BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RIFORME/ La rivoluzione di Tremonti che fa fuori 77 leggi per far nascere il Bill Gates italiano

lunedì 7 giugno 2010

In Italia c’è un grande paradosso: siamo il paese del mondo con il più alto tasso d’imprenditori, ma anche uno di quelli in cui è più difficile fare impresa. Per aprire un’officina meccanica ci vogliono circa 70 permessi e ci sono 22 autorità che controllano. Una legislazione ed una regolamentazione pletoriche e frastagliate rendono difficilissima la nascita e la vita delle imprese. In qualche caso impossibile: se Bill Gates fosse nato in Italia, Microsoft non sarebbe mai nata, perché da noi non si può aprire un’impresa in un garage e se Guglielmo Marconi avesse avuto a che fare con le regole che governano oggi il sistema delle imprese sarebbe finito in galera.

 

Qual è la causa di questo? Le leggi non nascono mai da un’impostazione casuale, hanno sempre in fondo una radice culturale. All’origine c’è una visione negativa dell’uomo e un sospetto verso la sua iniziativa. Gli imprenditori, secondo questa cultura, sarebbero tutti ladri, evasori, sfruttatori, inquinatori, ecc. per natura. Prima della crisi, abbiamo letto e sentito per anni i guru dell’economia parlare di “anomalia italiana”, di “nanismo” e di “familismo” delle nostre imprese. È anche innegabile che la nostra Costituzione, come ha scritto in diversi interventi Alberto Quadrio Curzio, non sia proprio benevola nei confronti delle imprese, a cominciare dall’articolo 41, quello che Giulio Tremonti ha proposto di modificare. Ecco il testo completo: “L’iniziativa economica privata è libera. Essa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da creare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. In questo testo, anche a causa dell’epoca in cui è stato scritto (prima del boom economico), è evidente un sospetto verso chi intraprende.

 

La proposta di Tremonti va in altra direzione e parte dalla constatazione realistica che la iper-regolamentazione e la iper-burocratizzazione dell’economia sono un nodo gordiano che non si può sciogliere, ma solo tagliare, e quindi non serve una riforma, ma una rivoluzione. È la stessa idea che è alla base della proposta di legge “Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese” che ho proposto insieme ad altri 130 parlamentari, di cui diversi della minoranza ed è attualmente in fase avanzata di discussione nella Commissione Attività produttive.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 




  PAG. SUCC. >


COMMENTI
28/08/2010 - FINALMENTE speriamo che riesca. (Roberto Arrigoni)

Sono un piccolo imprenditore, non è mai tardi per fare le cose giuste, l'importante è che l'idea iniziale non venga stravolta strada facendo. Come purtroppo accade spesso, mi compiaccio nel vedere che un governo di destra è innovatore e riformista. Credo che questo sia alla base di chi ne osteggia l'attività. Agevolando il lavoro 97% della macchina Italia si agevola il paese noi piccoli imprese ringraziamo, siamo pronti a rimboccarci le maniche auguri al ministro. Roberto Arrigoni

 
07/06/2010 - TROPPO TARDI!!! (Pietro Sita)

Non metto il punto di domanda perchè sono un pessimista (il pessimista è un ottimista bene informato). Verissimo che alla radice della regolamentazione demenziale che ha prevalso in Italia c'è una radice culturale.La radice culturale e quella catto-comunista che nel dopoguerra(chi ha i capelli grigi come me se ne ricorderà)considerava grandi e piccoli imprenditori come "padroni" e come tale capitalisti e sfruttatori. Ma poi hanno imparato che i grandi imprenditori, per fare i loro comodi, erano disposti a pagare e a finanziare i partiti, mentre i piccoli potevano essere spremuti solo con le tasse. Le grandi imprese con le triangolazioni con l'estero hanno pagato quello che faceva loro comodo..i piccoli,come me, che non avevo possibilità di evadere giù a pagare tasse.Con una piccola azienda che fattura anche il chiodo che esce dal portone non si può pagare oltre il 50% di tasse e contemporaneamente fare investimenti.Anche perchè con quello che rimane si deve mantenere la famiglia.Io dopo venti anni di sacrifici e di duro lavoro nel 1994 ho preferito mollare.Ho lavorato come consulente per 8 anni e adesso faccio il pensionato. Nel periodo in cui ho lavorato come consulente facevo finalmente solo il mio lavoro, non dovevo occuparmi di una burocrazia opprimente e senza senso. I problemi delle piccole aziende li ho vissuti personalmente sulla mia pelle e sono talmente incancreniti che non sarà una legge a cambiare le cose per di più in un momento di crisi estrema come questo.

