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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Dagli Usa l'onda pronta a spazzare l'Italia

Dagli Usa rischia di arrivare una nuova ondata recessiva. Il disaccordo tra Francia e Germania sulle politiche Ue può danneggiarci ulteriormente. UGO BERTONE

Emmanuel Macron e Angela Merkel (Lapresse)Emmanuel Macron e Angela Merkel (Lapresse)

Il debito mondiale è salito a 164 mila miliardi di dollari, circa il 225% rispetto al Prodotto interno lordo, il 12% di più dei picchi toccati durante la crisi di Lehman Brothers. A questi livelli, segnala il Fondo monetario internazionale, l'economia mondiale rischia di essere priva degli anticorpi necessari per fare fronte a una frenata dell'economia. Preoccupa la Cina, il Paese più indebitato, ma più ancora la politica degli Stati Uniti: "È urgente far cessare gli stimoli non necessari a un'economia già in buona salute", è il monito del Fondo.

Facile prevedere che Donald Trump ignori l'invito. Ma i mercati già stanno prezzando la prospettiva di quattro rialzi (e non tre) del costo del denaro per raffreddare l'economia e il rischio di un balzo dell'inflazione. Il tasso dei T-bond a due anni, il titolo più sensibile alle mosse della Fed è schizzato al 2,43% (contro l'1,26% di settembre). La differenza rispetto al decennale è di soli 41 punti: occorre risalire al 2007, alla vigilia della crisi, per trovare una curva così piatta. La diagnosi è chiara: la banca centrale dovrà aumentare la sua pressione prima e più del previsto. Di qui la previsione, condivisa da buona parte dei centri di ricerca economica, di una frenata dell'economia globale che, se non affrontata con grande scaltrezza (facile a dirsi…), minaccia di tradursi in una recessione, anche se non virulenta quanto quella del 2009.

La novità promette di incidere sia sulla politica europea che, in particolare, su quella italiana. L'Eurozona ha vissuto un appuntamento cruciale: Emmanuel Macron ha fatto visita a Berlino ad Angela Merkel per definire l'architettura della nuova Europa a cui lavora da un anno. Una visita simbolica, come testimonia la stessa sede scelta per il vertice: il Forum Humboldt al Castello di Berlino. Humboldt, esploratore e saggista del primo Ottocento, era d'origine francese per parte della madre (ugonotta) e amava definire la Francia "la mia seconda patria". Nella lingua di Molière lui, ovviamente, sapeva distingueva tra "colpa" (faute) e "debito" (dette). Ma in tedesco i due sentimenti si definiscono allo stesso modo: "Schuld" significa entrambe le cose.

Se necessario, per capire meglio l'avversione dei tedeschi per il debito, Macron potrebbe fare visita al museo di storia tedesca che si trova proprio di fronte al Forum Humboldt, la sede dell'industria. In questi giorni presso il museo è in corso un'esposizione dedicata al "Risparmio, storia di una virtù tedesca". La visita potrebbe spiegare meglio di mille discorsi perché Angela Merkel, sotto la pressione del suo partito (ma non solo), frena di fronte alla prospettiva dell'istituzione di un Fondo monetario europeo. Da consumata politica, frau Angela non pronuncerà la parola Nein, ma chiederà che l'eventuale ministro delle Finanze dell'Eurozona (proposta di Parigi) sia affiancato da un consiglio Jumbo, formato dai 19 ministri dell'Eurozona. Per giunta, le decisioni dovranno passare, secondo una richiesta della Cdu-Csu, al vaglio del Bundestag. Insomma, no a qualsiasi forma di mutualizzazione del debito, salvo una ferrea sottomissione alle regole previste per i salvataggi delle economie in crisi.

Il dibattito rischia di riguardarci assai da vicino, anche se i protagonisti dei futuri possibili governi per ora non ne parlano quasi. Al contrario, una frenata dell'economia internazionale potrebbe compromettere la crescita del Prodotto interno lordo, condizione necessaria per sostenere un percorso virtuoso di uscita dal debito e per far fronte alle riforme necessarie oltre alle richieste di alleggerimento del fisco piuttosto che di redistribuzione del reddito promesse in campagna elettorale. L'esperienza di alcuni Paesi, vedi il Portogallo, dimostrano che non è impossibile conciliare obiettivi di politica sociale con il risanamento. Ma, a parte il fatto che tutto è più difficile in caso di recessione (a condanna dell'irresponsabile comportamento degli ultimi anni in cui si è sprecato buona parte del sostegno della politica del Qe), dev'essere ben chiaro che l'emergenza impone di concentrare tutte le energie sul sostegno alla crescita.

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