Economia e finanza
venerdì 21 maggio 2010
Riaffiora puntualmente, da un anno e mezzo a questa parte, tra i criteri di potenziamento del redditometro per rafforzarne l’efficacia nella lotta all’evasione dei redditi delle persone fisiche, anche quello di utilizzare come espressione di imponibile non dichiarato l’iscrizione di figli a scuole private.
L’ho detto e scritto più volte, e dunque mi ripeto. Da tempo ho accertato che questo puntuale riaffioramento rispecchia la peculiare e deviata ideologia di alcuni tecnici ministeriali e consulenti dell’Agenzia delle entrate, di saldo credo statalista e devoti ai totem e tabù dello Stato etico. Non è il ministro Tremonti a pensarla così.
E se fosse lui a convertirvisi del tutto inopinatamente, sia pure per il legittimo scopo di assicurare all’erario il massimo recupero di gettito possibile, bisognerebbe comunque combatterlo, spada alla mano e voto contrario esplicito in parlamento.
Scambiare la spesa aggiuntiva sostenuta da una famiglia per la miglior formazione del capitale umano in scuole paritarie o riconosciute come se tale spesa equivalesse all’acquisto di un SUV, di uno yacht, o della quota annuale d’iscrizione a un circolo di fitness, equivale a pura somaraggine in termini economici e ad asinina ottusità in termini ideologici.
In termini economici, infatti, significa confondere l’investimento in capitale umano - ciò di cui più c’è bisogno per accrescere l’output potenziale del nostro paese - con spese di consumo voluttuarie. Bisogna spostare l’imposta dalle persone alle cose, scriveva Tremonti nei suoi libri di 15 e 10 anni fa e nel suo Libro Bianco, dunque tassare di più i consumi e incentivare invece gli investimenti.
Lo Stato dovrebbe in altre parole accrescere le deduzioni fiscali alle famiglie che investono di più nella formazione dei propri figli, perché sarà l’intera società ad averne un beneficio, non certo considerare tale scelta come un indicatore di potenziali illeciti fiscali e di violazioni del patto sociale.
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Il ministero - Giannino parla di qualche funzionario statalista - ritiene che impiegare risorse nell'educazione dei figli diversa da quella che propina lo stato sia indice di capacità contributiva. Circa la "somaraggine" di tale idea ha già detto più che bene Giannino e tanto basterebbe. Al solerte funzionario statalista voglio domandare però: "se la stessa somma che spendo per le mie figlie in una scuola pubblica libera, la spendessi per mandare le stesse mie figlie allo stadio la domenica (anche questa spesa potrebbe essere facilmente controllata)o la dessi loro come paghetta perchè si divertano in discoteca e locali vari nei fine settimana, riterresti - caro solerte funzionario - anche in questi casi di essere in presenza di elementi di capacità contributiva"? No? E già, sarebbe una idea molto impopolare, vero? Se impiego denaro per l'educazione dei figli sono uno che potrebbe evadere le tasse se invece li spendo in divertimenti no. Caro solerte funzionario, secondo me sei un pavido ed un vigliacco!
Posso pregare il signor Pennati che scrive: "Mi congratulo col Dott. Giannino per l'esposizione chiara" di voler emulare lo stesso Giannino? C'è una frase, per me criptica, che sarebbe utile fosse esplicitata non per alimentare polemiche ma per far andare avanti la discussione. Osservo, infatti da attento lettore de "ilsussidiario.net" che questo articolo è uno dei più commentati, segno evidente che il tema interessa e coinvolge. Mi riferisco alla frase in parentesi: "(e qualche lettore farebbe bene ad informarsi prima di "sparare" giudizi da "professore"!)". Non conosco le professioni degli altri intervenuti ma la mia è quella di professore senza le virgolette e l'ho scritto nel mio intervento, per cui mi viene il dubbio di essere il riferimento oscuro di Pennati. Cosa sarebbe stato "sparato"? Sono piuttosto allergico al termine che evoca sempre situazioni dure e tragiche. Io non "sparo", scrivo e argomento. Saranno argomentazioni non condivisibili ma sono abituato ad essere "franco" e ad invocare chiarezza. Di questi tempi non mi pare sia un difetto. O no signor Pennati? Franco Labella
E meno male che questo era il voto utile!
Mi congratulo col Dott. Giannino per l'esposizione chiara, che condivido nei contenuti. Lo invito a continuare ad intervenire con i suoi articoli, che coinvolgono anche i "non esperti". La sue competenze - laurea in giurisprudenza e commentatore economico su testate a diffusione nazionale - sono ancor più preziose per i lettori de IlSussidiario (e qualche lettore farebbe bene ad informarsi prima di "sparare" giudizi da "professore"!).
