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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ L'impasse da risolvere per i mercati

Non è un momento semplice per i mercati e la situazione, spiega MAURO BOTTARELLI, è più grave di quello che potrebbe sembrare. Serve uno shock per evitare il peggio

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Allegri cari lettori, c'è da festeggiare. La Grecia è tornata sui mercati di capitale con un'emissione obbligazionaria a 7 anni da 3 miliardi di euro che non solo ha visto la domanda superare l'offerta del doppio ma addirittura calare il rendimento di 25 punti base rispetto alla forchetta di pre-collocamento, al 3,5%. Un successone! Viva la Troika e le sue ricette miracolose! Non sono impazzito, so benissimo che le Borse di mezzo mondo sono letteralmente crollate per l'ennesima volta, ma c'è un filo che lega che questi due argomenti: quanto mostrato dal grafico qui sotto, il delirante re-couple che una finanziarizzazione folle sta per tramutare in realtà, ovvero la sempre crescente convergenza fra gli yields del decennale Usa con quello della fallita Grecia! Quanto ci vorrà per arrivare al pareggio? E perché no, al sorpasso ellenico? 

Ora, scherzi a parte, da ridere - come vi dico da giorni - c'è davvero poco ma occorre prendere atto che viviamo dentro un ibrido fra Matrix e il Circo Barnum, un qualcosa che ci ostiniamo ancora a chiamare mercati ma che tali non sono affatto: è un casinò globale a controllo di fatto statale, andato talmente fuori giri da regalarci l'alternanza di cali del 5% seguiti da rialzi del 3%, senza che nessuno - di fatto - chiami la Croce viola, quella dei matti, come si diceva un tempo a Milano. Ma, ripeto, l'ironia è solo un'arma difensiva, occorre prendere coscienza. Del fatto che il tracollo di Wall Street di giovedì ha talmente contagiato l'Asia da mandare al tappeto il Nikkei e vedere le Big Caps cinesi perdere oltre il 7%, registrando la peggior settimana di contrattazioni dal fallimento di Lehman Brothers. O del fatto che il Dow Jones, crollato di oltre 1000 punti, sia entrato ufficialmente in correzione dei corsi, bruciando tutti i guadagni da inizio anno. Tutti. 

Volete uno sguardo visuale di quanto sta accadendo, forse più efficace di tante mie parole? Eccolo riassunto nei grafici più sotto: una sorta di inferno finanziario a portata di mano quotidiana, davvero un capolavoro quello posto in atto dalle Banche centrali, penso che la lotta per il Nobel per l'economia 2018 sia una guerra fra loro e il Fmi, dei veri fenomeni. I grafici più interessanti sono il primo, il secondo e il terzo: rispettivamente, vediamo infatti l'aumento dei tassi e dell'inflazione entrare di prepotenza nel sondaggio fra manager di fondi compiuto mensilmente da Bank of America-Merrill Lynch e, soprattutto, una dinamica di outflows di capitali che, a detta di Morgan Stanley, sta cambiando natura, concentrandosi pesantemente negli Usa, accelerando le sell-off e offrendo una spiegazione a crolli come quelli di giovedì, sostanziatisi in brevissimo tempo all'interno di una seduta che era iniziata in positivo. 

Qual è infatti la ratio da seguire? Un'unione delle due logiche: il fatto che i manager siano preoccupati è un segnale, visto che sono professionisti del ramo, ma il combinato congiunto diventa devastante quando scopriamo che gli inflows di capitali che normalmente vanno a tamponare gli outflows ed evitano i crolli degli indici sono spariti. Insomma, scappano tutti, in primis i Risk-parity funds, normalmente i salvatori della patria rispetto a mosse repentine della cosiddetta smart money! E signori, se siamo riusciti a far spaventare e scappare il parco buoi, nonostante la retorica imperante di "mercato del toro" da parte del 90% dei media globali, vuol dire che stiamo davvero nuotando nel guano. E fino al collo. 

