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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Gli indizi che portano al Nazareno 2.0

Difficile pensare che in Italia ci possa essere un Governo che sia affidato a Matteo Salvini o a Luigi Di Maio e che non si vada verso un esecutivo di scopo. MAURO BOTTARELLI

Silvio Berlusconi (Lapresse)Silvio Berlusconi (Lapresse)

Ho atteso qualche giorno prima di porvi questa domanda, perché volevo vedere l'evolvere della situazione. Ora, però, penso che sia giunta l'ora e chiedo, a voi che siete andati a votare il 4 marzo: ne è valsa la pena? Non tanto per la coda che magari avete dovuto sostenere, né per la fatica relativa di recarsi al seggio in giornate fredde com'è stata quella del voto, ma per il risultato finale, qualsiasi partito abbiate deciso di votare: cos'è cambiato? Ma, soprattutto, quale lezione abbiamo imparato? A mio avviso, almeno una: quanto accaduto nel novembre 2011 è stato un atto voluto di interferenza politica estera, altro che Russiagate. Certo, l'ultimo governo Berlusconi fu caratterizzato da un tutt'altro che edificante scontro fra il premier e i suoi fedelissimi da un lato e Giulio Tremonti e la Lega dall'altro, quindi il peggio che possa accadere a un Paese con un debito pubblico stellare e gli occhi della Troika già addosso, ma se una cosa ci sta insegnando quanto sta accadendo dal 5 marzo in poi è che l'Italia non può fallire: può essere attaccata, commissariata, messa in quarantena, punita, ma non sarà mai la Grecia. 

Non può esserlo, per il semplice fatto che non pagherebbero il conto solo gli italiani ma anche francesi e, soprattutto, tedeschi: chi pagherebbe il nostro saldo negativo a Target2, in caso di insolvenza? La Bundesbank, dovendo scontare a bilancio la sua esposizione. E le banche transalpine e teutoniche, sicuri che non avrebbero contraccolpi da una ristrutturazione - più o meno ordinata - del nostro debito? Certo, non ci sono più le esposizioni di una volta. ma, al netto delle emissioni col paracadute del Tesoro, qualcuno la nostra carta continua a comprarla. E detenerla. E suppongo non siano solo banche italiane ed entusiastici idraulici alla ricerca di uno zero virgola di rendimento o della sicurezza dell'investimento. 

Qual è l'unico game changer in atto rispetto al 2011? Il whatever it takes di Mario Draghi, ovvero la copertura assicurativa della Bce che non consente scherzetti come quello di Deutsche Bank del 2011: serviva l'operazione shock and awe di sette anni fa, l'arrivo di Mario Monti e la minaccia postuma («Stavamo per non pagare stipendi ai dipendenti pubblici e pensioni») di tracolli dei conti del Paese per garantire al capo della Bce di poter pronunciare quelle parole e, soprattutto, di passare a tempo zero dalle parole stesse ai fatti, ovvero agili acquisti con il badile? Temo di sì, il novembre 2011, il governo Monti, la riforma Fornero e quant'altro Bruxelles hanno imposto a questo disgraziato Paese sono stati il prezzo necessario da pagare per avere in cambio la salvezza degli ultimi anni, ovvero essere la nazione che maggiormente ha beneficiato del Qe di Francoforte a livello proprio di costi del servizio del nostro debito monstre. Un do ut des, parliamoci chiaro, che alla fine ci è convenuto. 

E ora? La tregua, di fatto, è ancora in atto. E solidissima. Perché al netto delle bacchettate di rito dell'Ue giunte la scorsa settimana, in condizioni normali l'ipotesi Di Maio o Salvini - se non il loro tandem - a palazzo Chigi avrebbe visto il nostro spread, giustamente, a 700 e oltre sul Bund. Invece, placidi laghi alpini ovunque. Addirittura, ieri mattina il leader leghista ha dichiarato che il governo -fantomatico - da lui guidato, se ne fregherà del parametro del 3%, prima ovviamente di chiudere la porta per l'ennesima volta all'ipotesi di un governo, più o meno di scopo, con il Pd. Reazione della Borsa? Zero. Dello spread? Idem. Perché? Solo lo scudo di Mario Draghi? Certamente quel firewall pesa, tantissimo, ma sicuramente anche il fatto che un pezzo da novanta del Pd come Graziano Delrio, in contemporanea alle parole del leader leghista, abbia dichiarato che in caso il Colle chiami, il suo partito risponderà presente hanno giocato la loro parte. 

