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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Se certi poteri snobbano l'Italia e guardano altrove...

Mentre in Italia la campagna elettorale imperversa, i mercati guardano altrove, specialmente a questioni geopolitiche e non tanto finanziarie. MAURO BOTTARELLI

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Mentre i partiti fanno a gara a chi la spara più grossa in fatto di promesse elettorali, ignorando sia le coperture finanziarie delle loro ricette miracolistiche che l'appuntamento di aprile con la manovra correttiva da 3,5 miliardi richiestaci da Bruxelles e messa in frigorifero proprio per l'appuntamento elettorale del 4 marzo, i mitologici mercati cominciano ad avanzare analisi e prospettive. Ieri è stato il turno di una delle istituzioni finanziarie più credibili in fatto di scenari, Ubs, a detta della quale «il risultato delle elezioni del 4 marzo è a oggi, molto incerto, in quanto nessuno potrebbe ottenere una maggioranza assoluta». Accidenti, staranno attendendo il Nobel per l'economia e la scienza politica, nessuno ci era arrivato finora! 

Ironia a parte, per Matteo Ramenghi, analista appunto di Ubs Italia interpellato dall'agenzia Ansa, «i tre scenari più probabili sono, nell'ordine, una grande coalizione centrista, un governo tecnico sostenuto da un'ampia coalizione e un ritorno alle elezioni». Di fatto, anche in questo caso non serviva un moderno Diogene con il suo lanternino. Ma tant'è, vediamo un po'. «Una grande coalizione - spiega Ramenghi - sarebbe ben accolta, perché potrebbe portare a una stabilità politica, mentre un ritorno alle elezioni prolungherebbe l'incertezza e quindi potrebbe pesare sugli asset italiani». In Ubs hanno «una posizione neutrale sull'Italia, mentre manteniamo sovrappesata l'Eurozona rispetto al Regno Unito». 

Per quanto riguarda i titoli di Stato, «i premi al rischio attuali riflettono già l'incertezza politica. La fase economica positiva e gli acquisti di asset della Bce dovrebbero mitigare la volatilità e i premi al rischio sui titoli di stato, non dovrebbero salire sensibilmente da qui alle elezioni». Tra gli scenari che si potrebbero realizzare con le minori probabilità, oltre a un rinvio a nuove elezioni, Ubs indica la vittoria di un singolo blocco politico, definita come «poco probabile» sia che si tratti di centrosinistra, di centrodestra o del Movimento 5 Stelle. Quanto al centrodestra, «sta vivendo un impulso positivo ma molto lontano da una maggioranza, mentre ci sono forti differenze tra i potenziali membri della coalizione, che potrebbero impedire negoziati post-elezioni». Bassa probabilità di avverarsi anche per lo scenario anti-euro, che sarebbe «il più negativo dal punto di vista dei mercati». 

Due sono le ragioni indicate dall'analista interpellato dall'Ansa: «La prima è che non c'è nessun movimento o partito politico che in questo momento faccia campagna elettorale contro l'euro. La seconda invece che i partiti più euroscettici, Lega, Fratelli d'Italia e Movimento 5 Stelle, hanno agende politiche differenti e pochissimi contatti tra di loro, cosa che rende difficile la creazione di una coalizione». Insomma, nulla di illuminante. Nè di preoccupante. Ma la realtà, cosa ci dice? 

Primo, mi tocca ripubblicare l'unico grafico che valga la pena: lo ripeto, chiunque vinca la sera del 4 marzo, cosa accadrà realmente in Italia lo deciderà la Bce, visto che mentre il mondo sta vendendo il nostro debito, l'Eurotower è l'unico soggetto a comprarlo attraverso Banca d'Italia. E, quindi, a mantenere lo spread dov'è ora, come faceva notare Ubs: ovvero, a un livello irreale. 

