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LA STORIA/ Henry e Jason, la risposta Usa ai bamboccioni d’Italia

A 23 anni Henry decide di onorare il debito di 200 mila euro che le banche gli avevano concesso per studiare e si arruola nell’esercito. Jason, invece, affermato musicista si ritrova a suonare a comunioni e matrimoni. In Italia invece si discute di come far uscire di casa i nostri figli

bamboccioni_R375.jpg (Foto)

Henry è un ragazzo americano di 23 anni che ha da poco conseguito la laurea. Ha un debito di 200 mila dollari verso la banca che gli ha concesso il prestito per poter studiare. C’è crisi, trovare un’occupazione è pressoché impossibile ma nel frattempo gli viene richiesto di iniziare a onorare il credito. Henry decide così di arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti: ferma obbligatoria di quattro anni e dopo alcuni mesi di addestramento sicura partenza per l’Afghanistan.


Jason è un bravo musicista, figlio d’arte, lavora in una società che produce jingle che accompagnano la pubblicità televisiva. Il suo capo è uno dei più prestigiosi nomi del settore ed è anche suo amico. Ciò nonostante il lavoro cala e Jason è costretto a stare a casa. Da mesi si è adattato a suonare per chiamate a domicilio: matrimoni, comunioni e quant’altro. Così riesce a racimolare la metà di quello che guadagnava prima. La nuova condizione si ripercuote pesantemente sulla vita della sua famiglia.


Due episodi di cronaca vera, successa negli ultimi mesi a New York. Uno dei protagonisti lo conosco bene, è un mio amico. Dopo aver sentito queste due storie, siccome non sono nuove in quel paese, potremmo esclamare: “È l’America!”. Per poi subito dopo, secondo la vulgata corrente dei benpensanti, criticare il suo welfare state, pressoché inesistente, e il suo imperialismo che più che la democrazia esporta la guerra. Normalmente questa è la reazione dell’italiano medio, per non dire dell’europeo medio.

Qui però non mi interessa dichiarare se sono più o meno d’accordo con quanto viene solitamente rimproverato agli Stati Uniti. Piuttosto voglio sottolineare che è doveroso porsi il problema se il sacrificio di Henry e Jason non contribuisca in qualche modo anche al mantenimento del nostro benessere. O quantomeno invitare a interrogarci se noi non viviamo, da anni, al di sopra delle nostre possibilità.


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COMMENTI
26/01/2010 - Proposte serie (da parte di un giovane) (Alberto Gissi)

E' assurdo portare come esempio positivo quello di un ragazzo che ha speso 200.000 dollari per studiare e che adesso per ripagare i debiti è costretto a mettere a repentaglio la propria vita. Quando Brunetta ha usato per la prima volta la parola "bamboccioni" il mio commento è stato: "ecco un altro dei nostri politici che accusa la gente (giovani, dipendenti statali...) per coprire la propria incompetenza. E' mai possibile che in Francia da anni i giovani che non trovano lavoro ricevano somme da parte dello stato per mantenersi, mentre qui in Italia l'unica cosa che riceviamo sono insulti bipartisan?". Poi le ultime dichiarazioni per un attimo mi hanno fatto ricredere sul suo conto, salvo scoprire immediatamente dopo con orrore che i 500 euro voleva toglierli alle pensioni! Ce l'ho anch'io un'idea su come trovare questi 500 euro: aboliamo le pensioni ai parlamentari, che dopo cinque anni di legislatura (quando va bene) ricevono più di uno che ha lavorato 40 anni. E già che ci siamo riduciamone il numero, visto che sono più numerosi dei parlamentari USA. Ed eccovi un'altra proposta: perchè invece di dare quei soldi ai giovani non darli alle famiglie e lasciare alle persone la libertà di decidere della propria vita? Certi politici però vogliono disgregare la famiglia per lasciare l'individuo solo e inerme di fronte allo Stato. Guarda caso Brunetta è un socialista... come buona parte dei nostri politici di destra e di sinistra.

 
26/01/2010 - Confronti (Vulzio Abramo Prati)

I 200.000 dollari che il giovane ha dovuto pagare per laurearsi possono sembrare tanti, e lo sono, ma solo perchè li ha dovuti sborsare tutti lui; nessuno si chiede quanto costa alla collettività un laureato italiano considerando che l'80% termina il ciclo di studi fuori corso e il 40% dell'attuale popolazione universitaria è composta da fuori corso, senza poi parlare del proliferare di corsi universitari e di sedi. Negli USA poi si è più disponibili a pagare molto per le Università prestigiose, Harvard, Yale,MIT ecc... investendo così su sè stessi e sul proprio futuro, mentre noi siamo ancora convinti che una Università valga l'altra. Lo spesso qui criticato libro di Alesina e Ichino "L'Italia fatta in casa" analizza abbastanza bene questo fenomeno nel capitolo "Tutti insieme appassionatamente", si deve però arrivare a pag.107 e non fermarsi al paragrafo sul "Familismo amorale" di pag.6 come mi sembra molti abbiano fatto.

