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Economia e Finanza

PONTE CROLLATO/ Le domande per Toninelli e i "misteri" sulle concessioni autostradali

Il Ponte Morandi dell'A10 a Genova è crollato. Non è colpa dell'Ue o dei suoi vincoli. Restano delle domande per il Governo e sulle concessioni autostradali. PAOLO ANNONI

Danilo Toninelli (Lapresse)Danilo Toninelli (Lapresse)

A poche ore dal crollo del ponte sull'A10 leggiamo attoniti su alcuni organi di informazione "mainstream" dei costi lievitati durante la costruzione del 1967 e magari persino delle tangenti di Saragat. Siamo alla follia. Ci domandiamo se a Londra per un incidente in metropolitana dovremmo parlare di politica o ingegneri dell'età vittoriana. Il fatto che le opere pubbliche siano vecchie non vuol dire nulla ovviamente, altrimenti dovremmo smettere di prendere treni, autostrade e metropolitane in ogni parte del globo terracqueo. Sulla vicenda di ieri vorremmo solo puntualizzare alcune questioni incontestabili.

Non è colpa dell'Unione europea, dell'austerity e nemmeno dello Stato italiano visto che quel tratto autostradale è gestito da un concessionario privato che nel 2017 sulle autostrade italiane ha incassato quasi 2,5 miliardi di euro di EBITDA con un margine di quasi il 70%. Autostrade per l'Italia nel 2017 ha avuto un free cash flow operativo di 1,7 miliardi di euro e investimenti per 550 milioni e un utile netto di 1,042 miliardi di euro. Ci sono ampissimi margine per tenere la rete in perfetto ordine. Sono dati molto migliori di quelli del 2007 nonostante l'Italia sia passata nel frattempo per due crisi economiche gravi: la prima con Lehman nel 2008/2009 e la seconda con lo spread a 500 nel 2011/2012. 

L'Italia è il paradiso del concessionario autostradale. Per andare, per esempio, da Milano a Bologna c'è solo un'autostrada e la gente ci passa comunque. Non solo. In diversi contesti si sono rilevate incongruenze tra i piani finanziari, la remunerazione degli investimenti e gli investimenti stessi in cui in sostanza si è evidenziata la possibilità di una remunerazione "ingiustificata". Oppure una mancata correlazione tra traffico e tariffa con una sostanziale extra remunerazione per il concessionario. Solo due esempi per chi volesse approfondire. Il primo è un documento dell'Anac: il secondo della Banca d'Italia. Aggiungiamo un costo del debito bassissimo e inferiore a quello dello Stato italiano e il gioco è fatto. 

Vorremmo solo fare quest'ultima puntualizzazione: hanno ragioni gli investitori che prezzano il rischio con un costo del debito inferiore a quello dello Stato italiano o il Governo che remunera l'attività a tassi a doppia cifra (non parliamo di Autostrade per l'Italia ma di altri concessionari)? Ancora più sinteticamente la seconda questione, oltre a quella della remunerazione degli investimenti, è se il rischio di impresa delle concessionarie autostradali, bassissimo e vedremo cosa succederà con il crollo del ponte, sia congruente con la remunerazione. Rischio bassissimo in teoria dovrebbe comportare un rendimento bassissimo. I