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SCENARIO/ Pelanda: così la Bce mette a rischio i nostri risparmi

martedì 19 gennaio 2010

Il nervosismo nelle stanze della Bce e delle istituzioni e governi europei in relazione alle sorti dell’euro, negli ultimi giorni, è stato molto maggiore di quanto riportato dai media. Vogliono nascondere un grosso problema, ma qui non glielo lasciamo fare.

 

Il problema nasce dal rischio di insolvenza del debito pubblico greco e dall’effetto contagio che questo può avere nelle percezioni del mercato sulla solidità di altri debiti nazionali, in particolare quelli di Portogallo, Spagna e Irlanda. E anche Italia. Il punto è: se una nazione che adotta l’euro non ripaga il debito, cosa succederà alla moneta unica?

 

I dubbi del mercato sulla Grecia sono stati un primo test. Il valore di cambio dell’euro è sceso pur in una tendenza di dollaro debole, segno di un rischio percepito che all’insolvenza dei debiti potrebbe corrispondere un rischio di dissoluzione dell’euro stesso. Ora tale rischio è in effetti un'esagerazione. Ma se si osservano le difficoltà prospettiche di molte euronazioni di tenere in equilibrio i bilanci pubblici, tra cui Francia e Germania, il rischio non può più essere escluso.

 

Ciò è un enorme problema perché, alla fine, si traduce in un costo maggiore sia per rifinanziare i debiti sia per pagarne gli interessi (che all’Italia costano già 5 punti di Pil all’anno, circa 75 miliardi). Tale insostenibilità potrebbe costringere le nazioni più inguaiate a uscire dall’euro, risolvendo il problema del debito con l’opzione catastrofica - ma pur sempre una soluzione - di svalutazione della moneta e insolvenza delle obbligazioni debitorie, eventualità che porterebbe alla dissoluzione della moneta unica e dell’Europa.

 

Ai primi segnali che tale pericolo non è più escludibile, la Bce ha risposto, in modo poco efficace, che è, invece, da escludere. I governi hanno fatto perfino di peggio. Prima hanno garantito che le euronazioni nei guai non verranno lasciate sole (Merkel), poi hanno sottolineato che ogni nazione dovrà mettersi in ordine da sola. Segno che non c’è un’idea chiara e comune su come difendere la stabilità dell’euro. Ma sarebbe possibile trovarla?

 

Certamente. Sui piani nazionali andrà posto un limite assoluto alla crescita dei debiti. La Germania ha posto in Costituzione (Carta fondamentale) nel giugno 2009 il divieto di fare deficit pubblici oltre lo 0,35 per cento dal 2016 in poi a livello di bilancio federale, dal 2020 a quello degli enti locali. Le altre nazioni dovrebbero fare lo stesso, l’Italia per prima.

 

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COMMENTI
19/01/2010 - "L'Europa sarà cristiana o non sarà" (Francesco Giuseppe Pianori)

Se crollasse l'Euro quale moneta useremmo? Il dollaro? il renminbi? Se l'Europa tralascia la sua identità cristiana, che è alla base del nostro sviluppo economico, che cosa rimane? L'unità purchessia non ha alcun senso. L'unità per soldi tanto meno. L'unità è una cosa seria, che auspico di cuore. Sono un europeista convinto. Quando si comincerà a capire che "economia" vuol dire "reggere la casa"? Una casa senza amore, senza stima, senza libera scelta e fatica di rapporto non esiste. Due persone non mettono su casa per motivi tecnici: infatti la cosa più comune oggi è il divorzio. Si mette su casa per un ideale, una scelta libera e responsabile. Le difficoltà europee sono tutte qui. Quando si comincerà a studiare seriamente nelle Università di Economia Europee la Caritas in veritate? Caro Professor Pelanda...è così semplice capire dove sta la vera questione! Grazie per il suggerimento

 
19/01/2010 - Euro, numeri e idee (Paolo Tirabassi)

