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Economia e Finanza

SPILLO/ La censura sull'euro che piace agli economisti

Sul Sole 24 Ore negli ultimi giorni si sono letti due interventi riguardanti principalmente l'economia italiana, il debito pubblico e l'euro. La lettera di JUANFRAN VALERON

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Caro direttore, nonostante il lavoro mi porti altrove, non rinuncio alla lettura dei quotidiani italiani per tenermi informato su quanto accade nel vostro Bel Paese, a cui oggi molti spagnoli guardano complice l'arrivo di Cristiano Ronaldo. Negli ultimi giorni, devo dire, su Il Sole 24 Ore, se ne leggono di cose interessanti! Martedì, per esempio, è stata pubblicata la lettera aperta di otto economisti "in difesa del risparmio e del lavoro degli italiani". È stata una sorpresa leggere tra le righe che "i fondamentali dell'Italia sono solidi e il debito pubblico è ritenuto sostenibile dalla generalità degli analisti". 

Eppure da organismi internazionali, sovranazionali, nazionali e anche da esponenti politici di varia nazionalità e appartenenza, nonché da agenzie di rating, non sono mancati negli ultimi anni, e pure di recente, degli allarmi sul livello del debito pubblico italiano. Tanto che si è subito detto che il contratto di Governo Lega-M5S non può essere realizzato perché comporterebbe un aumento del debito pubblico, già a livelli elevati. Ma tant'è, per gli otto economisti il vero male economico da sconfiggere è "quel germe di incertezza che è stato prodotto e convincere gli investitori internazionali e gli stessi risparmiatori italiani che la permanenza dell'Italia nell'euro non è in questione".

Dunque, se ho capito bene, il debito pubblico italiano non è un problema, come qualcuno ha detto, mentre è importante chiarire che l'Italia non uscirà dall'euro, cosa tra l'altro ribadita anche da membri del Governo ritenuti "populisti", "nazionalisti" e "anti-euro" solo per il fatto di ipotizzare che la moneta unica possa essere messa in discussione non dall'Italia, ma da altri paesi dell'Unione monetaria.

Il Capo economista di Confindustria non è però d'accordo con gli otto firmatari e, ancora sul Sole 24 Ore di due giorni dopo, ha spiegato perché. Andrea Montanino scrive che "il tema dell'uscita dall'euro non deve essere all'ordine del giorno, né nella pratica, né nel dibattito. Aver sollevato la questione, con toni anche drammatici («L'Italia corre gravi rischi», inizia la lettera) non fa bene all'Italia perché alimenta l'idea, soprattutto all'estero, che ci si stia pensando". 

Aggiunge poi che l'appartenenza dell'Italia all'euro è nell'interesse delle imprese che esportano e delle famiglie che possono pagare meno interessi per indebitarsi, che il nostro Paese "deve rassicurare sul debito pubblico" (ma è o non è sostenibile?), visto che una sua riduzione "è una precondizione alla crescita economica" (da spagnolo posso dire che mentre il nostro Pil ha ripreso a marciare, molto di più ha fatto il debito pubblico!). Quindi conclude scrivendo: "Lasciamo allora una volta per tutte da parte il dibattito sull'appartenenza all'euro, e concentriamoci a rendere la nostra economia ancora più competitiva. Per farlo, abbiamo innanzitutto bisogno dell'euro".

Montanino non ha certo torto nell'evidenziare che occorre concentrarsi nel rendere la propria economia ancora più competitiva. Ci sono però dati che dimostrano che proprio dall'introduzione della moneta unica in poi le performance economiche dell'Italia e di altri paesi europei (non la Germania) sono peggiorate. C'è da chiedersi perché non si possa nemmeno parlare di appartenenza o meno all'euro quando questo lo si fa in altri paesi, che pure non se la passano male (leggi appunto Germania e non solo quella dei "populisti" dell'AfD) o quando è lo stesso Presidente della Banca centrale europea (ovvero colui che ha materialmente tenuto in vita l'euro percorrendo strade nuove che non erano contemplate nella "cassetta degli attrezzi" dell'Eurotower) a evidenziare che "la nostra unione monetaria è ancora incompleta e rimane vulnerabile". Del resto è lo stesso capo economista di Confindustria a sottolineare la necessità di "una proposta italiana per la riforma dell'Eurozona". 

Dunque, se ho capito bene, l'euro aiuta le famiglie e le imprese (tuttavia non garantisce la crescita come fa la riduzione del debito), l'euro va cambiato, di uscita dall'euro non bisogna nemmeno parlare (meglio sarebbe non pensarci nemmeno). L'Italia dovrebbe presentare una sua proposta, immagino a seguito di un dibattito/confronto, dal quale però dovrebbe essere esclusa la possibilità di dire che l'euro non va bene, che è meglio rinunciarci (anche se altrove lo fanno). 

Non so, direttore, come funzioni dalle vostre parti, ma un dibattito che "censuri" a priori una posizione, una possibilità, quale utilità può avere? Non pretendo che la risposta arrivi dal principale quotidiano economico italiano, penso che ogni cittadino possa arrivarci da solo. Salvo poi essere bollato come nazionalista, populista e catastrofista.

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