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DIBATTITO/ Pelanda: così le regole dell’Ue ci stanno impoverendo tutti

mercoledì 16 dicembre 2009

 

Il fantasma di un default della Grecia, dopo le rassicurazioni di Angela Merkel, sembra definitivamente allontanato. Prova ne è che di Atene, del suo rating declassato, della sua difficoltà ad onorare il debito e del suo bisogno di elaborare subito un programma credibile di sviluppo non si parla quasi più. E il caso-Grecia è pian piano scivolato fuori dalle cronache. Dunque capitolo chiuso? Niente affatto: perché ora è la politica monetaria europea che apre una serie di interrogativi ai quali bisognerebbe dare una risposta. Ne va della tenuta dell’euro e delle istituzioni dell’Europa unita. Da quasi 15 anni Carlo Pelanda è una delle voci che in Italia si sforzano di gettar luce sui problemi di solidità dell’architettura euromonetaria.

 

Lei è favorevole alla stabilità finanziaria globale ottenuta attraverso la creazione di aree monetarie integrate, alla fine convergenti in un’unica moneta mondiale, ma pochi come lei hanno “sparato” contro l’euro, che è uno di questi passi integrativi da lei auspicati. Perché?

 

Ho sparato contro le modalità con cui l’euro è stato fatto e non certo contro l’idea di moneta unica europea. Le mie prime perplessità nacquero nel 1993 quando, nel luogo di osservazione privilegiato di consigliere del ministro degli Esteri Andreatta (durante il governo Ciampi, ndr) osservavo che la Francia stava cercando disperatamente di bloccare il riemergere della Germania come potere unico europeo ed aveva scelto la soluzione di toglierle il marco come strumento di potenza. L’agenda di realizzazione era ancora sfumata, ma subito espressi dei dubbi. Due in particolare.

 

Quali?

 

Il primo, il tentativo di europeizzare la Germania per ingabbiarla avrebbe comportato la germanizzazione dell’Europa; il secondo, l’unione monetaria implicava, prima, un cambio di modello economico per gli Stati europei, per dare loro più capacità di crescita - oltre che di disciplina -, altrimenti avrebbero subito un impoverimento. In altri termini: la Germania avrebbe rinunciato al marco solo se l’euro sarebbe stato come il marco stesso, inapplicabile agli altri. Quando nel 1996 vidi che Francia e Germania decisero di realizzare l’unione monetaria mi venne un colpo. Questi sono matti, dissi e scrissi.

 

Proprio lei scrisse che «un’unione monetaria fatta costruendo prima il tetto e poi i muri non avrebbe funzionato o avrebbe costretto ad impoverimenti delle nazioni per reggerla». Esattamente cosa è stato fatto male?

 

Nel modello dell’euro - che chiamo l’“automa di Amsterdam” perché lì fu concepito nel 1997 - le nazioni cedono sovranità economica (bilancio e cambio) ad un agente europeo senza riceverne indietro abbastanza per gestire con la giusta flessibilità i propri problemi, strutturali e contingenti specifici. Questa è la causa esterna dell’impoverimento per molte euronazioni. 

 

Un esempio?

 

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