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INCHIESTA/ Conti pubblici, ecco l'eredità di Renzi

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Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi (LaPresse)  Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi (LaPresse)

Qual è l’eredità di Renzi in tema di finanza pubblica? Quale bilancio si può trarre dai mille giorni del governo uscente riguardo ai conti pubblici? È vero che le tasse sono scese? E la spesa pubblica? Si è ridotta, o almeno fermata, come avrebbero voluto i differenti responsabili che si sono avvicendati alla guida della “spending review”? Oppure essa ha approfittato del loro breve mandato per continuare a crescere? A tutte queste domande, di sicuro interesse per il lettore, è possibile dare risposta in base ai dati raccolti trimestralmente dall’Istat nel “Conto consolidato delle Amministrazioni Pubbliche”. Quattro avvertenze sono tuttavia necessarie: 

(1) I dati sono trimestrali, dunque non permettono di esaminare un periodo pienamente coincidente con la durata del governo, entrato in carica il 22 febbraio 2014, ma solo di approssimarla; 

(2) I dati si fermano al II trimestre 2016, pertanto non si possono ancora osservare gli effetti di quanto avvenuto da luglio in avanti; 

(3) Vi è sempre un effetto di trascinamento tra i governi sulle variabili di finanza pubblica, pertanto decisioni adottate dal governo Letta si sono manifestate nel periodo di Renzi, così come le decisioni adottate dal governo Renzi, in particolare quelle incluse nella Legge di bilancio appena approvata, si manifesteranno nel corso del nuovo anno;

(4) I dati trimestrali risentono di fattori stagionali e pertanto non si prestano, singolarmente presi, a confronti coerenti. Occorre ogni volta, al fine di evitare la stagionalità, considerare l’anno mobile, cioè sommare per ogni grandezza i dati dei quattro trimestri terminanti nell’ultimo considerato.

Precisate queste necessarie premesse avviamo dunque il confronto tra i dati dell’intero anno 2013, precedente il I trimestre 2014 nel quale Renzi costituì il governo, e i dati aggregati dei quattro trimestri compresi tra il III del 2015 e il II del 2016. In tal modo si può rispondere alle domande formulate in precedenza.

Le tasse sono aumentate durante il governo Renzi? In valore assoluto la risposta è affermativa: nel periodo considerato il gettito è cresciuto di 4,4 miliardi per le imposte dirette, di 4,8 per le indirette, di 3,4 per i contributi sociali e di 0,7 per le imposte in conto capitale. L’incremento totale è pertanto di 13,5 miliardi. A esso occorre aggiungere l’incremento delle entrate non fiscali che assomma, tra conto corrente e capitale, a ulteriori 3,7 miliardi. L’incremento totale delle entrate del settore pubblico è pertanto di 17,2 miliardi. E in rapporto al Prodotto interno lordo? Qui invece si assiste a una lieve riduzione della pressione fiscale (imposte totali in rapporto al Pil): dal 43,6% al 43,2%. Anche le entrate totali in rapporto al Pil diminuiscono lievemente: dal 47,8% al 47,5%.

La spesa pubblica è aumentata durante il governo Renzi? Anche in questo caso la risposta è affermativa in valore assoluto e negativa in rapporto al Pil. La spesa pubblica totale della Pa passa infatti dagli 818,9 miliardi del 2012 agli 827,2 miliardi dell’anno terminante alla fine dello scorso giugno, con un incremento di 8,3 miliardi (e dell’1%); invece in rapporto al Pil essa si riduce dal 50,8% al 49,9%. Tuttavia all’interno della spesa pubblica totale occorre distinguere tra due componenti nettamente distinte: da un lato la spesa per interessi sul debito pubblico, decisa dai mercati finanziari e dalle politiche monetarie della Bce; dall’altro la spesa pubblica primaria, cioè tutte le restanti voci di spesa, le quali sono invece sotto la piena responsabilità di governo e Parlamento. Vediamole allora separatamente.


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