Come si può non concordare con quanto scrive il signor Prati? L'iscrizione ad una scuola non pubblica o pubblica non statale ha dei costi di una certa rilevanza. Chi riesce a sostenerli deve avere un reddito dichiarato e tassato coerente anche con questo indicatore. Dove è il problema? Forse se Giannino rispondesse alle obiezioni mie e del signor Prati la discussione avrebbe un carattere di maggiore comprensibilità per tutti. Quanto ai SUV: il Ministro Tremonti ha nel suo curriculum ministeriale una serie di condoni e provvedimenti similari. Se oggi scopre che l'equità fiscale è anche un problema etico sono lieto del suo "ravvedimento operoso". Avesse deciso anche che l'istruzione è un investimento e non un costo sarei stato ancora piu' lieto per me, come docente di una disciplina, Diritto e Economia, giudicata "ramo secco" e da tagliare. Sarei stato lieto anche per gli studenti italiani che sono oggetto di una operazione di riordino confusa nei presupposti ed ancora piu' confusa negli esiti. Il mantra "Meno scuola piu' qualità" come tutti i mantra può essere "un suono in grado di liberare la mente dai pensieri". Ecco, per l'istruzione , liberare la mente dai pensieri , non è una buona soluzione. Aspettiamo che Giannino ci faccia conoscere la sua opinione anche su questo. Franco Labella
Premessa: ho mandato mio figlio in una scuola privata cattolica, l'ho considerato un investimento non solo sulla cultura ma anche sul suo sviluppo come persona, è una esperienza che giudico ottima e ho consigliato a tanti amici. Mi costava sette milioni all'anno e per me e mia moglie, lavoratori dipendenti è stato un impegno di una certa rilevanza. Detto questo non capisco dov'è il problema? E' chiaro che un'uscita richiede per essere fatta almeno di un'entrata uguale o maggiore, indipendentemente dal valore morale dell'uscita, punto. Qualunque sia il tipo di spesa richiede un reddito in entrata e mia moglie e io non avremmo avuto alcun problema a mostrare la nostra dichiarazione dei redditi! Eventualmente dobbiamo batterci perchè le scuole private valide siano realmente equiparate permettendo a tutti di mandarci i propri figli, non condannare i controlli. Le persone che fanno sacrifici per iscrivere i propri figli a queste scuole sono sicuramente quelle che possono presentare la dichiarazione senza problemi! Certo lo scandalo è anche di quelli che nella scuola statale non pagano la mensa e accompagnano i figli a scuola in SUV, ma il problema eventualmente è quello di maggiori controlli, non minori!
una semplice domanda: ma quanto risparmia lo Stato per il milione di studenti che non frequenta le statali? Quanto dovrebbe spendere in più se, da un giorno all'altro, tutte queste scuole dovessero chiudere e gli studenti passassero alle statali? Risposta facile: più di sei milioni di euro. Nell'opinione corrente scatta subito un luogo comune: sì ma alle "private" ci vanno i figli dei ricchi che non hanno bisogno di bonus o di altri contributi. Sbagliato ancora una volta. Ci sono famiglie che pur di scegliere la scuola che ritengono più educativa per i propri figli si svenano, compiono enormi sacrifici, rinunciano a cose di cui altri ritengono di non poter fare a meno. Ci sono famiglie che, proprio perché non sono ricche, investono in educazione. E inoltre ci sono famiglie povere che non riescono a fare neppure questo e quindi non possono scegliere la scuola paritaria perché lo Stato perpetua l'ingiustizia che i numeri prima citati descrivono. Se nelle scuole paritarie non ci sono molti poveri (sarà poi vero?) è perché lo Stato monopolista dell'educazione li tiene fuori. Se ci fosse piena libertà, questo discorso non avrebbe senso. Ci stiamo prendendo in giro. Tanti proclami, tanti auspici e poi..........niente solo pecette...e alquanto discutibili. Ho sempre speranza che questo Paese riesca a decollare di nuovo....ma abbiamo bisogno che ci sia qualcuno che parli CHIARO, IN VERITA' e ci dica a quanto gradi di febbre siamo. grazie luisa
Non stupisce più di tanto il tentativo, che spero venga sventato o almeno limitato negli effetti in modo da non penalizzare le famiglie, di vessare chi sceglie una scuola non statale. Non solo la scuola paritaria, ma lo stesso avere figli è considerato un lusso in Italia, visto che, con miopia assoluta, si ignora sistematicamente la promessa del quoziente famigliare, disinteressandosi del futuro che i figli rappresentano. Infatti, anche volendoli guardare cinicamente da un punto di vista puramente economico, i nostri figli sono le principali risorse sulle quali si baserà la società nel futuro per generare il valore che le consentirà di mantenersi in vita. Credo sia ora di considerare quanto sopra come non negoziabile e che qualcuno si faccia carico di esprimerlo nei modi e tempi più opportuni per far capire alle forze politiche che le aperture di credito sine die in questo campo non possono durare in eterno.