Siamo alla pantomima, vi rendete conto? E voi avete anche buttato via il tempo per andare a votare, magari proprio Lega e M5S, vittime sacrificali di un esercizio formale di democrazia, una photo opportunity di suffragio universale che ora sta rivelandosi ciò che è: una sciarada, nel corso della quale assistiamo a un Di Maio che da incendiario si trasforma in pompiere che cerca sponde vaticane e Salvini che può sparare a palle incatenate contro i vincoli europei, senza che i mercati facciano un plissé. Vi pare normale? O siamo dentro a una recita a soggetto? Talmente condivisa da essere palese, almeno agli occhi di chi non sia accecato da troppe brame di potere. Forza Italia, di fatto, ha dimenticato l'esistenza stessa di una coalizione e di un patto di governo un istante dopo la proclamazione ufficiale di ingovernabilità, lanciandosi immediatamente in un corteggiamento del Pd per un governo istituzionale. Dal canto suo, Matteo Renzi ha dato vita al colpo di teatro delle dimissioni a metà, di fatto continuando a gestire il partito attraverso il reggente Maurizio Martina e, soprattutto, capace di disinnescare sul nascere l'impianto di Dario Franceschini per un accordo con i Cinque Stelle. Manca Verdini a fare da pontiere e siano al Nazareno 2.0, ciò che si sapeva ben prima del 4 marzo, ma che si è voluto rendere soltanto un po' più affascinante attraverso i percorsi tortuosi e formali di questa pantomima chiamata consultazioni. 

Giochi di potere? Intrighi di palazzo? Non fatemi ridere, è tutto palese, tutto alla luce del sole. Davvero pensate che siano bastati due viaggi nella City, a incontrare non si sa chi, per rendere digeribile la decrescita felice e il reddito di cittadinanza a chi investe? E pensate davvero che ci sia qualcuno nelle sale trading che ritiene la flat tax leghista una via percorribile per un Paese che, al netto delle panzane, entro fine anno deve trovare 15 miliardi, se non vuol veder scattare l'aumento Iva legato alle clausole di salvaguardia di Padoan? Sapete in che mondo viviamo oppure credete davvero che la realtà sia quella che ruota attorno al fantomatico governo uscito dalle urne, ovvero un non-governo?

Ieri Matteo Salvini era a Strasburgo per la sua ultima plenaria al Parlamento europeo prima delle dimissioni (pensa davvero di fare il premier, qualcuno lo fermi prima che si ritrovi disoccupato) e sapete qual era il principale tema di discussione. Il Brexit. Bene, sapete come la penso al riguardo: non accadrà mai, si arriverà a un secondo referendum o a uno shock sistemico tale da far cambiare idea ai britannici in un nanosecondo (amano il loro particolarismo insulare, ma, ancora di più il conto in banca, i nostri amici d'Oltremanica) e già Theresa May ha fatto capire che un'inversione a u sul tema è tutt'altro che peregrina come ipotesi fra i banchi di Westminster, anche fra i Tories. 

Bene, al netto delle chiacchiere dell'Europarlamento, a Londra qualcuno comincia davvero ad aver paura del fatto che l'impasse sull'uscita dall'Ue possa impattare sui conti e sull'economia: ce lo mostrano questi due grafici, dai quali desumiamo come uno dei mercati immobiliari più floridi e cari del mondo, quello della capitale britannica appunto, stia scontando e non poco le incertezze legate al Brexit, non ultime quelle legate al futuro delle banche d'affari nella City. E voi pensate che, in un contesto simile di tensione preventiva, i mercati accetterebbero la manfrina in atto in Italia senza battere ciglio, solo perché Mario Draghi potrebbe giocare ancora una volta la sua opzione call sul mercato obbligazionario? Davvero c'è la certezza che la Germania, leggi la Bundesbank, accetterebbe un aumento dei rendimenti del Bund - se non c'è tensione politica o geopolitica, la corsa ai cosiddetti beni rifugio si placa e la carta tedesca non è più comprata con il badile - solo perché la Bce deve salvare l'ipotesi democratica di Di Maio o Salvini che hanno il diritto/dovere di provare a governare? 