Le profezie sulla prossima morte dell'Euro, anche autorevolissime, richiederebbero ormai un archivio capiente, ben organizzato per annate. Naturalmente, se la cosa dovesse accadere, l'ultima sarà quella buona anche se forse non la migliore. Mi pare infatti che molte di queste profezie abbiano una radice più che altro ideologica - e quelle di marca anglosassone forse anche di stizza. Che la moneta unica sia una creazione burocratica, vabbè, lo sappiamo. Che i burocrati facciano solo e sempre cose sbagliate però non è vero. L'Euro in sè sembra una cosa buona, magari un pò debole di costituzione (nel senso giuridico del termine). L'unicità della moneta ha indubbi vantaggi. La Cina l'ha appena invocata a tutela dei suoi crediti. Nei paesi del Golfo si stanno mettendo al lavoro. Insomma, non è il diavolo. Del resto non credo che le preziose identità nazionali ecc. troverebbero gran giovamento dallo smantellamento dell'Euro. La nostra meno che meno. Quanto poi ai numeri, non mi pare che il debito pubblico di Stati Uniti e Gran Bretagna sia tanto meglio di quello della zona Euro. E' vero che il loro governo è unico ma non è però completamente vero che i debiti dei paesi dell'Euro siano rimasti del tutto "debiti sovrani". Se poi sommiamo debito pubblico e debito privato... Come abbiamo visto, possono diventare vasi comunicanti. Sarebbe stato meglio partire dall'unità politica? Forse sì. Forse congiuntamente. Però adesso siamo qui: evitiamo di farci del male da soli.

 
19/01/2010 - Scatole e ponti (Roberto Pazzi)

Caro Professore, la settimana scorsa i paesi asiatici hanno formato ufficialmente lo Ajar (The China-ASEAN free-trade agreement: Ajar for business - ASEAN members eliminated remaining tariffs and barriers to investment on 90% of products (The Economist, on Wednesday, January 13) con 2 miliardi di consumatori ad oggi. E' il vero passo veloce verso una politica monetaria cinese. Questa crisi mette in evidenza che solo scelte acute ed incisive possono dare una speranza. Un eurogoverno integrato dell’economia è ottima cosa e va ‘cercata’ con forti alleanze industriali interne su progetti concreti che possono aiutare ad aggregare. Dobbiamo uscire da una prospettiva locale che insiste - per un interesse particolare e 'a breve'- a dividerci facendo finta di riempire scatole che invece restano vuote (avrebbe detto Sartre). La vera sfida economica non è tra noi italiani, mediterranei ed atlantici. La sfida è comprendere quanto sia vitale bilanciare una situazione rischiosa con una carica umana che aggrega. Ancora una cosa: i ricercatori cinesi sono passati a pubblicare l’ 8% degli articoli mondiali, passando dall’1% nell’ 1988 (The Wall Street Journal, on January 16, 2010) mentre qui sembra che cresca solo un giudizio - forse inconsapevole - autolesionista.

 
19/01/2010 - Tanto peggio tanto meglio. (Alessandro Sasso)

Capisco perfettamente la posizione del Dott. Pelanda ma il contraccambio alla unificazione dei debiti dei paesi europei e la creazione di strumenti di garanzia sul debito a livello europeo significa la definitiva esautorazione della sovranità degli stati, cosa che già oggi è gravemente compromessa dal fatto che gli Stati stessi non possono battere moneta e non sono perciò padroni del proprio destino economico. E' proprio lo spirito esclusivamente burocratico ed economico che mina alle fondamenta l'esistenza stessa dell'unione europea. Infatti non si tiene minimamente conto della specificità dei popoli che la compongono e la profonda diversità culturale che esiste tra di essi. C'è qualche burocrate a Bruxelles o Strasburgo che vuole governare per decreto lo storico orgoglio del popolo greco? O il plusvalore della creatività italiana? O il mitico rigore dei popoli germanici? O il genetico nazionalismo francese? Per non parlare del temperamento ispanico? L'anima fredda e burocratica dei governanti sovranazionali europei (che nessun popolo ha eletto) causerà il dissolvimento dell'unione e la scomparsa dell'euro con il ritorno alle sovranità nazionali, prima fra tutte quella di battere moneta. E così sia! Saluti