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GOVERNO/ La mia finanziaria alternativa a Tremonti

Ieri in commissione Bilancio al Senato sono state formulate nuove ipotesi di intervento sull’Irap, ma il Tesoro ha detto subito no: «non ci sono le risorse». L’economista e senatore del Pdl Mario Baldassarri spiega a ilsussidiario.net la sua manovra finanziaria

senato_1R375.jpg (Foto)

L’ultima riunione di Arcore tra Berlusconi e Tremonti si è conclusa con un armistizio e con un attestato di stima reciproca, dopo le forti tensioni degli ultimi giorni. Un comitato ad hoc dovrebbe ora decidere in modo più collegiale la politica economica, bilanciando l’intransigenza di Tremonti. Si tratta ora di vedere se funzionerà. Ma le premesse non sono buone: ieri in commissione Bilancio al Senato sono state formulate nuove ipotesi di intervento sull’Irap, ma il Tesoro ha detto subito no: «non ci sono le risorse».

Quando si chiede a Mario Baldassarri, economista e senatore del Pdl, un commento alla pace ritrovata tra il premier e il ministro dell’Economia, non si fa in tempo a completare la domanda. «No guardi - risponde Baldassarri - le rispondo subito che non sono affascinato dagli organigrammi. Sono più interessato a sapere quali saranno le scelte della nostra prossima politica economica». Baldassarri ha presentato un emendamento, firmato inizialmente da altri quindici esponenti del Pdl, che prevede di rilanciare l’economia senza fare altro debito. Ilsussidiario.net si è fatto spiegare da lui la sua “finanziaria”.

 

Arginare il deficit vuol dire rinunciare alle riforme?

 

Assolutamente no. È sacrosanto non fare neanche un euro in più di deficit, e su questo Tremonti non ha una ma mille ragioni. Però questo non può significare lo stop alle riforme. Ma che possono e debbono essere fatte tagliando la spesa.

 

La sua proposta per la Finanziaria prevede tagli per 35 miliardi di euro. Da dove cominciamo?

 

Chiariamo prima una cosa. I segnali di ripresa ci sono, ma bisogna intercettarli subito. Se non facciamo nulla, torneremmo fuori dal “pozzo” della crisi, cioè ai nostri livelli del 2007 - che pure non erano entusiasmanti - tra il 2014 e il 2015. Cioè troppo tardi e in condizioni di assoluta fragilità. Se nel periodo aumentassero ulteriormente i tassi di interesse e il valore dell’euro, ci troveremmo di nuovo in una condizione di emergenza nazionale indipendentemente dalle condizioni esterne dell’economia internazionale.

 

Dunque, bisogna far di tutto per tornare a crescere. Ma le riforme costano. O no?

 

Rafforzare e dare più spinta alla ripresa dell’economia è un imperativo. Ma dobbiamo farlo - e questo è il punto - senza fare un euro in più di deficit. Lo può fare forse la Germania, ma la Germania della signora Merkel ha la metà del debito pubblico italiano. Noi possiamo agire solo tagliando la spesa, le tasse e facendo più investimenti.

 

Il taglio delle tasse è atteso da tutta l’Italia che produce. Ma è davvero possibile ridurre la pressione fiscale con i nostri conti pubblici? Ieri sera Vegas ha detto no ad un taglio dell’Irap «perché non ci sono risorse».

 

Ma la nostra proposta, prima dei tagli fiscali, parla dei tagli di spesa possibili. Il bilancio pubblico, semplificando, è composto da cinque voci. Cominciamo. I salari pubblici? Non possiamo toccarli. Le pensioni? D’accordo, occorrerà allungare l’età pensionabile, ma quelle risorse servono agli ammortizzatori sociali e a dare più pensione ai giovani, e comunque non sono un elemento di sessione di bilancio. Poi abbiamo gli interessi sul debito pubblico. Qui c’è ben poco da fare: meglio cercare un santo al quale votarsi sperando che non aumentino ulteriormente. Quindi restano due voci su cinque: gli acquisti di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni e i trasferimenti a fondo perduto.

 

Li vediamo nel dettaglio?

 

Gli acquisti delle amministrazioni pubbliche negli ultimi cinque anni sono esplosi. Quelli del settore sanità - che non hanno niente a che vedere con la salute degli italiani, perché i servizi forniti sono più o meno gli stessi - sono aumentati del 50 per cento. Se tornassimo allo stesso livello di acquisti del 2002 risparmieremmo 20 miliardi. L’altra voce sono i 44 miliardi di finanziamenti a fondo perduto, che ogni anno lo stato italiano paga e che negli ultimi trent’anni rappresentano aritmeticamente metà del debito pubblico italiano. Questa voce comprende circa 20 miliardi di trasferimenti pubblici che vanno ai trasporti pubblici locali e alle ferrovie: quelli non contiamoli. Restano 24 miliardi. Di questi, si tagliano 15 miliardi di trasferimenti alle imprese e li si trasforma in credito d’imposta: un sostegno solo per quelle che faranno profitti.

 

Abbiamo dunque risparmiato 35 miliardi. Come pensa di utilizzarli?

 

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COMMENTI
31/10/2009 - Le famiglie numerose ricordano. Loreto 2007 (patrizio alessandrini)

Senatore Mario Baldassarri ricordiamo le sue parole rivolte a noi nell'assemblea nazionale ANFN svoltasi a luglio del 2007 a Loreto (AN). Speriamo che le sue intenzioni si concretizzino e che la nostra proposta di legge Genesi possa essere attuata anche con il suo contributo. Le famiglie numerose non dimenticano! Buon lavoro.

 
29/10/2009 - Italia 21a per prosperità ma 26a come innovazione (PAOLA CORRADI)

Quello che mi preoccupa di più è il livello di innovazione che per l'Italia registra secondo il Prosperity Index del Legatum Institute di Londra un 26mo posto. E' l'innovazione la punta di forza di un Paese come l'Italia, quindi bene si il rigore purchè però non si trascuri di rilanciare le eccellenze e la famiglia ovviamente perchè la famiglia è il nucleo principale della società. Quindi credo che le correzioni di Baldassarri debbano essere al più presto recepite dalla finanziaria.

 
29/10/2009 - Irap o non Irap ,non è questo il problema! (Roberto Alabiso)

Anche se dovesse essere approvato questo mini alleggerimento Irap di cui ormai parlano tutti, chi bene chi male , sempre ci siano le risorse , di fatto è solo più l’effetto mediatico, come al solito , che il risultato reale. Inoltre i beneficiari,dovrebbero impegnarsi a non licenziare contemporaneamente ad un fatturato ridotto nel migliore dei casi,del 30/40%. Sono solo discorsi e come sempre niente di concreto. Le aziende (PMI) dovranno come sempre cavarsela da sole e portarsi appresso le zavorre di sempre. Chi ce la farà, sarà incoronato "imprenditore eroe" della nazione! Auguri a tutti , me compreso. Cordiali saluti ImpresecheresistonoSicilia www.artigianauti.com

 
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