Perché Oscar parla di laicismo come contrapposizione alla scuola privata? Forse perché scuola privata coincide in automatico con scuole cattoliche? Molto probabilmente sì, perché Oscar contrappone le scuole private sane (cioé cattoliche, sembra di capire...) ai diplomifici privati di matrice non cattolica! Insomma in Italia vale il motto Tertium non datur: Istruzione pubblica sotto attacco e ridimensionamento, scuola privata cattolica pingue e addirittura da incentivare o già ampiamente incentivata come accade in Lombardia. Una scuola privata non confessionale non ha diritto di cittadinanza in Italia. Un destino molto strano per la futura classe dirigente di questo Paese
Forse perché costa quanto mantenere un Suv, e non siamo tutti a poterlo fare, specialmente in un momento come questo. Purtroppo la scuola statale funziona sempre peggio e diventa un fattore discriminante anche sociale. Condivido comunque il desiderio di poter dare ai propri figli un'educazione e una istruzione migliore, e questo non dovrebbe rientrare nel redditometro. Ma una cosa voglio dirvi: a Giugno 2009 il mio commercialista mi ha consigliato di adeguare il mio reddito agli studi di settore, versando una somma aggiuntiva. Vi garantisco che ho ridotto nel 2009 il fatturato al 50% e già prima non era granché. Il problema non sono nemmeno i Suv, ma come mi vado convincendo sempre più, un debito pubblico di tutti i paesi non più sostenibile e ne faremo le spese a breve tutti i meno forti o garantiti, perchè anche non vendere Suv, che io detesto, in quanto ciclista in una città a misura d'auto soltanto,fa crollare le vendite e di conseguenza i consumi e via discorrendo. E' forse giunta ora di prendere le questioni di petto, così per come sono, senza cercare peli nell'uovo o questioni antiche tra scuola pubblica e privata. Ho studiato nella scuola pubblica e non ho nulla da recriminare, tranne il freddo perchè anche allora non c'erano i riscaldamenti e tanti conforts cui abbiamo abituato i ns figli. Sarebbe stato utile e ragionevolele pensarci prima. Sia a destra che a sinistra, ma sopratutto a destra visto che hanno governato molto di più loro. Buona Giornata
occupato di Economia a scuola. Chissà se il "guerrigliero" Giannino, oltre che preoccuparsi di indicatori di reddito come il pagamento delle rette delle scuole private, volesse assumere toni altrettanto veementi a proposito delle decisioni del duo Tremonti-Gelmini di non far piu'studiare agli studenti delle superiori riordinate nè il Diritto (e si capisce...) e manco l'Economia. Magari in tempo di crisi anche delle Istituzioni europee e della stessa Unione monetaria far percepire l'assurdità di una tale scelta potrebbe aiutare Giannino a farsi capire quando parla di scelte incomprensibili a tutela dell'investimento "istruzione".A meno che non ritenga che l'istruzione sia un investimento solo quando si parla di scuole private o di scuole pubbliche non statali. Si attende con fiducia un chiarimento Franco Labella
Lo vogliamo Premier Giannino o in subordine Ministro delle Finanze. Se Tremonti non ha prodotto quella svolta nella gestione delle Finanze che ci si attendeva una ragione ci sarà e non può essere solo quella della crisi. Qui tra leggi Bersani Visco che sono andate a regime, nuovi adempimenti ideati sotto l'egida di Tremonti per i soliti noti che già pagano le tasse, verifiche impostate sulla contestazione del merito delle scelte imprenditoriali (al Nord questo accade), la situazione per chi produce è peggiorata. Coprire la spesa inefficiente dello stato con la guerriglia fiscale è una politica perdente alla lunga. Cominciamo a pensare che anche l'attuale Ministro condivida il Bersani Visco pensiero.
Direi su questo punto, è evidente la discrepanza tra i valori della lega e quelli espressi dai partiti che si ispirano alle tradizione "cattolica". Se è vero ciò che dice Giannino si può dire che la lega è l'espressione più vera dell'estremismo materialistico dei nostri giorni!
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