 
26/01/2010 - La "fatica" serve per diventare adulto (paolo paoletti)

Sono pienamente d'accordo con quanto scrive Tarantini. Sia per il lavoro che faccio che per la famiglia che ho (composta da me mia moglie e sette figli), vedo proprio la mancanza di una fatica "buona" che sta inesorabilmente alla base di ogni giornata. Quello che io e mia moglie spesso diciamo ai nostri figli è che ogni cosa che facciamo e che fanno deve essere fatta bene con impegno e questo costa fatica, ma che il risultato alla fine li sorprenderà. La stessa nostra famiglia, oggi è vista come una fatica pazzesca, ma la vera realtà è che nella fatica, che nessuno ci toglie (meglio sarebbe parlare di aiuto alla famiglia che ai cosidetti "bamboccioni") troviamo una letizia di vita inimmaginabile e che altri ci testimoniano, noi la viviamo e basta. Devo anche confessare che la società americana mi ha sempre colpito e che queste sfide nella vita descritte sono sorprendenti, ma diventano la normalità in America che qualcuno, tempo addietro chiamava "american dream". Sono anche certo, e lo riscontro ogni giorno, che ci sono giovani italiani che, se educati da adulti (questo è il vero tema di discussione) sono come i giovani americani e in molti casi anche meglio: studiano e lavorano contemporaneamente, migliorano il loro curriculum scolastico all'estero per affrontare meglio la competizione nel mercato del lavoro ed altro; solamente non diventano fatti noti.

 
26/01/2010 - Nuova generazione (Roberto Pazzi)

Bravo Graziano, condivido.

 
26/01/2010 - non coglie il problema (Pierre Richard Pergolotti)

Non condivido l'articolo, in quanto, a mio avviso, non coglie il problema. Primo perchè si tratta di mondi troppo diversi per essere paragonati (la situazione italiana può esistere solo perchè c'è la famiglia, ed in america non c'è o non è forte come in italia, inoltre il mercato del lavoro è totalmente diverso: non mi pare che qui in italia noi giovani siamo visti come una opportunità, a differenza dell'america.) Secondo non riesco a capire perchè, molti parlano di noi giovani, ma quanti parlano con noi giovani? Secondo me, tre quarti di quelli che parlano dei nostri problemi (precariato, stare in famiglia ecc...) non sanno nenache cosa ne pensiamo noi e come li vediamo noi. Difficilmente, leggendo gli articoli, vedi qualcuno in grado di cogliere il problema. Sembra che l'unico problema sia il fatto che noi giovani non siamo sufficientemente "proattivi", non disposti al sacrificio e le solite altre cose, mentre per quanto mi concerne di persone che fanno sacrifici ce ne sono parecchie e non riesco a capire perchè non vengano notate.

 
26/01/2010 - GIOVANI IN FAMIGLIA (FRANCESCO BUGINI)

caro Tarantini, mi spiace ma non sono assolutamente d'accordo con quanto scrivi nel tuo articolo. Innanzitutto c'è un primo contrasto stridente che va sottolineato: ma ti sembra logico che un giovane per laurearsi debba spendere 200.000 dollari? Tu credi che il fatto che l'istruzione in Italia sia garantita e pressochè gratuita e che chi ha talento e capacità si possa laureare sia un male? E' grazie a questo che l'Italia ha sempre fatto crescere cervelli e talenti che poi, guarda caso, ci sono stati "soffiati" proprio dagli U.s.a. paese che ha sempre operato una selezione allo studio basata sul censo o sulle supercapacità.Gli Usa possono permettersi di non investire sull'istruzione perchè tanto poi si prendono i migliori cervelli a basso costo in ogni parte del mondo.Quanto agli esempi di sacrificio ed iniziativa ne abbiamo a bizzeffe anche in Italia: io lavoro a Milano e ho conosciuto e conosco molti giovani laureati meridionali che hanno laciato la loro terrra per venire a studiare, poi a lavorare e quindi mettere su famiglia al nord. Personalmente considero che il fatto della permanenza in famiglia dei giovani non sia liquidabile in quattro parole ma abbia motivazioni molto più articolate e profonde. La famiglia in Italia è un'istituzione molto forte, funge da ammortizzatore sociale, sostiene il paese ed è la fonte di quel risparmio che ha permesso all'Italia di restare toccata solo marginalmente dalla crisi da eccesso di spesa e consumi di Usa e Gran Bretagna.

 
26/01/2010 - Bamboccioni (Paolo Raffone)

Penso sia difficile prendere sul serio le esternazioni del ministro Brunetta quasi sempre eccessive e poco praticabili. Viviamo in uno strano paese. Nel nostro passato anche recente abbiamo assistito a italiani che si sono rimboccati le maniche e hanno lasciato il paese coraggiosamente (a volte drammaticamente) per trovare lavoro altrove. Oggi viviamo in un diffuso benessere (almeno una parte consistente del paese) e su questo ci si culla. Sono però certo che certe nostrane qualità siano sempre pronte a venire fuori. Me lo auguro soprattutto pensando ai miei due figli grandi (30 e 25) che vivono ancora in casa (io sono uscito di casa a 17 anni, ma erano altri tempi).