Siamo di fronte a qualcosa di diverso: i movimenti al ribasso degli indici di Wall Street, infatti, appaiono mossi non da una fornitura sistemica, ma da vendite discrezionali. Insomma, si è interrotta la logica in base alla quale a guidare sono le strategie di trading focalizzate su deleverage e basate sui volumi, tipico driver di outflows per gli TF retail (il parco buoi) e siamo entrati in pieno in un processo di creazione di un circolo vizioso ribassista e generalizzato, tanto che infatti i Risk-parity funds hanno sperimentato alcune delle più grosse perdite della storia. Di più, a venire a mancare è un altro elemento di bilanciamento relativo ai tantrum sulla risk-parity-correlation, ovvero gli inflows proprio dal mercato equities, un qualcosa già sperimentato nel corso di quest'ano, visto che in particolare i flussi su YTD equity ETF hanno superato il benchmark dei 100 miliardi, un tasso di crescita record. 

Ma se questi ETF equity, in gran parte mossi da investitori retail, cominciano ad andare in reverse, non solo il mercato equity ritraccerà - come sta facendo - ma la risultante crescita nella correlazione bond-equity potrebbe indurre un de-risking da parte di risk parity funds e balanced mutual funds, magnificando la portata di un'eventuale sell-off del mercato azionario, come accaduto appunto giovedì a Wall Street. Ed ecco i crolli. Anche repentini. E inaspettati. E siccome gli outflow da ETF stanno ancora salendo, prepariamoci ad altri balli in tempi brevi, visto che oramai si campa alla giornata, sperando di tamponare falle che si aprono una dopo l'altra. Bello il mercato sempre al rialzo delle Banche centrali, vero? Peccato che, quando accade che l'intonaco comincia a creparsi in un angolo, poi il disastro si espande a macchia d'olio e la reale figura emerge in tutta la sua drammaticità: e non basta l'ennesima mano di vernice per cercare di salvare capra e cavoli, arriverà i momento in cui la scelta dovrà essere chiara e qualcuno dovrà pagare un conto più salato degli altri. 

È inevitabile, soprattutto in comparti che giocano su incastri tipo puzzle come quello che vi ho appena illustrato: non si può sperare in una strategia win-win, salvo un ritorno quasi sincronizzato al Qe da parte della Fed. O, almeno, la convinzione da parte di una parte sostanziale del mercato che questo potrebbe accadere: per cosa, visto che la farsa dello shutdown è stata risolta in tempo record? Attenti alla Corea del Nord, come vi dico dall'inizio ma anche il bombardamento Usa a difesa dei curdi siriani, costato l'altro giorno la vita a 100 soldati delle truppe di Assad potrebbe essere un segnale (anche il fatto di aver colpito a Deir Ezzor, area dei giacimenti petroliferi, sotto controllo curdo filo-Usa dopo la cacciata dell'Isis e che le truppe del regime vorrebbe riconquistare, appare non una coincidenza): serve uno shock geopolitico forte, fortissimo per giustificare un ritorno in campo in grande stile - e pressoché generalizzato - delle Banche centrali, altrimenti si andrà avanti navigando a vista in base alle riemergenti forze di mercato e agli squilibri che esse impongono su indici che da almeno sei anni non sanno cosa sia una valutazione macro o prudenziale.

Non è un caso che, almeno fino all'ora di pranzo, l'Europa abbia sì registrato indici al ribasso ma in maniera molto più contenuta rispetto a Usa e Asia: se infatti la Fed è in piena politica di normalizzazione dei tassi e la Bank of Japan stia per finire anche le armi non convenzionali (lasciando nella faretra solo l'extrema ratio dell'helicopter money), l'eurozona può contare su una Bce che è ancora operativa, ancorché fino a settembre e con "soli" 30 miliardi di euro di acquisti al mese di munizioni. Comunque sia, in caso di situazione che sfugga del tutto al controllo, l'Eurotower - essendo ancora in regime di allentamento - sarebbe la prima a intervenire, ri-ampliando e ri-allungando il programma di acquisto, come più volte dichiarato da Mario Draghi. 

Staremo a vedere, ci attendono tempi decisamente interessanti. O drammatici, dipende come ci si muoverà. Di certo, nessuno pensi di poter evitare una correzione destinata ai libri di storia. Pena accettare l'azzardo faustiano del Qe e dell'indebitamento senza limiti in nome dell'emergenza: inoculando così a un organismo già debole, una bella endovenosa di antrace. 

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