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Economia e Finanza

MANOVRA & GOVERNO/ I conti che fanno saltare il patto Salvini-Di Maio

Oggi è in programma un nuovo vertice per la messa a punto della Legge di bilancio. Lega e M5s hanno però linee contrapposte che faranno saltare il banco. FRANCESCO FORTE

Luigi Di Maio (LaPresse)Luigi Di Maio (LaPresse)

Oggi è in programma un nuovo vertice di maggioranza per la messa a punto della Legge di bilancio. Lo ha annunciato Luigi Di Maio, specificando che nella manovra entreranno - perlomeno in forma di avvio degli interventi veri e propri - il reddito di cittadinanza, la flat tax e la riforma delle pensioni. Giovanni Tria già la settimana scorsa aveva avuto modo di ribadire che tutti gli interventi saranno varati nel rispetto dei vincoli di bilancio. "Questo però non è possibile", ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze. 

Perché professore?

Già solo per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, varare una misura di impatto minimo, ma anche significativo, richiederebbe lo stanziamento di 3-4 miliardi di euro. Una cosa impossibile, stante i vincoli di bilancio. A meno che non si aumenti l'Iva.

Ma sappiamo che è intenzione del Governo disinnescare le clausole di salvaguardia…

Sì, ed è una cosa che rappresenta una sorta di handicap per le scelte dell'esecutivo. Che oltretutto deve fare i conti con il recupero dello scostamento dai parametri di bilancio concordati per lo scorso anno, pari allo 0,3% di Pil. Queste due "zavorre" costringono il Governo a destinare tutte le risorse prioritariamente a tali questioni. Dunque sembra che l'obiettivo sia ottenere nuova flessibilità dall'Ue, pari a circa un punto di Pil. Tuttavia non la si può usare per misure assistenziali come il reddito di cittadinanza.

Per cosa la si potrebbe usare allora?

La flessibilità potrebbe esserci data per investimenti pubblici, su cui effettivamente Tria insiste, oppure per la flat tax se ha un effetto produttivistico. Per esempio, applicandola ai contratti di produttività. In questo modo si andrebbe incontro alle richieste europee di aumentare la produttività italiana. 

Come funzionerebbe questa flat tax applicata ai contratti di produttività?

Se uno fa il lavoro notturno, domenicale, nei periodi in cui c'è una domanda particolare, questo consente di sfruttare gli impianti e aumentare la produttività. Il reddito derivante da queste attività, tramite i contratti di produttività, potrebbe essere tassato al 15% o al 23%, a seconda del proprio reddito complessivo. Ridurre le imposte sul reddito in modo produttivistico consentirebbe anche di non far diminuire gli oneri previdenziali che servono a pagare le pensioni.

Armando Siri ha però spiegato che l'avvio della flat tax avverrebbe estenendo l'attuale aliquota del 15% prevista per le Partite Iva…

Di fatto sarebbe una semplificazione, che potrebbe essere fatta con una minima perdita di gettito, se ci fermasse alla soglia di reddito massimo a 50.000 euro e si razionalizzasse il caos attualmente esistente su questa aliquota fiscale. In sé sarebbe un'operazione anche benefica, che costerebbe circa lo 0,3% del Pil. In ogni caso non si potrebbe definire una flat tax vera e propria e questa misura non potrebbe rientrare nelle deroghe comunitarie per la flessibilità.

Professore, da quello che dice sembrerebbe quasi che questi vertici sulla Legge di bilancio non servano a nulla.

Per ora sono una presa in giro, anche perché la parte relativa agli investimenti, che potrebbe essere oggetto di flessibilità, mi sembra ostacolata da discussioni che sembrano non portare a nulla, come si vede nel caso della Tav.

Il problema secondo lei è che Lega e M5s non sono "compatibili"?

Hanno linee di politica economica tra loro contraddittorie. Realizzare tutto sarebbe costoso. Soprattutto quanto hanno promesso i 5 Stelle, perché qualsiasi programma produttivistico, compreso quello della riduzione delle imposte con la curva di Laffer che fa perdere gettito nell'immediato, quanto meno ha poi un effetto positivo sull'economia. Aumentare le spese assistenziali, invece, aggrava la situazione in un Paese già gravato dagli interessi sul debito pubblico e dalle spese per le pensioni.

Vuol dire allora che una delle due linee dovrà prevalere sull'altra?

Sì e spero che a prevalere non sia quella dei 5 stelle, perché a quel punto verremmo commissariati. In ogni caso il prevalere di una linea sull'altra comporterebbe la fine dell'alleanza. In questo senso le elezioni europee rappresenteranno una cartina di tornasole. Emerge comunque chiaramente che l'idea di poter stare al Governo insieme per 5 anni con due linee contrapposte è assurda: non si può discutere per 5 anni.

(Lorenzo Torrisi)

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