FINANZA/ Campiglio: la rivoluzione fiscale di Tremonti premia famiglia e lavoro
venerdì 18 dicembre 2009
Il Ministro Tremonti ha formulato la proposta di un’autentica rivoluzione fiscale, nel corso di un incontro con i sindacati, che è rimasta sottotraccia nei media, ma che merita invece di essere rilanciata e valorizzata, oltre che discussa criticamente. Nel suo intervento Tremonti ha riproposto un tema della sua riflessione passata e cioè l’opportunità di rovesciare la struttura delle entrate fiscali, aumentando la quota dell’imposizione sulle “cose” e diminuendo quella sulle “persone”.
È questa un’impostazione teorica che si aggancia ad una grande tradizione che risale almeno ad Hobbes e considera come base centrale del reddito imponibile il consumo effettivo, mentre nelle moderne società avanzate la questione non è tanto quella della scelta fra imposte dirette o indirette, quanto della sua composizione relativa nel gettito complessivo. La scelta fra tassare le “persone” piuttosto che le “cose” non può essere risolta in astratto ma deve essere riferita al contesto specifico a cui è riferita: in Italia la pressione fiscale su chi paga le imposte è molto superiore a quella ufficiale, per il fatto che quella ufficiale è calcolata in rapporto al Pil che include l’economia sommersa - su cui per definizione le imposte non vengono pagate - mentre invece bisognerebbe considerare il Pil al netto dell’economia sommersa.
La pressione fiscale in rapporto al Pil legale, che riguarda tipicamente il reddito da lavoro dipendente, è molto superiore rispetto a quella che considera il Pil inclusivo dell’economia sommersa, che è invece la grandezza a cui si fa riferimento nella statistiche ufficiali. Tutti convengono sulla necessità di ridurre l’evasione fiscale, ma poco si è discusso sul fatto se sia più semplice combattere l’evasione delle imposte dirette piuttosto che l’evasione dalle imposte indirette.
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A questo riguardo non può passare inosservato il grande successo dello “scudo fiscale”, attualmente valutato in circa 100 miliardi di euro, e che corrisponde in gran parte ad un’evasione fiscale, oltre che - in una quota non conosciuta - a capitali di origine illecita.
In questo quadro appare molto, molto plausibile che uno spostamento dell’imposizione fiscale sui consumi - come ad esempio quelli che sono certamente legati a redditi elevati, come grandi case, auto o yacht - potrebbe ridurre in modo più efficace l’evasione fiscale. In Italia la percentuale di imposte dirette in rapporto al Pil (sommerso incluso) è pari al 15,4 per cento nel 2008, mentre è pari all’11,3 per cento in Germania e all’11,4 per cento in Francia. Forse non è casuale che proprio in Francia, il paese che meglio sta attraversando la grande crisi in corso, la struttura dell’imposizione fiscale favorisca le imposte indirette (13,7 per cento del Pil in Italia e 14,8 per cento in Francia).
Ma l’aspetto forse più “creativo” della proposta Tremonti è quella di orientare in modo selettivo l’imposizione sulle attività o i beni “meritevoli”, come l’ambiente o la famiglia, rispetto alle attività e i beni che invece meritevoli non lo sono, anzi richiedono di incorporare il valore monetario di ciò che gli economisti chiamano “esternalità” negative, come l’inquinamento. Si coglie qui, non sappiamo se in modo consapevole, un’attenzione alle opportunità di incentivare la correzione del Pil in direzione di una maggiore attenzione alle dimensioni qualitative del vivere civile. La società moderna non può essere misurata solo sulla base di una performance - il Pil - che è figlia della misurazione puramente quantitativa, perché la dimensione qualitativa acquista un rilievo sempre crescente, quando non dominante. La qualità dei beni, da cui dipende la competitività dei beni e dei servizi, dipende in modo cruciale dalla qualità degli input necessari per produrli, in primo luogo il lavoro e il capitale umano, la risorsa centrale del nostro paese. La domanda centrale che la riflessione di Tremonti suggerisce è proprio questo: qual è il “potenziale” di capitale umano del nostro paese e in che modo possiamo accrescerlo?
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temo un po' questa tassazione di beni, che in teoria mi piace: ho quattro figli con un quinto in arrivo, io e mia moglie abbiamo due lavori da dipendente (in due non tiriamo su 4000 euro al mese). Ho la casa quindi "grande" (97 metri, ma ci siamo ben stretti)due macchine e due moto (tutte comprate usate) consumo energia elettrica come un villaggio sulle alpi, compro da mangiare come un reparto di approvvigionamento degli alpini... e pago tasse più di una piccola ditta di costruzioni. A quando il quoziente familiare, o perlomeno gli aiuti "veri" alle famiglie maxi (non come quella buffonata tanto strombazzata a suo tempo dalla Bindi sugli impegno sportivi dei giovani, che con 4 che fanno attività, dopo pratiche noiosissime e chili di carte, tra franchigie e tutto mi fa risparmiare "ben" qualche decina di euro)?
è vero?
