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Economia e Finanza

BORSA & POLITICA/ Lega-M5s e Ue, tra i due contendenti godono (solo) i mercati

Il Financial Times sembra suggerire che i mercati ritengano Lega-M5s non realmente anti-europei, un po’ come è successo con Syriza in Grecia. PAOLO ANNONI

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Dopo lo scivolone di giovedì quando sia la borsa che, soprattutto, il rendimento del decennale italiano avevano mostrato chiari segnali di nervosismo, ieri i cali si sono arrestati e in parte sono perfino rientrati. La sensazione è che i mercati si siano presi una pausa. L’analisi pubblicata ieri sul Financial Times di Londra è un esempio chiaro di quale possa essere la visione dei “mercati”. Il titolo dell’articolo dedicato a una giornata finanziaria davvero complicata, e preoccupante, per l’Italia è decisamente illuminante: “L’abbraccio dei populisti italiani non ha il potere di scioccare gli investitori”. La tesi che sembra suggerire il Financial Times è che se il mercato avesse preso davvero sul serio i populisti italiani i numeri che si sarebbero visti sul mercato sarebbero stati molto diversi e peggiori; in sostanza il mercato sconta che ai proclami sull’uscita dall’euro o le sfide lanciate all’Unione europea sul deficit seguiranno pochi fatti. Si nota come i toni più anti europeisti si siano già moderati e che per ora non ci sia ragione di affrettarsi a vendere. In sostanza tutto dipende da quali toni verranno adottati nei confronti dell’Europa nelle prossime settimane e fino a dove si spingerà la polemica contro le richieste europee.

Non è la prima volta che partiti populisti e in teoria anti-europeisti hanno preso il potere in Europa. è già accaduto una volta in Grecia con Syriza, un partito che tra l’altro assomiglia al Movimento cinque stelle, e non è successo niente; il partito che ha vinto le elezioni in Grecia promettendo un taglio netto alle politiche imposte da Bruxelles alla fine le ha applicate tutte con gli effetti economici che sono sotto gli occhi di tutti. L’assunto è che in Europa la sovranità effettiva degli stati varia, anche di molto, a seconda dei casi. In teoria nessuno Stato europeo ha una sua banca centrale e in teoria tutti devono rispettare alcuni parametri. In pratica, però, ci sono Stati che possono ignorare i parametri europei a piacimento e altri che li devono rispettare pena il ritiro del sostegno della banca centrale e una gogna mediatica che alimenta la speculazione più cattiva e stupida. Sappiamo che la Francia non ha rispettato i parametri sul deficit per molti anni di fila e che la Germania ignora completamente, non solo i consigli del Fondo monetario internazionale, ma anche i parametri europei sul surplus commerciale.

L’Italia non gode dello stato di Francia e Germania e quando ha posto la questione, nel 2011, l’ha persa retrocedendo in serie B al punto che oggi è scomparsa dalla scena internazionale. È scomparsa anche perché è un Paese a sovranità molto più limitata di Francia e Germania pur essendo, in teoria, un membro dell’Unione europea. Se l’Italia cercasse di ottenere gli stessi privilegi tedeschi o francesi si metterebbe in rotta con l’Europa perché l’Europa non è un ente neutro e terzo, ma è di chi la comanda e cioè della Germania e della Francia. Questi Paesi guardano all’Italia con la prospettiva giusta e cioè come un concorrente che bisogna azzoppare. Per la Germania si tratta di azzoppare la manifattura e per la Francia le grandi imprese statali e le relazioni nel Mediterraneo; nessuno di questi due stati può desiderare che l’Italia si rimetta a un tavolo da cui è uscita definitivamente da almeno sei anni.

Dal punto di vista dei mercati la questione si gioca su questo squilibrio. Che l’Italia cerchi, anche inconsapevolmente, un equilibrio meno punitivo in Europa è ovvio a tutti; se l’equilibrio che c’è attualmente in Europa non fosse così punitivo per l’Italia i populisti non avrebbero preso i voti che hanno preso. È chiaro che in questo contesto l’Italia sta male ed è “castrata” sia economicamente, non avendo nessun mezzo per lo sviluppo, sia politicamente, essendo inerme di fronte ai disegni che si sono così chiaramente visti con la guerra in Libia. Quali e quanto grandi siano le richieste che il prossimo governo sottoporrà all’Europa non è chiaro e non è nemmeno chiaro quanto margine l’Europa voglia dare all’Italia. Nello spazio compreso tra le richieste italiane e la risposta europea giocheranno i mercati.

La nostra opinione è che sia impensabile che chi ha vinto la guerra europea e oggi comanda l’unione voglia fare regali al concorrente più temibile. Per la Germania l’Europa è quella cosa che le ha permesso di accrescere a dismisura le proprie esportazioni senza rischiare una mega rivalutazione del marco e senza pagare un euro come si vede dall’andamento del suo debito; per la Francia l’Europa è quella cosa che le permette di amplificare il proprio, esclusivo, potere geopolitico fatto anche tramite le sue multinazionali statali. Per l’Italia l’Europa è quella cosa che non le permette di contrastare efficacemente né i tedeschi, concorrenti sull’industria, né i francesi, concorrenti nel Mediterraneo. Chi immagina un’Europa veramente europea ci deve spiegare perché i tedeschi e i francesi dovrebbero volere cambiare lo stato di fatto; infatti non vogliono e le spinte centrifughe vanno a mille perché gli esclusi stanno molto male. Chi si ritrae da una maggiore unione oggi è proprio la Germania perché dovrebbe pagare quello che finora ha avuto gratis e con tutti gli onori.

La conclusione è che se c’è una buona battaglia da fare per l’Italia gli unici possibili alleati sono fuori dall’Europa e sarebbe il caso di cominciare a capire se esistono o meno. Da soli avrà sicuramente ragione “il mercato”.

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