Secondo, questo altro grafico inguaia non poco la situazione: il breakeven sul decennale Usa ha toccato ieri la mitica quota 2%, quindi qualcosa potrebbe essere in procinto di cambiare nel sentiment? No, la questione riguarda l'unico motore reale del mercato: con mossa inaspettata, sempre ieri la Cina ha rimosso il cosiddetto fattore anti-ciclico rispetto al fixing dello yuan, criterio valutativo imposto dalla Pboc lo scorso maggio per contrastare la volatilità della moneta, attaccare le posizioni speculative (vedi gli shorts) e, soprattutto, limitare gli outflows di capitale. La mossa di ieri cosa significa, quindi? Che quelle tre liabilities sono sparite e che la Cina ha un quadro finanziario-monetario da mondo degli unicorni? No, che il Re è nudo del tutto: Pechino, come già sta facendo con la scusa delle festività per l'anno lunare previste in febbraio, ha ricominciato a pompare liquidità nel sistema. E non in quello cinese, in quello globale: voi lo chiamate "Trump rally", fareste meglio a chiamarlo "rally del Dragone". 

Pensate davvero che ai mercati freghi qualcosa della flat tax o dell'eliminazione del canone Rai con il suo inserimento nel computo della fiscalità generale? Pensate davvero che un eventuale coinvolgimento di Roberto Maroni in un governo di centrodestra per depotenziare la linea di Salvini interessi minimamente a chi opera? L'Italia non ha margini reali di intervento, né di scelta: si muove su un binario prefissato, il quale prevede anche il deragliamento controllato, se necessario. Luigi Di Maio risulterà l'uomo destinato a presentarsi dal presidente Mattarella per ricevere l'incarico e tentare la formazione di un governo? Basta che Draghi si scordi di tamponare le sell-off sui nostri Btp per due, tre giorni e tutti torneranno a più miti consigli. Così come per le idiozie di proposte senza copertura che stiamo sentendo in questi giorni: nessuna - e ribadisco nessuna - sarà realisticamente permessa dai vincoli europei. Pena davvero un altro 2011. 

Non è un caso che Silvio Berlusconi stia coinvolgendo nelle trattative e nei piani di lavoro pre-elettorali Antonio Tajani, il quale formalmente non sarebbe certo interessato al planning rispetto alla "quarta gamba" della coalizione, ma, in realtà, è l'unico uomo che conta, visto il suo ruolo a Bruxelles e la sua battaglia contro l'addendum della Bce. Quello del 4 marzo è solo un voto preliminare, uno stress test sia verso Bruxelles che verso Francoforte: quindi, anche i report e gli scenari come quello di Ubs vanno presi per ciò che in realtà sono. Esercizi di stile, punto e basta. Lo spread non farà un plissé, se la Bce non vorrà. 

Altrimenti, fatevi pure prendere in giro dai dibattiti e dalle baruffe chiozzotte dei talk-show, credete pure che mercati che muovono miliardi in pochi secondi prendano sul serio gente come Di Maio e soci o siano davvero interessati a chi governerà la Lombardia o il Lazio. I mercati decidono, non subiscono. Tantomeno un voto. La questione seria, l'evento market-mover non sarà finanziario, almeno finché ci sarà lo scudo della liquidità cinese, bensì geopolitico. E attenzione, perché quanto accaduto ieri in Siria, con il bombardamento di jet israeliani contro un deposito d'armi, seguito all'abbattimento di un velivolo da parte della contraerea siriana (quindi, di fatto, russa) e l'attacco di droni Usa contro le basi siriane di Mosca potrebbe essere davvero ciò che orienta timori e decisioni: la Cina, da qualche settimana, sta operando chirurgicamente nel Paese al fianco delle truppe di Assad e questo potrebbe essere davvero la goccia che fa traboccare il vaso, dopo l'espansionismo di Pechino in Africa (Sahel-Maghreb) e Pakistan. 

Mentre vi venderanno la pagliacciata della farsa intra-coreana o la fondamentale importanza dell'abolizione (impossibile, se non vogliamo finire come la Grecia) della legge Fornero, guardate altrove. Dove davvero i mercati cercano le notizie. O le creano.

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