Una cosa è scassare il bilancio dell'Eurotower per salvare le nostre banche, un'altra permettersi il lusso della democrazia diretta e compiuta, siamo seri e razionali. In un mondo come quello in cui viviamo, davvero pensate che ci siamo spazio per gli esperimenti alla Frankenstein? Guardate questo grafico, ci mostra su quale livello di multipli stiano operando i leverage buy-out in questo momento, ovvero le operazioni di acquisizione basate sulla capacità di indebitamento del soggetto acquisito: 11.2x sull'Ebitda dell'azienda, quando solo nel 2016 erano già al 10x. 

 

E guardate quest'altro grafico, dal quale desumiamo una cosa: assunto che oltre la metà della crescita degli utili registrata nel 2018 è legata unicamente al taglio fiscale (per ora solo promesso) di Donald Trump e ai buybacks azionari, ecco su quale livello di espansione dei multipli proprio di utile per azione invita a investire Ubs, non proprio una banca qualsiasi: 28.8! Insomma, per il colosso svizzero il mercato è ancora a buon mercato, i titoli azionari un vero affarone! Il tutto dopo 9 anni di mercato rialzista, il secondo periodo di espansione economica più lungo della storia e con la Fed che sta alzando i tassi e per quest'anno minaccia quattro, se non cinque ritocchi all'insù, almeno formalmente! 

Sapete cosa significa in soldoni? Che per Ubs, l'indice Standard&Poor's salirà del 18% ulteriore quest'anno, grazie a "credibilissimi" multipli di P/E del 28.8x: e pensate che siano pazzi? No, scontano lo scontato: che la Fed non solo smetterà di rialzare i tassi, ma invertirà la marcia, ricominciando a monetizzare debito (e deficit) Usa. Già, il deficit Usa: guardate attraverso questo grafico a che livello è arrivato, proprio l'altro giorno. Siamo a 215 miliardi di dollari, il peggior dato di febbraio (mese storicamente negativo al riguardo) dal 2012: e sapete perché? Perché nello stesso periodo il costo del servizio del debito Usa ha toccato il massimo storico. 

E a proposito di debito, tanto per completare il quadro, ecco che quest'ultimo grafico ci mostra a che punto siamo a livello globale: stupiti, adesso, dal fatto che nello stesso giorno la Commissione intelligence della Camera Usa sentenziava ufficialmente come non ci fossero prove di collusione fra Mosca e l'esito delle presidenziali del 2016, scoppiasse anche dall'altro capo dell'Oceano il caso della spia russa avvelenata in Gran Bretagna, con il capo del Dipartimento di Stato, Rex Tillerson, che accusava apertamente Mosca e preannunciava ritorsioni? Cosa c'entrano gli Usa con Salisbury e il gas nervino? Nulla, ma visto che il Russiagate è ormai morto e sepolto, serve dell'altro per permettere alla Fed di invertire la marcia e al Paese di sopravvivere. Lo stesso vale per la Bce, anche se con ambiti e modalità diverse. 

 

E pensate davvero che a fronte di tutto questo, si possa andare oltre alla recita a soggetto, quando parliamo dell'eventualità lunare di un esecutivo a guida Di Maio o Salvini? Non vi pare che un bel governo di salute pubblica, di scopo o di unità e responsabilità nazionale sia non solo alle porte, ma nei fatti? E allora, scusate, cosa siete andati alle urne a fare, visto che lo sapevamo già? Volevate far prendere aria alla scheda o pettinare un po' l'ego democratico? Le rivoluzioni sono altra cosa, ricordatevelo. E non si fanno nelle urne. 

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