente" in cui opera l'economia virtuale che ha già eletto la sua moneta di riferimento: la criptovaluta, il Bitcoin, figlia della liquidità abbondante e bassi rendimenti del vecchio denaro, buona per sfruttare i vantaggi della globalizzazione e, cosa che non guasta, approfittare dell'effetto rarità. 

© Riproduzione Riservata.