 
07/06/2010 - La rivoluzione di Tremonti che fa fuori 77 leggi.. (Lorenzo ROMANO)

A mio modesto avviso il Ministro è sicuramente tra i più importanti che l'Italia ha avuto fino ad oggi ma... purtroppo, (e forse non è proprio lui che lo vuole) molte delle Leggi promulgate sono a vantaggio diretto e/o indiretto proprio di chi viola la Legge: i condoni edilizi e patrimoniali ne sono un esempio fin troppo eclatante. Però, ricordo che i primi condoni si sono avuti con altri Governi. Ora, con il "regalo" di alcune zone demaniali, con la liberalizzazione delle Imprese e con quest'ultimo favore ai professionisti dell'abuso edilizio, per noi onesti cittadini sovrattassati... Dio ci aiuti! Il Governo deve capire - se vuole - che l'unico modo per ridurre le tasse è l'aumento dei contribuenti "veri" e non questi giochetti, inutili palliativi della durata di qualche mese e/o tranquillizzare la gente con l'elargizione a iosa di contributi ed ammortizzatori! Se non sa come fare mi scriva, ho pronto ben 6 progetti per l'occupazione e per il rilancio delle PMI, chissà...

 
07/06/2010 - Rivoluzione Temonti? (GIAN LUCA BARBERO)

Aggiungo anch'io un punto interrogativo. Si tratta certamente di una bellissima idea, come le tante che animano il nostro Paese, ma rischia di rimanere "carta", anche per la scarsa affidabilità del Ministro dell'Economia italiana, che, fino a poche settimane fa, si scandalizzava di sentir definire "manovra" il suo "ritocco" ai conti dello Stato. La rivoluzione ad esempio non sembra accordarsi con le misure anti-evasione recentemente introdotte dalla manovra, che mettono sotto la lente le imprese c.d. "apri e chiudi" o il contasto al fenomeno delle imprese in perdita sistemica (sistemica sarebbe la perdita per più di un periodo di imposta); va da sé che si tratta di micro-imprese. Intendiamoci: la lotta all'evasione fiscale è sacrosanta! E quelle imprese costruite a fini fiscali vanno ricercate. Ma il sospetto - visti anche i dati sull'evasione in Italia che assommano più manovre finanziarie - è che prima degli evasori siano altri a pagare. Magari chi intende mettersi in proprio.

 
07/06/2010 - Troppo tardi ? In ogni caso. (Diego Perna)

Ho messo il ? solo per non sembrare pessimista. Una situazione di grave disagio burocratico per le PMI c'è sempre stato e Lei ne ha dette le cause. Per il futuro prossimo, visto le nottate del ns Governo per intercettazioni e varie che poco hanno a che vedere immediatamente con il problema della crisi, non vedo soluzioni valide e concrete per arrestare la distruzione del tessuto produttivo (già messa nel conto da ministri ed intellettuali di parte), si tratta solo di capire il danno sostenibile, senza fare mosse strutturali reali, per un equilibrio sociale e politico. Il Governo fa molto ricorso a proclami roboanti che poco hanno a cuore quanto Lei dice all'inizio, lo scopo è un altro. Sono un artigiano, non voterei ulteriormente gli stessi dai quali sono stato tradito e dissanguato. Non c'è più domanda in alcuni settori, se fossi più giovane cambierei mestiere o potendo anche paese. Lei continui nel Suo lavoro a sostegno di coloro che un domani vorranno ancora fare impresa, parlo di giovani entusiasti a cui uccidiamo le speranze, giovane anch'io lo ero e credevo alla democrazia e alle persone che negli ultimi vent'anni hanno governato,tutti compresi,l’errore è che non ho visto prima cosa ci aspettava. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi, è da ipocriti non vederlo. Due mesi fa la crisi era alle ns spalle, ci dicevano ad ogni occasione, oggi non c’è più tempo per chi non ce la fa più, e stiamo diventando tantissimi, altro che art.41 o statuto delle PMI. Buona Giornata