Approfitto di questo commento per fare a tutti gli auguri di Buon Anno 2010. Non mi pare sarebbe il caso di brindare pensando a cosa andremo incontro. Ma è necessario che tutti ci rendiamo conto finalmente, che tutto cambierà, direi in peggio almeno economicamente. La mia preoccupazione maggiore non è l'economia , ma le conseguenze sul potere che questa inevitabilmente potrebbe causare. Nei paesi poveri è difficile la democrazia e questo è un fatto. Quindi l'attenzione massima deve essere su questo possibile sviluppo. Che i ricchi son sempre più ricchi è ormai una evidenza , le banche hanno o avranno presto la priorità e la proprietà su tutto. Il denaro, da che mondo è mondo è soltanto potere, usato come lo è stato negli ultimi anni o mesi, lo dimostra senza equivoci. Fra un pò è Natale, Buon Natale a tutti. Buona Domenica, Roberto Alabiso Artigiano
Sono daccordo con chi ha dei dubbi sul fatto che poi la scelta di cosa tassare diventerebbe ' la festa delle bustarelle'. Lo scudo fiscale e' secondo me solo un modo per far pagare le tasse alla criminalita', visto che il riciclaggio e' molto piu' costoso. Il ragionamento di tremonti secondo me nasce dal fatto che se gli italiani e le aziende in regola non vendono piu', non pagano piu' le tasse, e quindi dove recuperare i soldi? Dalla vecchia generazione che li ha fatti e quindi tassiamo il patrimonio. Consiglio a tutti di scaricare ' l'italia in numeri dell'istat' per farsi un idea della situazione, quest'anno con la disoccupazione in aumento il numero di pensionati superera' il numero dei lavoratori.Tremonti e' uno che decide facendo i conti e i conti dicono che il mondo del lavoro non ce l'ha fa' piu' a mantenere lo stato.Pensare di tagliare lo stato porterebbe a sommosse popolari dei dipendendi statali e dei pensionati, che sono la maggioranza del paese. L'idea potrebbe anche funzionare, aumentando la liquidita' dei lavoratori, ''potrebbero'' spendere di piu', non e' detto che lo facciano. Aumentando i consumi, aumenta il lavoro, diminuisce la disoccupazione. Ma i nuovi occupati saranno precari comunque. Perche' la globalizzazione necessita della flessibilita' lavorativa che non permette ai lavoratori la solvibilita' certa dei pagamenti nel tempo, e quindi niente prestiti, niente auto, niente casa.Le aziende non assumono in un mercato cosi' volatile e precario.
ottima la proposta di riforma di Tremonti. Però come salvare la progressività,voluta dalla Costituzione ? Forse una risposta è implicita nel criterio di scelta dei consumi da tassare meno e quelli di più. Tuttavia mi pare utile la proposta da me sentita da Oscar Giannino: provvedere con una "aliquota unica mite" per l'imposta sul reddito,(non del tutto eliminabile,come mi pare ovvio ),corretta da opportune detrazioni,da calibrare sui carichi di famiglia,spese straordinarie necessarie,(come quelle mediche,per far studiare i figli),ecc.
Il problema delle proposta è chi decide quali sono i beni maggiormente meritivoli di essere (tar)tassati e quali no? Secondo me questo si presta ad enormi distorsioni e clienterasmi soprattutto in un paese come il nostro. Queste proposte dirigiste sono armi a doppio taglio e alla lunga generano distorsioni ed inefficenze.
Ricordate che quando finì lo scudo fiscale precedente (2003) Fini chiese la testa di Tremonti e questo impedì una riforma fiscale "all'inglese"?? Un sistema in cui interessi contrapposti fra consumatori e fornitori di beni e servizi, permettono un sistema basato fondamentalmente sulla deduzione dalla base imponibile di tutto il consumato per vivere: lusso compreso. In un'ottica liberale pura, si potrebbe dire infatti "ti consento di detrarre lo yacht o l'anello di diamanti" affinché la tua detrazione riveli l'incasso di chi ti ha venduto lo yacht o il diamante e purché la tua detrazione sia congrua con quanto da te dichiarato. Oggi Fini non è in grado di chiedere nulla, ma siamo sicuri che la lobby dell'evasione, incassato lo "scudo" non cerchi di evitare in ogni modo l'accanimento terapeutico della GDF ????
Se fossero le "cose" ad essere tassate, cioè beni servizi e prodotti, come funzionerebbe l'import dai paesi stranieri? Non sarebbe una specie di dazio doganale per gli altri paesi? Oppure varrebbe solo per i nostri prodotti? Dovete scusarmi, rimango sempre più confuso da tante notizie dati e opinioni su come uscire da crisi, ridurre la tassazione estrema che ai micro PM imprenditori non consente più di lavorare, vivere o credere ancora in questo paese. Sono certissimo che una risposta a domande semplici eo scontate come questa , mai sarà data una risposta. Buona Giornata Diego. P.S tre MLD per imprese che fatturano più di 10 milioni di euro. E le altre? Chiudiamole tutte tanto sono obsolete o meglio molecolarizzate sul territorio.Cioè è come se non ci fossero.