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lunedì 12 ottobre 2009
Nonostante le imponenti trasformazioni cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, la cosa è certa. A prescindere da ogni discussione, dibattito, diatriba e parere contrario, il fatto è sicuro. Benché chiusi nel mondo virtuale, ostinati a far finta di niente, relegati in città cementificate, l’evento succederà lo stesso. Gli inspiegabili ritardi non lo cancelleranno. Arriva l’autunno e le foglie cadono.
È, per lo meno, seccante: esci di casa senza il maglioncino e hai freddo; lo porti con te e ti dà fastidio perché, invece, quel giorno fa ancora caldo. È seccante perché ci obbliga a constatare, disarmati, che le cose cambiano. E cambiano senza che noi possiamo minimamente metterci il becco. Cambiano anche se non lo programmiamo noi. Soprattutto seccante perché, se le cose cambiano, vuol dire che passano. Scorrono trascinate dal fiume del tempo.
E ti ricordi dell’antico poeta greco. Te lo hanno fatto leggere da ragazzo a scuola e allora ti sembrava strano che un tale Mimnermo si lamentasse perché la gioventù, che a te sembrava immutabile ed eterna, fosse invece destinata a passare: «Siamo come le foglie nate nella stagione fiorita della primavera, che crescono rapide ai raggi del sole; simili a queste godiamo per breve tempo del fiore della giovinezza».
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